(Quanto segue, non vuole insegnare nulla a
nessuno: quel che vi e’ scritto e’ gia’ dentro di noi, ma spesso come un puzzle
ancora incompleto. Lo scopo e’ quello, nel caso si volesse provare a
completarlo, di cercare di delineare meglio l’immagine che dovrebbe apparire.)
Nel
corso della storia gli esseri umani hanno sviluppato tre sistemi cerebrali per
consentire e favorire la riproduzione: il primo e’ legato all’attrazione
sessuale ai fini dell’accoppiamento, il secondo all’amore romantico che
consente una concentrazione fisico-emotiva sul partner, il terzo
all’attaccamento a lungo termine che favorisce la crescita dei figli.
Prendendo in esame il primo sistema, quello
legato all’attrazione sessuale, puo’ essere utile entrare nel particolare per
cercare di capire meglio il tipo d’attrazione fra i due sessi, al di la’ di
qualsivoglia esperienza, struttura mentale o educazione ricevuta e cercare
d’indagare su ogni singolo elemento nel dettaglio.
Da premettere che un effetto di mancata
attrazione o addirittura repulsione e’, comunque, riscontrabile fra persone
cresciute insieme, specie nel periodo d’eta’ fra i tre e i sei anni; la causa
e’ un’eccessiva familiarita’, che agisce come la barriera sessuale tra fratelli
e sorelle, allo scopo di escludere l’incontro di eventuali geni difettosi che
potrebbero dar vita a individui malati.
Nella tabella seguente sono elencate le parti
del corpo umano che principalmente attraggono i due sessi: questo e’ imputabile
al DNA al fine della perpetuazione della specie. L’ordine e’ quello della
dislocazione nel corpo umano, con una visione all’alto verso il basso. Le
statistiche dicono che entrambi i sessi osservano il viso, ma l’uomo indugia
particolarmente sul seno della donna e quest’ultima sul sesso di lui.
Capelli
Spalle
Seno
Fianchi
Glutei
Sesso
In realta’, per un uomo, al di la’ di come puo’
ricordare in tempi successivi, nell’immagazzinamento dei ricordi l’ordine e’
diverso. Il primo elemento sono i glutei femminili: la visione diretta
indirizza gia’ alla posizione di accoppiamento piu’ usata in tutto il mondo
animale.
A suggerire o indirizzare verso quella parte la
ricerca del piacere, vi e’ il ricordo, quasi sempre latente, ma non assente,
della similitudine con il seno femminile.
Ricordo che e’ ancora piu’ attinente visto il
rispetto delle proporzioni che ritroviamo: infatti, i glutei femminili,
guardati da un maschio arrivato all’eta’ dell’accoppiamento, hanno le stesse
dimensioni dei seni femminili visti, quando era neonato, durante
l’allattamento.
A proposito del seno, l’attrazione piu’ forte
non nasce per la vista di un seno grande, ma piu’ precisamente, quando le
dimensioni sono accentuate rispetto al resto del corpo. Anche questo ha
motivazioni riguardanti la conservazione della specie: il gonfiore del seno
femminile e’ collegato a quella fase dell’attivita’ ormonale che precede
l’ovulazione e un rapporto sessuale, in quel periodo, ha piu’ probabilita’
d’instaurare una gravidanza. Un seno di dimensioni eccessivamente grandi,
invece, non risulta in genere troppo attraente: denota un’eccessiva produzione
di prolattina e questo squilibrio non e’ favorevole alla procreazione.
Spostandoci ai capelli troviamo una motivazione simile: la chioma non solo
folta, ma anche lunga, e’ la prova di un alto contenuto di ormoni femminili;
infatti, nell’uomo, anche se un basso livello di testosterone consente una
capigliatura folta, non consente la lunghezza dei capelli femminili dipendente
dagli estrogeni.
Un bacino ampio, ha pure la sua attrattiva
motivata dal proseguimento della specie, perche’ garantisce un parto con piu’
probabilita’ di successo.
Al contrario, le spalle, devono essere non
troppo larghe per attrarre il sesso maschile, altrimenti denotano una struttura
fisica che e’ portata ad attivita’ mascoline, quindi, con bassi livelli di
ormoni femminili; la mancanza d’attrattiva per una donna troppo alta nasce
sempre dalla motivazione suddetta. Sulle differenze riguardanti la morfologia
propria degli organi sessuali, non e’ necessario dilungarsi, ma anche qui ci
sono delle analogie che contano come, ad esempio, l’attrattiva per l’uomo, delle
labbra femminili carnose, rosse e umide che richiamano l’eccitazione sessuale
della donna e quindi la disponibilita’ all’accoppiamento.
In generale attraggono di piu’ persone le cui
fattezze sono simmetriche, perche’ questo denota uno sviluppo fisico armonioso,
anche se l’attrazione maggiore si dirige verso una leggera asimmetria, forse
perche’ favorisce un migliore riconoscimento.
La pelle piu’ chiara nelle donne e’ pure una
fonte d’attrazione a livello sessuale: il motivo di questa preferenza sembra
sia dovuto al fatto che un colorito pallido sia legato all’idea di giovinezza e
cio’, nella donna, significa anche alto potenziale riproduttivo.
E’ stato osservato che quando la donna si trova
nel picco dell’ovulazione, il periodo fertile, la sua pelle appare piu’
“sbiadita”, mentre nel periodo della gravidanza, quasi a segnalare questa
condizione, molte donne sperimentano un’iperpigmentazione, melasma (chiazze
scure) e di contro macchie e scurimento della pelle, sono pure fenomeni che si
riscontrano in un’eta’ avanzata non piu’ atta alla riproduzione.
Inoltre, questa diversita’ di colorazione,
sarebbe imputabile alle diverse necessita’ di assorbimento dei raggi
ultravioletti da parte dei due sessi: le donne avrebbero bisogno di assorbirne
di piu’ perché questa gamma di luce permette la sintesi della vitamina D.
Questa sostanza, infatti, favorisce la disponibilita’ di calcio, elemento
essenziale per la formazione delle ossa del feto durante la gravidanza: una
pelle chiara fa meno da schermo e quindi e’ permeata da una maggiore quantita’
di raggi UV.
Naturalmente, un colorito chiaro non significa
pallore; questo, infatti, e’ associato a uno stato di malattia come nel caso di
un’infezione o di un problema genetico (ad esempio l’anemia): e’ una pelle
rosata che risulta la piu’ sana e attraente.
Gli occhi scuri risultano attraenti per chi
cerca un senso di dominio o sottomissione, quelli chiari per chi sente il
bisogno di sicurezza e stabilita’.
Un’ultima cosa ancora, si riferisce allo strato
adiposo: il suo spessore e’ sintomo di benessere materiale e fisico e quindi
altro elemento propizio alla procreazione.
Di contro, alcuni uomini rifuggono le donne
abbondanti e formose per una predilezione verso figure femminili esili, scarne,
efebiche, con fianchi stretti e seno inesistente: nella stragrande maggioranza
dei casi, questi individui, hanno problemi fisici o piu’ frequentemente
psicologici che, facendoli sentire poco maschi, li orientano verso figure poco
femminili, ma piu’ tranquillizzanti per chi sente scarsa e carente la propria
mascolinita’. Diverso il caso di chi preferisce una femmina con il seno piatto
o inesistente, perche’ ha dei problemi di omosessualita’ e questo puo’ dargli
la sensazione di abbracciare un ragazzo.
Anche per l’attrazione degli uomini verso una
capigliatura femminile bionda ci sono le stesse basi biologiche riguardanti il
colore della pelle: l’attrazione per i capelli fulvi sarebbe legata al fatto
che gli uomini giudicano attraenti, in un volto femminile, dei tratti
infantili, ma la spiegazione piu’ logica e’ data dall’antropologia ed e’
conosciuta con il nome di “Ipotesi della Vitamina D”.
I primi homo sapiens avevano la chioma scura,
“tinta” che consentiva loro di proteggere la pelle dai raggi ultravioletti, ma
muovendosi dalla Savana africana verso nord, la carnagione scura non si
dimostrava pero’ piu’ funzionale. A quelle latitudini, questo aspetto riduce
l’assorbimento della luce, il che va a detrimento dello sviluppo delle ossa e
il problema era verosimilmente maggiore per le donne le cui pelvi, a causa
della riduzione di assorbimento di calcio (dovuto alla scarsa sintesi della
vitamina D), poteva fratturarsi con la gravidanza. Ecco allora che, in termini
di selezione naturale, l’attrazione convergeva verso le donne con meno melanina
(il pigmento che colora pelle, capelli e occhi).
I capelli scuri inducono a classificare
l’individuo una persona seria, quelli rossi come passionale e quelli chiari a
una dal carattere dolce.
Gli occhi scuri attraggono chi ha un desiderio
di sottomissione, quelli chiari chi cerca sicurezza e stabilita’.
Tatuaggi e piercing attirano chi cerca una fuga
dalla repressione e cravatte e uniformi chi sente il bisogno di protezione.
Se negli animali l’odore svolge un ruolo
centrale, per la scelta del partner nell’uomo, questa percezione non e’ del
tutto scomparsa: ci sono zone del corpo che emettono quelli che sono definiti i
“feromoni umani” e sono petto, ascelle e piante dei piedi che producono gli
stessi acidi grassi che secerne la zona genitale quando c’e’ eccitazione
sessuale. Studi recenti hanno portato a scoprire che questi “odori” non sono
quasi percepiti coscientemente e, comunque, hanno un recettore specifico
diverso dagli altri recettori delle essenze: l’organo vomeronasale, detto cosi’
perché posto alla base del naso.
Il feromone maschile, l’androstenolo, e’
prodotto soprattutto nella regione delle ascelle ed e’ presente in quantita’
maggiore in quest’incavo dell’uomo: si e’ valutato che le ascelle maschili
producono, infatti, 5 volte di piu’ androstenone di quelle femminili. A determinare
il tipico “olezzo” da macho, contribuiscono anche i diversi ceppi di batteri
che colonizzano l’ascella maschile e quella femminile: negli uomini predomina
il Corynebacteria, nelle donne il Micrococcaeae.
Il profumo di questa sostanza e’ giudicato di
solito gradevole da parte delle donne, ma succede che dopo circa 20 minuti si
ossida trasformandosi in androsterone e…sembra che quest’ultimo non susciti,
invece, molti entusiasmi; circa il 30 % degli uomini e il 70% delle donne sono
in grado di percepire l’odore dell’androstenolo, mentre quasi tutte le femmine
sono in grado di sentire l’androstenone; per contro, meta’ dei maschi non lo
avverte.
In ultimo, le donne nel periodo fertile lo
colgono in maniera decisamente piu’ netta e, in quel frangente, tendono a
ritenerlo anche piacevole; dati venuti fuori da una ricerca, hanno appurato un
particolare curioso che le donne tendono a preferire uomini che sappiano di
“papa’’’. Infatti, buona parte delle partecipanti ha dato mostra di prediligere
odori che indicavano un MHC (microparticelle che esprimono l’unicita’ di un
organismo) simile al proprio, e più precisamente a quella parte del corredo
cromosomico ereditata dal padre.
Tuttavia e’ stato appurato che non è
l’attrazione per individui che somiglino al genitore (anche se solo sotto il
profilo immunitario), ma il criterio in base a cui le donne scelgono, colui che
potrebbe divenire il padre dei propri figli, s’indirizza su chi risulta
familiare, invece che su chi appare “sconosciuto”. Questa tattica,
consentirebbe alle donne di assicurarsi che ai figli siano trasmessi dei geni
sani.
La donna nel suo periodo fertile produce il
feromone femminile, chiamato “copulina”, che è un complesso di acidi grassi
presenti nella vagina; combinazioni più brevi di questi acidi sembra siano
rintracciabili in altre regioni del corpo, come l’areola dei capezzoli, le
ascelle, l’ombelico, il cuoio capelluto e la bocca. La secrezione di copulina,
come detto, non è uniforme nel corso del tempo: è più intensa nelle giovani e
inferiore in donne più in la’ negli anni; si supponeva avesse anche variazioni
legate al ciclo e più precisamente alla produzione di estradiolo (un ormone
femminile).
Un esperimento condotto dall’Università del
Texas ha portato a una conclusione al riguardo: non solo l’ammontare di
copulina varia nel corso del ciclo, ma essendo più concentrata durante
l’ovulazione conferisce un odore particolarmente attraente alla donna in quella
fase.
Attraggono negli uomini tutto quello che scaturisce
dagli ormoni maschili: l’alta statura, una fronte ampia, sopracciglia marcate,
mento pronunciato, mascella larga, pettorali muscolosi e rapporto vita-fianchi
0,9; di contro, nelle donne, fronte spaziosa, occhi grandi, naso piccolo, mento
piccolo e non sporgente, capelli luminosi, labbra rosse e carnose, seni
simmetrici e sodi, pelle liscia, rapporto vita-fianchi 0,7.
A volte, questioni di mode, strutture mentali,
condizionamenti nell’educazione e simili portano la nostra parte conscia a
rigettare questi segni, ma il DNA e il nostro inconscio, comunque, non si danno
per vinti e cosi’ una persona che si era “scartata” da svegli, ci si stupisce
ritrovandola in sogno.
Questo tipo di attrazioni sono normali in ogni
persona che ha un qualsiasi rapporto: anche una persona felicemente sposata
nota queste cose; le nota e basta se il suo rapporto e’ buono, al contrario, se
non lo e’, si generano attrazione e pensieri persistenti per un elemento
estraneo alla coppia. Questa prima fase, legata all’attrazione sessuale, e’
caratterizzata negli uomini a un’elevata produzione di testosterone e a
un’attivita’ nelle zone del cervello legate agli stimoli visivi e di erezione:
da uno sguardo devono capire se la donna e’ adatta a produrre figli sani.
C’e’ una parte scoperta che di solito attira
l’attenzione e provoca una reazione di attrazione o rifiuto veloce e istintiva:
le mani, che sono seconde solo alla faccia in quanto ad espressivita’, infatti,
con le mani gesticoliamo, indichiamo, ci tocchiamo e stabiliamo un contatto.
Generalmente, il primo contatto reciproco avviene proprio sfiorando la mano
dell’altro, facendo aderire il nostro palmo contro il suo o intrecciando le
dita con quelle del partner. Risulta percio’ interessante l’aspetto delle
estremita’, non solo e’ importante che siano curate e pulite, ma sembra che la
forma del metacarpo e delle dita rifletta delle caratteristiche legate alla
fertilita’ e all’orientamento sessuale.
Le mani delle donne appaiono piu’ lunghe e
affusolate, mentre quelle degli uomini sono comunemente piu’ corte e tozze, ma
sembra che siano soprattutto la forma delle dita e la loro dimensione a essere
legate all’attrattiva di una persona dell’altro sesso.
La scienza ha dimostrato, che il particolare
estetico che conta sta nelle dita e precisamente nel rapporto tra lunghezza
dell’indice e dell’anulare; va precisato che la simmetria e’ uno degli aspetti
piu’ importanti che inconsapevolmente prendiamo in esame quando valutiamo il
grado di avvenenza e che la relazione tra indice e anulare, detta indice
digitale, dipende dall’effetto degli ormoni.
Al momento dello sviluppo in utero, il
testosterone, l’ormone maschile, stimola la crescita del 4° dito, mentre gli
estrogeni, gli ormoni femminili, incidono sulla dimensione dell’indice, la differenza
e’ piu’ marcata nella mano destra. Un dito anulare piu’ lungo dell’indice e’
segno dell’influenza intrauterina del testosterone; invece, se e’ il secondo
dito a essere piu’ allungato, si deve agli ormoni femminili e le indagini
mostrano che in genere le donne hanno le due dita piu’ simili, mentre nell’uomo
il dito indice e’ leggermente piu’ corto dell’anulare. In sostanza,
confrontando queste due dita in rapporto al sesso del nostro interlocutore,
possiamo intuire quanto e’ maschile o femminile, e in California hanno scoperto
che alcune donne omosessuali, mostravano un rapporto fra le due dita simile a
quello dei maschi eterosessuali, suggerendo cosi’ quanta parte abbia avuto
l’esposizione agli ormoni maschili, nello sviluppo della loro inclinazione;
altri hanno rilevato che nelle donne particolarmente fertili, il dito indice
mediamente e’ piu’ lungo della media.
Se una persona suscita in noi interesse, ci si
trova a guardarla per un tempo che supera i 4 secondi; per decidere se ci
piace, impieghiamo dai 90 secondi ai quattro minuti.
Facendo una sintesi (si vedranno in seguito
altri dettagli) di quelle che sono le prime comunicazioni mediante un
linguaggio verbale e gestuale, per la comunicazione del desiderio sessuale,
dovremo soffermarci non su messaggi espliciti, ma su cambiamenti che
accompagnano l’eccitazione, osservabili della fisiologia.
Anche certi comportamenti possono lasciar
trapelare il desiderio erotico, ma solo se osservati nel quadro di riferimento
delle variazioni fisiche e va puntualizzato, al riguardo, che numerosi studi
riportano che gli uomini tendono a fraintendere con una certa facilita’ i
segnali inviati dal sesso debole: messaggi che sono solo amichevoli possono o
vogliono, infatti, essere interpretati come inviti; premesso questo,
analizziamo i principali modi in cui e’ comunicato il desiderio erotico.
Uno dei piu’ importanti segnali sessuali e’
dato da un appariscente aumento della tonicita’ muscolare: il busto si
raddrizza e tende ad assumere una posizione ad arco, le spalle si sollevano e
si aprono. Nella donna, questo, provoca un innalzamento e una spinta in avanti del
seno, regione del corpo femminile fra le piu’ rivelatrici di questo stato,
perche’ con l’eccitamento si gonfia, diventa piu’ sodo, si ammanta di un
rossore diffuso, il reticolo venoso sulla superficie puo’ farsi piu’ evidente e
ampio e, infine, i capezzoli diventano eretti e turgidi tanto da potere essere
visibili anche sotto una maglia.
Per entrambi i sessi, sempre nella regione del
tronco, si puo’ notare che i muscoli addominali prendono un aspetto piu’ teso e
al contatto si contraggono quasi immediatamente, mentre il bacino puo’ essere
spinto in avanti; questo movimento si osserva piu’ di frequente in un maschio
e, soprattutto se l’individuo e’ in piedi, puo’ diventare ripetuto e simulare
le spinte pelviche.
E’ appunto dal bacino che parte il rossore
dell’eccitazione sessuale nelle donne: da li’ s’irradia a petto, collo e,
talvolta alla parte inferiore del volto.
Le gambe assumono un aspetto scattante e
possono delinearsi in fasci muscolari ben riconoscibili, quando la donna
accavalla le gambe: i muscoli della coscia che sta sopra sono letteralmente
compressi e risultano piu’ delineati e “scolpiti”.
A queste reazioni puo’ accompagnarsi anche una
postura ad arco dei piedi, che al centro appaiono sollevati rispetto alle
scarpe e, in condizioni di eccitazione intensa, se il piede e’ nudo o sono
indossati dei sandali, l’alluce puo’ sollevarsi e irrigidirsi.
Collo, braccia e gambe poi, possono essere
percorsi da spasmi involontari e nella regione alta del corpo, notiamo che
anche i muscoli del volto subiscono un effetto lifting: diminuisce il gonfiore
delle guance, la tensione agli zigomi e’ piu’ sostenuta e la pelle appare come
tirata.
Un’evidente modificazione avviene nella zona
della bocca: parallelamente agli organi genitali, anche le labbra si gonfiano,
si fanno piu’ rosse e secondo gli antropologi, questa reazione avrebbe proprio
la funzione di segnalare l’eccitazione, riproducendo quanto avviene nella
vagina. Questa “evocazione” viene poi spesso amplificata dall’intensificazione
dell’atto di bagnarsi le labbra: una reazione riflessa per risposta all’aumento
della secrezione di saliva concomitante all’eccitazione.
Anche un altro particolare dell’anatomia del
volto subisce la stessa sorte, i lobi delle orecchie: come le labbra, i lobi
ingrossano e “arrossiscono”, l’aumento di sangue in questo punto provoca una
sensazione di prurito che induce la donna a manipolarli, con la conseguenza che
l’attenzione dell’uomo cade su questo gesto e sul suo “significato nascosto”.
Titillarsi i lobi e’ piuttosto comune nelle donne: infatti, quest’azione e’
talvolta semplicemente un segno del bisogno di scaricare la tensione o della
necessita’ di rassicurarsi con un autocontatto; diventa un indizio di
eccitazione solo se i lobi sono arrossati. Se questi appaiono segnali indiretti
dell’eccitazione, uno dei modi dell’uomo per comunicare questa condizione
risulta ancora piu’ “simbolico”: infatti, in quei momenti la sua voce puo’
cambiare e assumere un timbro piu’ nasale.
Questo e’ dovuto al rigonfiamento dei turbinati,
organi che assomigliano alle turbine di un aereo e che hanno la funzione di
scaldare l’aria al suo ingresso: essendo anch’essi cavi, ricevono l’afflusso di
sangue, conferendo al tono una sensuale sonorita’ “raffreddata”.
Anche gli occhi subiscono dei cambiamenti: ad
esempio la pupilla si dilata, la superficie appare come patinata e le palpebre
si contraggono socchiudendo l’occhio, piu’ precisamente la palpebra superiore
si abbassa e appare piu’ liscia, mentre quella inferiore, invece, perde la
curvatura diventando quasi una linea dritta.
Altri parametri fisiologici che si modificano
sono: la temperatura corporea, il ritmo di respirazione e il battito del cuore;
durante l’eccitazione la persona diventa, in effetti, piu’ calda, il respiro si
fa quasi affannoso e rende la voce spezzata, mentre il cuore subisce una grande
accelerazione, che si puo’ notare facilmente osservando la “percussione” della
vena giugulare del collo.
Insieme a queste reazioni involontarie,
possiamo notare alcuni comportamenti caratteristici: le persone, innanzi tutto,
tendono a farsi piu’ vicine contrariamente a quello che accade in altre
circostanze sociali e, in questo caso, la vicinanza non annulla lo sguardo
diretto che appare solo appena meno frequente.
Un comportamento curioso e’ la sovrapposizione
delle voci: le bocche si “allineano” e le voci creano un'unica “corsia sonora”.
I tronchi dei due s’inclinano notevolmente uno verso l’altro e le gambe sono
accavallate verso l’interno, cosi’ da creare una “palizzata” nei confronti
degli altri e una sorta di “nicchia” per la coppia.
I movimenti e le posture sembrano accordarsi e
prodursi all’unisono: quanto piu’ rapida e fedele e’ la riproduzione, tanto
piu’ grande e’ il coinvolgimento.
Sfioramenti, contatti di ginocchia, spalle,
cosce e piedi sono sempre piu’ frequenti e, naturalmente, anche le volte in cui
i due si toccano intenzionalmente, diventano la regola.
Prima ancora di esprimere a parole il proprio
desiderio, gli argomenti di conversazione possono essere rivelatori: si fanno
piu’ battute a carattere erotico e il sesso, anche in termini scherzosi o
generici, puo’ essere tema della conversazione.
A questo punto e’ chiaro che non e’ il
linguaggio verbale quello che esprime di piu’, ma quello del corpo e passiamo a
riesaminarlo nei dettagli, ampliandoli e fissandoli in cinque punti
fondamentali.
Il primo punto e’ un mettersi in mostra,
attrarre l’attenzione: il maschio si sposta ogni tanto, soprattutto se vede che
non accade niente dove si trova, tiene la gambe larghe, mette le mani sui
fianchi, si aggiusta la cravatta, ecc.; questi segnali dovrebbero dare l’idea
di una figura dominante. mentre la femmina vaga senza una meta, oppure si
stacca da un gruppo di amiche per appartarsi o anche dirigersi verso uno
sconosciuto e dopo averlo guardato mettersi, per esempio, a ballare accanto a
lui.
Per quel che riguarda attrarre l’attenzione e’
la donna che e’ determinante: la sua prima mossa e’ cosi’ sottile da passare
inosservata.
Si guarda attorno con apparente indifferenza,
ma ripetutamente, si muove con disinvoltura, ma non dimentica quel movimento
particolare del bacino che richiama l’attenzione per quel saliscendi dei
fianchi, si avvicina a un uomo e rimanendo a circa un metro da lui (inteso per
gli europei che determinano in c.a. 40 cm lo spazio personale) gli lancia brevi
occhiate, seguite dal distogliere lo sguardo.
L’uomo a quel punto, prende l’iniziativa, ma in
realta’ e’ stato indotto a farlo dalla controparte. Il maschio magari non
guarda, ma punta verso la femmina, il suo corpo puo’ essere girato da un altro
lato, ma il bacino, le gambe o anche solo un piede, volge verso la vera fonte
d’interesse. Ride a voce piu’ alta e il tono e’ piu’ profondo e sonoro, solleva
il mento, se si appoggia allarga i gomiti, si tocca o si accarezza un
avambraccio, si passa una mano sul torace, si strofina il retro del collo o il
dorso, spinge il petto in fuori e i palmi delle mani sono rivolti verso l’alto,
mette le mani sui fianchi se in piedi, e rimane fermo con le gambe divaricate.
La donna, per risposta, da’ il via a
certi comportamenti del tipo: aggiustarsi l’abito, ravvivarsi i capelli con la
mano, tenere le braccia ben discoste dal corpo e le mani aperte, mostrare il
palmo della mano e il polso, s’inclina verso l’interlocutore, lo tocca per
brevi istanti o lo sfiora; si mostra attenta quando ascolta, mettendo in atto
quelli che nella comunicazione analogica vengono chiamati “segnali di
gradimento”.
Bisogna pure, in questa fase, lanciare dei
segnali che risultano innocui: cioe’, la donna deve apparire ingenua e
arrendevole e l’uomo inoffensivo e rassicurante. Cosi’ lei puo’ socchiudere le
palpebre, reclinare lateralmente la testa, sorridere spesso, annuire anche in
modo impercettibile, accarezzarsi i capelli con una mano e con l’altra altri
parti del corpo, sedere con le punte dei piedi convergenti, accoccolarsi o
abbracciarsi il torso. L'uomo mostra questa intenzione, scherzando amabilmente
con amici e amiche, sorridendo piu’ del solito ed evitando movimenti bruschi o
comportamenti aggressivi.
Il secondo punto e’ quello dell’approccio: lui
prende possesso del suo territorio delimitandone il perimetro con i propri
oggetti personali e se lei non li sposta e gli permette anzi, di toccare i suoi
e’ un segno positivo.
Lui cerchera’ di passare da una posizione
frontale a un angolare, segno di un desiderio di maggiore vicinanza, e di
seguito cerchera’ di spostare qualsiasi oggetto che si frappone fra lui e la
donna, guardandola direttamente negli occhi. Lei giocherella con un mazzo di
chiavi o un altro oggetto, passa le dita sul bordo di un bicchiere o una tazza.
E in ultimo i messaggi contraddittori: sono
quelli in cui si dice qualcosa a parole, che e’ diverso da quello che veramente
si pensa e si puo’ riconoscere dal rapporto temporale fra gesti e linguaggio.
Normalmente si anticipa con i gesti il pensiero
che si sta per esprimere: quando avviene il contrario, il messaggio verbale non
e’ veritiero; ad esempio, se una persona si dichiara furente e dopo averlo
detto fa un gesto rabbioso, verosimilmente, sta piu’ facendo scena che altro.
Il controllo si manifesta maggiormente nelle zone piu’ vicine al cervello e
nella parte destra del corpo: cosi’, se dal viso di una persona non traspare
nulla, mentre dichiara di gradire la compagnia attorno, a volte il messaggio arriva
da una gamba o un piede (specie se sinistro) che si orienta verso l’ingresso, e
smentisce quello che con la bocca si sta affermando. E ancora, se qualcuno dice
di andare d’accordissimo con la sua fidanzata e contemporaneamente contrae la
mano sinistra come mostrando un pugno e’ probabilissimo che non sia vero; se
una persona ci promette un favore e contemporaneamente si sfrega il naso, molto
probabilmente non lo fara’.
Il terzo punto e’ il dialogo: all’inizio anche
delle battute insignificanti vanno bene, tutto fuorche’ cio’ che puo’ risuonare
come offensivo o esagerato.
Questi primi dialoghi devono apparire briosi e
facili, quindi si evita di parlare di argomenti personali e non si esprimono
opinioni forti, per evitare polemiche e contrasti; ci si scambiano molti
sorrisi per coprire silenzi o imbarazzi e pure per scaricare l’ansia, che si
manifesta anche in questi momenti felici.
Non e’, comunque, la fase piu’ rilevante;
osservando le azioni e le reazioni fra due persone, si puo’ capire parecchio di
quanto accade fra loro: il 55% dipende dal linguaggio del corpo e il 38% dal
tono della voce (come lo dice), ma solo il 7% dal significato delle parole
(cosa dice). Cambiano da un sesso all’altro i contenuti, il modo di gestire il
dialogo, ma anche aspetti come velocita’ dell’articolazione, il tono e lo
spessore della voce.
La donna, nel parlare, ha una voce mediamente
piu’ acuta, aspirata, sottile, nasale e mostra una maggiore variabilita’ nel
ritmo e nel registro rispetto agli uomini.
La voce che attrae, nel sesso maschile,
deve essere profonda, calda, chiara, robusta, bassa nel timbro di fondo, ma
dotata di una buona varieta’ di toni ed e’ automaticamente associata a un
carattere forte, potente e dominante. E’ più seducente se esibisce un tono più acuto
all’inizio (in questo modo da l’idea di essere inoffensivo) e più basso dopo;
in situazioni in cui è fondamentale comunicare espansività e sicurezza può
mantenere un tono medio.
Di tipo completamente diverso, sono le
associazioni legate a una voce femminile: devono dare l’idea di una persona
calda, onesta e gentile e queste caratteristiche permangono, anche quando la
persona adotta un tono piu’ infantile oppure quando vuole apparire innocua,
amichevole o fare un approccio. In quest’ultima situazione, sia l’uomo sia la
donna, usano un tono piu’ acuto del solito per dare l’impressione di essere
cordiali e genuini.
Le osservazioni hanno dimostrato che la voce di
chi interagisce con un amico o di chi vuol avere una relazione sono parecchio
diverse: nel caso si abbiano solo intenzioni amichevoli, quest’ultima e’
neutra, non particolarmente calorosa, con relativamente poche risate e pause
abbastanza lunghe. Se si vuol piacere, pero’, il discorso cambia: la voce
risulta calda, interessata, intima, a volte quasi sussurrante, si ride piu’
spesso e i silenzi sono in genere molto brevi. Chi vuole affascinare (ed e’
consapevole del proprio fascino), usa una voce piu’ modulata e l’adatta al
proprio interlocutore, all’argomento di conversazione e alla situazione.
Se a sedurre e’ un uomo, tende a esibire un
tono piu’ acuto all’inizio e piu’ basso dopo; inoltre, sa usare un tono medio,
quando intende comunicare cordialita’ e sicurezza.
Chi, invece, e’ insicuro delle proprie
attrattive, adotta un volume e un tono piu’ basso e uniforme per tutto il corso
dell’interazione.
E’ provato che coloro che hanno la voce piu’
nasale, sono ritenuti di ceto sociale piu’ basso, meno intelligenti, socievoli,
gradevoli e onesti; ed anche sul piano lavorativo, e’ attribuito un impiego
poco qualificante e scarsa ambizione.
Con questi presupposti, le donne possono essere
giudicate ingiustificatamente meno idonee per certe occupazioni e, in generale,
meno influenti, meno dotate, meno sveglie, meno competenti, se paragonate agli
uomini.
Anche gli uomini con questo tipo di “vocalita’”
non sono esenti da critiche: chi ha questo timbro appare piu’ timoroso, meno
capace di affermarsi e piu’ accondiscendente. E’ anche vero, pero’, che questa
caratteristica puo’ tornare utile alle donne, nel corteggiamento: ad esempio,
assumere una voce alla Marilyn Monroe, da un’idea di maggiore innoquita’ e
arrendevolezza e puo’ indurre il maschio prescelto a farsi piu’ gagliardo e
intraprendente. In generale, si e’ appurato che le donne fanno assumere alla
propria voce un suono piu’ “sottile” di quello che verrebbe loro naturale: un
timbro del genere induce a pensare, a chi sente solo la voce (come in una
conversazione telefonica) che appartenga a un corpo piu’ snello e filiforme.
L’apparire un po’ “ochetta” spinge l’uomo a sottovalutare la donna; ma questo
fatto non sempre e’ un male: in questo modo, la donna, giudicata inerme e poco
“brillante”, puo’ giocare il partner e letteralmente tramare alle sue spalle.
Insomma, si parla piu’ lentamente e con tono
calmo, perche’ la qualita’ della voce e’ la prima a essere alterata
dall’interesse verso un’altra persona.
Inoltre, tono e volume della voce sono
piuttosto rivelatori della personalita’: i timidi parlano spesso con voce
sorda, strozzata e sottile; le persone dominanti e intraprendenti hanno,
invece, una voce piu’ tonante del comune e parlano abbastanza velocemente;
negli individui pignoli, metodici e razionali il timbro e’ medio e pressoche’
privo di variazioni.
Quello che ci fa capire che l’interesse non e’
rivolto a noi, ma a quello che diciamo, e’ che un atto e’ eseguito
immediatamente dopo una parola o un argomento che abbiamo esposto (in genere,
passa circa un secondo fra lo stimolo e la reazione).
Nel linguaggio del corpo anche il silenzio puo’
essere un dialogo: se l’interlocutore, mentre parla interrompe le parole, ma
continua a fare con i gesti la stessa azione che stava facendo prima, quello e’
un segnale che continua a interagire con l’altro.
Ad esempio, una ragazza arrotola i capelli fra
le dita e a un certo punto smette di parlare con un ragazzo, ma continua
l’azione: quel gesto che non si blocca e’ il riflesso del suo interesse alla
conversazione, finche’ non si ferma l’azione, e’ come se stesse ancora
conversando, anche se tace.
Sempre riferendoci all’esempio di prima, se la
ragazza, invece, smette di parlare e guarda il suo interlocutore negli occhi
quello e’ il via libera per passare dalle parole ai fatti; purche’ l’uomo non
sia timido, altrimenti, in questi casi, si lascia prendere dal panico e rovina
tutto con frasi banali o addirittura sciocche.
Il quarto punto e’ il contatto fisico: in
questa fase i segnali della donna sono del tipo accarezzarsi una spalla o la
parte alta del petto, scoprirsi il collo, portare il tronco verso di lui,
sussurrare, guardare piu’ spesso e piu’ intensamente l’uomo, mordesi il labbro
inferiore.
In lui si produce un’eccitazione che si
manifesta con la voce che diventa piu’ nasale, perche’ l’eccitazione porta a un
gonfiamento non solo dell’organo sessuale, ma anche delle parti cave
dell’organismo come i turbinati delle cavita’ nasali.
Per entrambi i sessi, i segnali positivi per
dare il via a un contatto fisico, sono: i movimenti inconsapevoli, come
ripetere dopo pochi secondi i movimenti dell’altro (feeling motorio), guardare
negli occhi e poi soffermarsi sulla bocca, i movimenti involontari come gli
occhi che appaiono patinati, il dilatarsi delle pupille, il battito di ciglia
piu’ rapido, toccarsi i capelli, mentre si guarda qualcuno (ma solo se non c’e’
gia’ una conversazione in corso).
Il petto e l’addome possono arrossire o
diventare “maculati”: questo accade, nel primo caso, quando c’e’ eccitazione
sessuale (e in particolare nelle donne) o, nel secondo, quando un impulso o un’emozione
sono inibiti. L’uomo tende a posizionarsi con l’ombelico rivolto verso la
persona che lo interessa.
Segnali negativi, perche’ segni di difesa o
disinteresse sono, invece, incrociare braccia o gambe, allontanarsi gettandosi
all’indietro nella sedia, alzare le sopracciglia, abbassare gli angoli della
bocca, togliere qualcosa dall’angolo interno dell’occhio, coprirsi il viso con
le mani, toccarsi il naso, passarsi una mano sulla nuca guardandosi intorno,
mettere un bicchiere pieno fra se’ e l’altro, rimuovere polvere o pilucchi da
abiti o capelli, evitare ogni contatto fisico, anche quelli accidentali, avere
il volto inespressivo, fissare spesso l’orologio.
Alle volte, quando l’interesse e’ inferiore o
l’altro non intende darlo troppo a vedere, puo’ limitarsi a sollevare un piede
e a tenerlo eretto o a tenere una mano come sospesa nell’aria.
Ma se avviene, il primo contatto epidermico
provoca sensazioni spesso intense a entrambi, da’ l'impressione di essere
casuale, lo si cerca in modo apparentemente innocente come aggiustare qualcosa
nell’abito dell’altro, toccarsi distrattamente, afferrargli il polso per vedere
l’ora, togliere una ciocca di capelli dalla fronte.
La donna porta piu’ volte lo sguardo sulle mani
e si passa la lingua sulle labbra (desiderio di toccare e baciare), tiene un
dito in prossimita’ della bocca e socchiude leggermente o per qualche istante
gli occhi (segno di disponibilita’ e arrendevolezza).
A questo punto l’iniziativa spetta a lui:
prende la mano di lei, l’accarezza sulla mano o sul braccio, le passa il
braccio attorno alla spalla, alla vita e infine... si arriva al bacio!
Il quinto punto e’ il rapporto sessuale: segue
immediatamente il bacio se la conoscenza e’ reputata un'avventura, o si
posterga se almeno una delle due parti desidera avviare una relazione stabile.
La seduzione e’ un gioco, ma al contempo qualcosa che include minacce, tranelli
e travisamenti: le dichiarazioni sono sottintese, i gesti sono eseguiti in modo
volutamente equivoco, un’azione e’ spesso seguita da un’altra che la
contraddice.
Nel corteggiamento l’ambiguita’ regna: entrambi
i sessi temono il rapporto intimo, sono sospettosi, hanno la paura della figura
che potrebbero fare, di svelare troppo di se stessi e sentirsi cosi’ esposti,
di essere raggirati o che si approfitti di loro, e per la donna la posta e’
ancora piu’ alta per il rischio della gravidanza. E’ questo il motivo per cui
si va, in genere, molto cauti, che le mosse sono quasi sempre coperte e che la
partita si gioca soprattutto sul piano del linguaggio corporeo: chi non si
sente uomo dalla vita in su, spesso tende a dare questa dimostrazione dalla
vita in giu’.
Ritornando all’analisi di cio’ che avviene non
nella coppia, ma nell’individuo, si notera’ che e’ il cervello, nei “centri di
controllo” che rispondendo a una quantita’ di ormoni, guida lo svolgimento
dell’atto sessuale. Per prima si attiva la corteccia temporale che immagazzina
immagini e visi, dopo la corteccia frontale se il giudizio estetico e’
positivo, segue lo striato ventrale per l’incrociarsi degli sguardi; bulbo e
tratto olfattivo per la percezione dell’odore, che e’ importante nella scelta
del partner. Poi tocca alla corteccia orbito-frontale che presiede la morale;
se tutto va bene e’ il momento delle cellule Bnst che regolano erezione,
accoppiamento, eiaculazione; interviene l’ipotalamo se il legame di coppia si
stringe, mentre l’innamoramento nasce nel cingolato anteriore.
Da non sottovalutare, nell’analisi delle
impressioni ricevute dagli individui in linguaggio non corporeo, il sorriso:
segno di benevolenza, simpatia e conciliazione rende piu’ indulgenti e
compiacenti. Si e’ scoperto che come risposta a un sorriso, il nostro cervello
reagisce attivando il cosiddetto “circuito del piacere”; dato che, pressoche’
tutti trovano quest’azione accattivante; cio’ coinvolge aree del cervello
legate all’emotivita’: ”stato d’allerta” nella corteccia orbito-frontale, in
quella prefrontale e nel cingolo posteriore (regioni del cervello coinvolte
nella ricerca del piacere), ma non nel “nucleo accumbens” (da dove partono le
sensazioni “vissute” di appagamento).
E ancora il bacio merita un’osservazione piu’
profonda: e’ un gesto cosi’ legato all’amore, che anche le prostitute si
rifiutano di concederlo se non sono innamorate, e le sue vere radici sono
contese fra un’ipotesi antropologica e una biologica.
L’antropologica lo vuole legato alla
“premasticazione”, usata dalle madri per passare il cibo nella bocca del
neonato e quella biologica sostiene che sia un sistema per scambiarsi, in modo
organolettico, informazioni sulla compatibilita’ della struttura del proprio
DNA.
Infatti, la saliva come altri liquidi organici,
contiene delle microparticelle, chiamate MHC, che esprimono l’unicita’ di un
organismo: sono quelle che reagiscono in caso di trapianti e trasfusioni e che
contribuiscono all’odore personale, il tutto in modo inconsapevole.
Sul piano fisico, baciare e’ un’attivita’
complessa: se appassionata richiede il coordinamento di 34 muscoli facciali,
aumenta la salivazione, la temperatura, la sudorazione, il ritmo cardiaco, la
respirazione, le contrazioni muscolari e il flusso sanguigno che, raggiungendo
le pelvi, provoca eccitazione a livello genitale.
Il cervello e’ in tempesta per la produzione di
epinefrina (neurotrasmettitore della vigilanza e prontezza fisica), dopamina
(responsabile delle sensazioni di piacere), PEA (feniletilamina) e ossitocina
(promuove l’impulso ad abbracci e carezze).
Ci sono dei fattori che modificano i nostri
giudizi nell’attrazione come, ad esempio, familiarita’, reciprocita’ e
compensazione.
Sulla familiarita’, o la conoscenza,
esperimenti dimostrano che alunni di scuole medie, il primo giorno di scuola,
ritenevano belli solo il 27% dei loro compagni, simpatici il 23%, brutti il
26%, indifferenti il 24%. Ripetendo l’esperimento, dopo 3 mesi, i belli erano
saliti al 35%, i simpatici al 48%, mentre i brutti erano scesi all’8% e gli
indifferenti al 9%.
Importante, riuscire a capire il meccanismo che
rende stabile e durevole l’amore con attrazione fisica fra due persone. Si puo’ facilmente spiegare, paragonandolo
alla corrente elettrica, che puo’ essere continua o alternata. La corrente
continua, ad esempio, corrisponde all’amore scaturito dai genitori verso i figli:
e’ solido e non ha alti e bassi. La corrente alternata, invece, a quello
passionale fra i due sessi: per rimanere costante, duraturo, ha bisogno
dell’alternarsi della voglia di ricevere (polo -) con quella di dare (polo +).
Se per qualche motivo, rabbia, incomprensioni o simili, la voglia di dare o di
ricevere si blocca, la corrente non fluisce piu’ fra i due poli e l’attrazione
fisica fra uomo e donna si arresta.
La reciprocita’ gioca pure un ruolo importante
nell’attrazione: per molte persone sapere di apparire simpatici aumenta la
propria autostima, ma il contrario fa stare addirittura male.
Se la simpatia non e’ ricambiata, molto spesso
ci si sente respinti e sminuiti e scatta una specie di ritorsione che puo’
diventare anche un’antipatia viscerale: se l’Altro non ci apprezza allora e’
lui che non vale nulla, insomma la favola di Fedro, La volpe e l’uva!
Un motivo di attrazione, che pero’ non
determina una lunga durata, e’ anche la compensazione: l’Altro ha quello che a
noi manca o reputiamo avere in quantita’ insufficiente: tipo il timido con una
persona estroversa; da notare, comunque, che non appena ci sente allo stesso
livello questo tipo d’attrazione cade.
Risultano simpatiche le persone gentili,
socievoli, disponibili, premurose, cooperative, che ci piacciono fisicamente e
questo inteso anche, o solo, come modo di vestirsi, di muoversi, di parlare,
che hanno avuto esperienze, specie se negative, simili alle nostre e che
condividono i nostri gusti, opinioni e hobby.
Risultano antipatiche tutte quelle persone che
entrano in competizione con noi (ma se questo avviene in modo leale e sportivo
puo’ esserci amicizia); chi, in passato, si e’ comportato male, chi non
rispetta le regole (bari, imbroglioni); chi si veste in modo da non dare
nessuna importanza ai suoi simili (abiti sudici, maleodoranti); gli egoisti, i
vanitosi, gli orgogliosi, i narcisisti e spesso, per alcuni, anche chi ci
ricorda persone sgradevoli.
La seconda fase, quella dell’amore romantico,
e’ importante per una donna al fine di concentrarsi sull’uomo, valutarne
l’affidabilita’, prima di portarne un figlio in grembo. Compare dopo circa 6
mesi dall’inizio del rapporto ed e’ caratterizzata da un’alta produzione di
dopamina e norepinefrina, e una bassa attivita’ di serotonina che in entrambi i
sessi induce sentimenti ossessivi nei confronti dell’altro, capaci di non far
dormire, non mangiare, non riuscire a smettere di pensare al partner e vi si
aggiunge un notevole stress, causato da una produzione di cortisolo molto
elevata.
Le zone interessate, nel cervello, sono il
nucleo caudato e quello ventricolare segmentale; quelle responsabili del
giudizio critico sono meno attive.
L’attivita’ sessuale, comunque, coinvolge
l’intero corpo e non mancano gli effetti positivi:
- il
sesso e’ un ottimo esercizio per un cuore sano e migliora la circolazione.
- le endorfine rilasciate durante l’orgasmo
possono alleviare mal di schiena cronico, artriti ed emicranie.
-
migliorano gli stati depressivi, le tendenze al suicidio, le ansie, le
paure e le inibizioni.
- il
sistema immunitario risulta potenziato.
- studi, ancora da confermare, sembrano
dimostrare che l’ossitocina e l’ormone Dhea, rilasciati nell’orgasmo, possono
impedire la trasformazione di cellule cancerogene in tumori.
- anche
la longevita’ pare migliorare.
Nel rapporto di coppia si sperimenta anche il
radicamento e la stabilita’; l’unione si attua anche puramente sul piano fisico
con lo scopo di procreare: la donna cerca nell’uomo il padre ideale e l’uomo la
madre dei propri figli. In questo stato il maschio e’ attivo e desidera
fecondare la femmina: non a caso ha un’erezione, spontanea mattutina, che e’
solo facilitata dalla pienezza della vescica, ma non dipende dal desiderio
fisico legato a quella particolare compagna.
Riguardo all’amore e il sesso dopo i 50 anni,
bisogna considerare che la passione non invecchia, e nemmeno il desiderio;
anzi, spesso dopo gli “anta”, la sessualita’ vive una seconda giovinezza.
Ormai anche tv e media ne parlano senza tabu’,
e spesso capita di ascoltare interviste a coppie non piu’ giovanissime, che
raccontano di quanto sia bello svegliarsi ancora con la persona che si ama.
Sesso e amore non hanno eta’ perché ci si puo’ innamorare e corteggiare tutta
la vita, così come prosegue la vita sessuale dopo gli “anta”. Ovviamente il
segreto e’ accettare i cambiamenti.
Secondo studi e interviste recentissime le
donne piu’ attive sessualmente sarebbero proprio le quarantenni e le
cinquantenni, tanto che sono sempre di piu’ le donne di questa eta’ che
ricercano partner piu’ giovani, che possano loro garantire appagamento. Una
vita sessuale appagante pare sia l’ingrediente fondamentale per tenere alta
l’autostima, sentirsi in forma e psicologicamente serene.
In merito al fattore eta’, non e’ necessario
essere stati dei grandi amatori nel passato, per vivere un rapporto
sentimentale felice dopo i cinquant’anni. In questa nuova fase della vita si
possono scoprire altre forme di approccio alla sessualita’, completamente
diverse da quelle del passato. In questo periodo si puo’ assaporare una nuova
intimita’ che gli impegni passati ci hanno impedito. La sessualita’ nella
seconda meta’ della vita poi, aiuta a ritrovare la voglia di vivere e
condividere, di amare in maniera piu’ pura, esperta e consapevole, libera da
condizionamenti sociali e familiari.
Bisogna accettare il corpo che cambia, per
vivere un sesso appagate dopo i cinquant’anni e adattare le aspettative: e’
impossibile sperare di avere le stesse prestazioni di un tempo, e non si puo’
pretendere che il nostro corpo sia come quello di quando si era giovani.
Fondamentale e’ sapersi accettare e adattare il corpo ai nuovi stimoli sessuali
senza paura. La cura di sé e’ fondamentale, il parrucchiere, l’estetista, il
trucco e un bel vestito fanno sentire piu’ sicuri, e servono a comunicare a se
stessi e agli altri, amore per la vita.
Non bisogna buttarsi giu’ e vedere solo
difetti, perché la sessualita’ e la passionalita’ si basa su un equilibrio tra
fattori emotivi e fisici. Bisogna anche cercare di non avere paure
ingiustificate che rischiano altrimenti di compromettere il rapporto.
Il fatto di vere un/a partner giusto aiuta
molto: e’ importante che l’altra persona non abbia aspettative e pretese, ma
capisca che nella vita si cambia.
In merito ai cambiamenti, quando una donna
entra in menopausa, non vive solo cambiamenti fisici, ma soprattutto
psicologici che con le loro modalita’ di espressione (ansia, irritabilita’,
depressione...) causano nella donna un disturbo d’identita’. Se prima la vita
sessuale e sociale era piena e gratificate potra’ esserlo ancora, l’importante
e’ accettare i cambiamenti. Se il calo degli ormoni e la secchezza vaginale
provocata dalla menopausa causano perdita della libido, basta parlarne con il
medico che prescrivera’ dei gel a base di estrogeni. Se il problema poi
riguarda anche un’atrofia della mucosa vaginale, bruciore e perdita di sangue,
si puo’, anche in questo caso, ovviare al problema con degli ormoni. Ma
l’importante e’ non arrendersi, e parlarne sempre, sia con il partner sia con
un medico.
Per l’uomo la situazione e’ diversa: dal punto
di vista riproduttivo e’ sempre fertile, anche se con gli anni diminuisce la
produzione ormonale. Tuttavia i cambiamenti sono lenti e non interferiscono con
la vita sessuale. Con l’avanzare dell’eta’, pero’, gli uomini tendono a
raggiungere l’orgasmo molto prima e l’eiaculazione e’ meno energica. In seguito
la fase refrattaria si allunga molto, ma cio’ non significa che ci sono dei
problemi, semplicemente la sessualita’ cambia. Talvolta subentrano problemi di
erezione, per cause fisiologiche o psicologiche; in questi casi non arrendersi,
ma parlare con il proprio medico che puo’ prescrivere una cura ormonale e assolutamente
da evitare il fai da te con le famose pillole dell’amore.
Passiamo, quindi, ai “segnali” non fisici ma
caratteriali, che giocano pure un ruolo nella riproduzione.
Donna Uomo
Pazienza Decisione
Sensibilita' Iniziativa
Dolcezza Coraggio
Affettuosita' Affidabilita'
Sensualita' Sessualita'
Nella colonna di sinistra, dedicata alla donna,
sono elencate caratteristiche complementari a quelle maschili, che attraggono
gli uomini; con questi requisiti c’e’ un accordo di base favorevole al rapporto
di coppia e alla crescita dei figli, in relazione alla donna.
Nella colonna di destra, dedicata all’uomo, le
caratteristiche sempre contrapposte a quelle femminili, che attraggono le
donne, perche’ denotano qualita’ che predispongono l’uomo alla difesa del
nucleo familiare.
Questi concetti servono a capire se, quando si
e’ attratti dall’altro sesso, e’ a causa del nostro DNA o perche’ subentrano
altri elementi.
L’attrazione scaturita, ad esempio, da elementi
estranei ai precedenti ha molta piu’ attinenza con motivi personali o
sentimentali.
Corroborante nella fase dell’amore romantico
e’, per entrambi i partner, fare cose nuove nella vita, perche’ l’insolito, il
mistero, scatenano la produzione di dopamina.
Nel cervello si attivano i centri del piacere
(in particolare il sistema limbico) facendo del sesso, ascoltando la musica
preferita, mangiando di gusto (anche se con preferenze diverse, tipo cibi dal
sapore intenso mangiati velocemente per gli uomini e cibi di bella
presentazione e profumati per le donne che, invece, mangiano lentamente).
In ogni caso, bisogna ricordare che la
biochimica si limita a spiegare gli effetti e non la causa delle passioni, che
possono essere diverse da individuo a individuo.
La fase dell’amore romantico (definita
infatuazione), e’ caratterizzata da euforia, esaltazione, un senso di
dipendenza dall’altro e sensazioni intense, sia sul piano emotivo sia su quello
erotico. In questo frangente aumenta la disponibilita’ di un
neurotrasmettitore, la dopamina, meglio conosciuta come la molecola del
piacere: e’ rilasciata quando proviamo un orgasmo, ma anche quando riconosciamo
in qualcosa o in qualcuno cio’ che puo’ procurarci sensazioni di appagamento.
Chi fa uso di stupefacenti e non riesce a fare
a meno della droga e’ perché questa provoca una presenza notevole della dopamina;
lo stesso avviene, quando ci appassioniamo di qualcuno: diventa come una droga!
All’inizio di un rapporto si prova spesso uno stato di esaltazione che non fa
dormire di notte e rende come elettrici, ma senza avvertire la stanchezza;
questo e’ dovuto all’effetto della PEA (feniltilamina): l’equivalente endogeno
dell’anfetamina. Questo neurotrasmettitore e’ a “tempo determinato”: in genere,
l’eccitazione mentale dopo poco si placa, dando luogo a una relazione piu’
equilibrata; sembra, pero’, che determinati tipi di situazioni lo rendano piu’
persistente, e il fatto che continui a essere prodotto nel tempo, dovuto alla
separazione forzata e all’intermittenza degli incontri.
Bisogna anche tener conto che, nella societa’
attuale, l’uso di certi psicofarmaci antidepressivi fa crescere la produzione
di serotonina e abbassare quella di dopamina: questo induce una diminuzione
delle probabilita’ d’innamorarsi, perche’ durante il loro effetto le emozioni
si spengono, rendendo indifferenti.
La terza fase, quella dell’attaccamento a lungo
termine, e’ caratterizzata da produzioni di ossitocina nelle donne e di
vasopressina negli uomini, che producono sensazioni di totale appagamento: in
questo caso si tratta di ormoni (molecole prodotte dalla ghiandola ipofisi).
Queste sostanze procurano un sentimento di attaccamento e di affetto e
rafforzano il senso di legame con l’Altro: quando una donna partorisce,
l’ossitocina e’ presente in quantita’ maggiore proprio per favorire la
dedizione al neonato.
Il rilascio di quest’ormone e’ prodotto anche
dal massaggio, da carezze intense e dall’abbraccio: questo spiega perché questi
comportamenti con la persona amata risultino cosi’ emozionanti.
Un altro importante neurotrasmettitore,
coinvolto nell’innamoramento, e’ la serotina, la cosiddetta molecola del
buonumore e che farmaci, come il Proxac, ne favoriscono la presenza nel sistema
nervoso centrale: nelle situazioni sentimentali crea un senso di benessere,
allegria e rilassamento.
Sempre riferite all’attaccamento a lungo termine,
ecco altre particolarita’ da cogliere nella tabella sottostante: riguarda
caratteristiche che cerchiamo di base in un’altra persona, senza distinguere se
uomo o donna.
Educazione
Capacita' d’amare
Lealta'
Sincerita'
Costanza
Anche se molti riferiscono di getto altre
priorita’, in realta’ e’ difficile che ignorino queste.
Educazione significa rispetto e nessuno reputa
questo di poca importanza.
La capacita’ d’amare, che e’ anche intesa come
voler bene, e’ importante in ogni tipo di rapporto: a nessuno piace
relazionarsi con persone sleali di cui non potersi fidare. Aggiungiamo la
sincerita’, perche’ si puo’ essere leali, in un accordo preso, senza essere
sinceri, nascondendo pensieri, magari negativi, che invece sarebbe corretto
manifestare.
Di quanto detto sopra, poi, tutto perde di
valore se non e’ retto dalla costanza: pregi come i precedenti non possono
essere momentanei o sporadici.
Va ricordato, pero’, che il fine della Natura
non e’ quello di consentirci di essere felici, bensi’ di riprodurci: cosi’
queste tre fasi possono essere indipendenti l’una dall’altra con la confusione
psichica ed emotiva che ne puo’ derivare.
Per completare meglio il discorso legato alla
riproduzione, bisogna aggiungere che in luoghi poveri di risorse alimentari o
resi tali dall’eccessivo popolamento, la mancanza di una nutrizione adeguata
comporta amenorrea: la cessazione del ciclo mestruale nella donna, evitera’
altre nascite e, quindi, un peggioramento della situazione.
In luoghi anche ricchi di risorse alimentari,
ma in territori in cui e’ impossibile l’estensione (come un’isola ad esempio),
l’omosessualita’ potrebbe essere la soluzione genetica per evitare i problemi
derivati dal sovrapopolamento.
Da notare, che gli ultimi studi non la fanno
derivare soltanto da un problema psicologico, bensi’ genetico e ricercano la
causa nella somministrazione alla madre, di ormoni maschili o femminili tra la
meta’ del secondo e il quinto mese di gravidanza; il feto, indipendentemente
dal sesso, da adulto sara’ attratto dal sesso opposto all’ormone maschile o
femminile, somministrato o preponderante.
I feti femmina, sviluppati nell’utero della
madre fra due feti maschi, sono “contaminati” dal testosterone dei fratelli:
per tutta la vita, anche se sessualmente femmine, avranno un orientamento
maschile. Il testosterone rallenta la crescita dell’emisfero cerebrale destro,
intuitivo ed empatico (piu’ femminile) e accelera quello del sinistro,
analitico e sistematizzante (piu’ maschile). Maggiore e’ il testosterone
prenatale e migliore e’ il vocabolario del maschietto a 18 e 24 mesi; minore,
invece, la sua capacita’ di empatia.
Adesso, ricordando sempre l’esistenza delle tre
fasi di cui si e’ parlato all’inizio, cerchiamo di rivedere i piu’ comuni
percorsi d’innamoramento, mettendo da parte l’aspetto biochimico e
focalizzandoci meglio su quello psicologico e comportamentale.
Molto, di quanto detto prima, si basa su
un’attrazione fisica prevalentemente visiva, che con l’amore c’entra poco. Nei
miti, Cupido, dio dell’amore, e’ rappresentato da un giovanetto biondo con arco
e frecce, che scocca con occhi bendati: non perche’ mira a caso, ma perche’
nell’esecuzione del suo compito, la vista non ha funzione.
Infatti, nel mito di Amore e Psiche si nota che
quando Psiche accende la luce Amore fugge da lei; Orfeo, dalla valle infernale,
poteva ricondurre alla luce Euridice a patto di non guardarla lungo la via, ma
non resistette e lei svani’ per sempre; nel racconto del Piccolo Principe, la
famosa frase: ” Non si vede bene che col cuore. L’essenziale e’ invisibile agli
occhi”, ripete lo stesso concetto. Le persone sempre preoccupate per il loro
aspetto fisico, non mettono bene a fuoco che questa preoccupazione e’
giustificabile per chi desidera destare solo attrazione sessuale, ma in un
rapporto in cui e’ presente l’amore, quest’attrazione persiste al di la’
dell’apparenza fisica: ad esempio, nessuno smette d’amare il partner se un
incidente lascia tracce deturpanti, anche notevoli, sull’aspetto fisico.
Sia uomo sia donna hanno bisogno di essere
sicuri del loro potere di seduzione e, quindi, specie nella prima parte della
gioventu’, tendono ad avere rapporti con l’altro sesso fino ad arrivare a
comprendere qual e’ il loro potenziale seduttivo e come renderlo piu’ efficace.
A volte c’e’ un’insicurezza su cio’ che si e’
riusciti a vincere o conquistare, ed ecco come nasce un “casanova”, con il fine
di dimostrare qualcosa a se stesso o agli altri.
Il caso di persone, che sono attratte da ogni
singolo individuo, e per di piu’ contemporaneamente, e’ determinato,
solitamente, da particolari esigenze sessuali; quando ci si ritrova seriamente
innamorati di piu’ persone nello stesso tempo, in genere si e’ innamorati solo
dell’amore.
Puo’ capitare, a volte, d’incontrare una
persona che ci colpisce per certe sue particolarita’, e ritrovarla spesso nella
mente, per periodi dai 3 ai 5 giorni: e’ il caso di persone che mostrano
caratteristiche per noi di rilievo, ma non essendoci consentito dal caso, un
miglior approfondimento della conoscenza, tutto si ferma li, al pensiero, e non
sentiamo il bisogno d’attivarci noi stessi, perche’ la spinta a farlo, non e’
fortissima.
Passando all’esigenza di un rapporto di coppia,
ci si accorge che, spesso, e’ piu’ motivato dal momento della vita che
attraversiamo che non da quello che, a priori, desidera il nostro Io.
Molte volte, il periodo che precede un
incontro, e’ caratterizzato da una situazione affettiva o sentimentale poco
appagante, che ci ha trovato incapaci d’attrarre l’interesse di chi destava le
nostre attenzioni, fino al punto da farci pensare di essere trasparenti sotto
lo sguardo altrui.
Questa sensazione, trova origine nella
difficolta’ o addirittura nell’incapacita’ di lasciar trasparire emozioni e
disponibilita’, mentre si trasmettono messaggi d’indifferenza e di cautela,
riguardanti i propri bisogni affettivi o sentimentali e che, in certi momenti,
possono anche sfociare nell’insofferenza. A queste sensazioni seguono spesso
sentimenti di sconfitta, rinuncia, solitudine e, al fine di migliorare
l’equilibrio psichico, s’inizia una vita sociale piu’ intensa, s’intraprendono
nuovi hobby, viaggi oppure, al contrario, ci si getta capo fitto nel lavoro.
E proprio grazie a queste iniziative, sorge uno
stato d’animo che ha quel tanto di euforia da favorire gli incontri; anche in
questo caso, quando dopo tanto insistere nella ricerca di qualcosa si rinuncia,
ecco che questa ci viene addirittura a cercare, come inviata dal destino.
Sparito il messaggio di bisogno, si sostituisce
quello tranquillizzante e accattivante, per chi ci osserva, di chi non chiede,
ma ha addirittura qualcosa da dare e le possibilita’ di avere rapporti, che si
trasformano in una relazione, e’ decisamente piu’ concreta.
Se non si e’ concentrati sui propri bisogni, e’
piu’ facile conoscere l’Altro e, quindi, innamorarsene per le sue
caratteristiche e unicita’.
Naturalmente non s’intraprende una relazione
con tutte le persone conosciute, ma ci sono dei motivi che determinano un
legame: il momento che stiamo vivendo, una forza d’attrazione immediata e
particolare, il sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda, quella voce interna
rassicurante che ci spinge a intraprendere un rapporto, proprio con quella
persona.
Per formare una coppia, nel criterio di scelta
delle donne, la prima cosa e’ un uomo sicuro di se’ e poi che ispiri fiducia;
il fisico, per una piccola parte delle donne deve essere bello, ma la
stragrande maggioranza cerca la simpatia, l’energia, degli occhi espressivi,
una grande mente (ovvero intelligente), un bel sedere, che sia interessato solo
a loro, che ami le donne e la vita.
Nel voler formare veramente una coppia, si
tende a cercare un sentimento completo, esclusivo, romantico, passionale,
stabile e duraturo.
Inoltre, si vive nel presente, si desidera il
bene dell’altro, non si giudica, ma si cerca di capirne i problemi e aiutarlo a
risolverli; si da’ gratuitamente solo per il piacere di dare e si entra in uno
stato di grazia che si riflette anche nell’ambiente circostante.
Per chiarire ancora meglio i dubbi,
sull’entita’ del sentimento che scaturisce fra due persone, si puo’ anche
ricorrere a una valutazione basata solo fra 3 elementi: passione, impegno
(inteso come voler costruire un futuro insieme) e affetto (inteso anche come
amicizia), che puo’ dare luogo a 8 combinazioni o meglio ancora casi.
Primo: sono assenti tutte e tre. Cioe’ e’ solo
un rapporto di conoscenza.
Secondo: solo affetto. Quindi solo amicizia e
magari simpatia.
Terzo: solo impegno. Tipico dei matrimoni di convenienza;
si vuole stare assieme, ma senza provare passione e affetto.
Quarto: solo passione. C’e’ un’infatuazione,
magari non ricambiata, non si desidera una conoscenza piu’ profonda, ci piace,
ma non e’ la persona dei nostri sogni.
Quinto: affetto + passione. C’e’ intesa,
attrazione sessuale, ma manca la voglia di un rapporto duraturo. Si tratta di
un’avventura, del rapporto che abbellisce una vacanza.
Sesto: passione + impegno. Cioe’ una forte
attrazione e il desiderio che duri, ma avvertire, nel contempo, un carattere
troppo diverso per consentire un accordo duraturo. Puo’ dare origine a grandi
amori, ma anche a litigi, scenate, guerre e per lo piu’ finisce con una
rottura, salvo che l’affetto per i figli o la paura di restare soli
contribuiscono all’unita’. La coppia, a volte, con il passar del tempo puo’
anche trovare un equilibrio.
Settimo: affetto + impegno. E’ il caso dei
coniugi nel cui rapporto manca l’attrazione fisica o vi e’ solo da uno dei due.
Si ritrova nei matrimoni combinati, nelle unioni fra partner ormai di una certa
eta’ o fra quelli che non credono o non vogliono attendere il grande amore.
Ottavo: sono presenti tutti e tre. E’ l’amore
perfetto, quello ideale cui tutti aspirano.
C’e’ anche il caso, per fortuna raro, che
riguarda il perche’ un amore non cresce alla luce del sole, ma segue solo vie
sotterranee ed e’ quello di chi teme l’innamoramento, per la paura di doversi
abbandonare a una situazione troppo coinvolgente, troppo pericolosa, in cui non
sente di poter dominare o di poter decidere unilateralmente cosa desidera fare:
può sentirsi piu’ tranquillo se sente l’altro vigile, attento, con i piedi per
terra, insomma poco innamorato. Individui, come quelli precedentemente
descritti, possono lasciarsi andare solo se l’altra persona li marca stretti,
se in modo soffocante dimostra il suo attaccamento, mentre loro, spesso,
tentano di autoconvincersi di non essere coinvolti, perche’ questo dovrebbe
escludere la sofferenza di non essere ricambiati e anche in modo duraturo.
Questo tipo di rapporto consente a una persona
pavida, di lasciarsi andare ad un amore idealizzato, interiorizzato, che
arricchisce la sua vita, senza la conseguenza di doversi realmente mettere in
gioco, confrontarsi con i desideri e le aspettative dell’Altro: spesso, queste
persone, sono degli insicuri cronici e riflettono disturbi nella sfera
sessuale.
Puo’ anche accadere che temano di suscitare
tenerezza, perche’ intesa come un sentimento di sublimazione della pena che,
invece, pensano di poter suscitare. E, anche se puo’ sembrare un paradosso, si
cimentano invece, in comportamenti come favori, in genere poco concessi da
altri, perche’ costano dei sacrifici: ad esempio, possono fare dei massaggi nel
corpo all’altra persona allo scopo di suscitare sentimenti di gratitudine e
affetto nei loro confronti, ma puo’ accadere che anche a loro stessi,
quest’operato suoni come l’atteggiamento di chi non si vede alla pari con
l’Altro e lo vive come servile.
Come detto precedentemente, quando non
avvertiamo piu’ un interesse forte, profondo o addirittura ossessivo di avere
un rapporto sentimentale e’ perche’ si e’ instaurato un equilibrio nel nostro
Io, che rendere l’individuo idoneo alle proprie esigenze e a quelle degli
altri; cio’ e’ determinante, per la possibilita’ che avvenga l’incontro con
l’anima gemella, o quella che possiede solo delle somiglianze, ma appare tale.
Molti pensano che questo tipo d’incontri sia
riservato dal destino, ma sicuramente, se poi si forma una coppia, e’ una
decisione presa con il libero arbitrio.
Spesso, appena presa una decisione e non prima,
prendono il via una serie d’incertezze che possono diventare dei veri e propri
dilemmi: e’ autentico, vero, il sentimento che si prova? Si e’ sicuramente
ricambiati? Queste incertezze, a volte, arrivano addirittura a far provare,
all’incerto, sentimenti di delusione, rabbia, rivalsa che non portano certo
benefici al rapporto, ma che mettono in moto qualita’ che occorre possedere per
un rapporto di coppia che sviluppa la crescita individuale. Ad esempio, capire
che bisogna dare a chi si ama un sentimento puro non contaminato da
reciprocita’ o interesse, cosi’ da rimanere tale anche dopo un rifiuto.
Va precisato, che si tratta di un rifiuto che
non implica un’eterna deleteria attesa di essere ricambiato sempre dalla stessa
persona, bensi’ di continuare ad amare le cose che ci piacciono, conservandole
nel nostro cuore, anche se la persona che avevamo scelto non si e’ innamorata
di noi. Nella vita gli incontri sono tanti e ci portano sogni, fantasticherie,
desideri, progetti, ma solo alcuni danno il via a una relazione.
Spesso, mentre si cerca di capire se una
persona e’ quella giusta, la prima domanda che ci si pone e’: possiede tutto
quello che cerco? Molto meno, o quasi mai, ci si chiede l’opposto: io posso
dare a questa persona tutto quello che desidera? Fatte all’inizio di un legame,
queste domande eviterebbero parecchi problemi perche’, a volte, il bisogno di
avere una storia ci porta a voler credere reale nell’Altro, l’immagine che ci
siamo fatti di “persona giusta”. Le si attribuiscono frettolosamente, tutte le
qualita’ che desideriamo trovare nell’Altro appena se ne intravedono solo una o
due, e il risultato finale di un simile rapporto e’ di amaro in bocca e
confusione. Nonostante che, inconsciamente, abbiamo sempre saputo che solo un
colpo di fortuna, poteva assicurarci la veridicita’ e la durevolezza di
valutazioni basate su elementi non sicuramente esistenti.
Negli individui sufficientemente consapevoli di
se’, invece, si potra’ riscontrare che le qualita’ desiderate sono simili sia
nei rapporti d’amicizia sia in quelli sentimentali: e’ la manifestazione della
coerenza del proprio modo d’essere, perche’ e’ veramente sottile quella soglia
che delimita una grande amicizia dall’inizio di un amore. Amicizia o amore? E’
questo, frequentemente, un problema che parecchi si pongono o ci si tormentano
addirittura, spesso per la paura di “doverlo” risolvere.
Infatti, la risposta a delle semplici domande,
risolverebbe immediatamente i dubbi: “Sto male se quella persona non riserva le
sue particolari attenzioni per me, o sto bene, anche se le condivido con altri?”,
”Desidero la sua presenza continua, o mi basta solo una parte del suo tempo?”;
un rapporto, comunque, puo’ nascere e continuare solo fra partner che hanno lo
stesso ideale di coppia e che perduri nel tempo.
Per esprimersi, i sentimenti d’amore hanno
bisogno di un oggetto e a volte l’Altro puo’ essere anche una figura
fantastica, non necessariamente reale. L’amore, all’inizio, e’ meglio non
viverlo come un sentimento unico, stabile, conclusivo, meglio considerarlo con
cautela, perche’ come tutto cio’ che ha vita e’ soggetto a morte e a rinascita.
Questo dualismo, esiste anche nell’amore che lega due persone: a volte noi
cerchiamo una persona da amare e poi ci ritroviamo insieme con una che ci ha
fatto innamorare.
La differenza consiste, nel primo caso, nel
trovare la persona che rispecchia le caratteristiche che prediligiamo, qualcuno
che ci piace avere accanto, senza che abbia bisogno di noi per “crescere”; nel
secondo, quella che riesce ad attrarci mediante qualita’ che, pur non avendole
messe al primo posto nelle nostre preferenze, scopriamo non esserci
indifferenti, anzi, alle quali riconosciamo un certo fascino.
Il desiderio di un rapporto molto intenso, puo’
anche nascondere il bisogno di continua conferma in un partner insicuro.
A volte, in qualcuno, il falso costrutto di
cosa e’ un rapporto sentimentale, provoca problemi enormi: ad esempio, un uomo
ha in mente che con la sua donna ci deve essere un rapporto esclusivo, sotto
ogni punto di vista e in ogni campo, ma avere un legame sentimentale con una
persona, comporta fedelta’ a livello sessuale e sentimentale, e non include
l’allontanamento da amici e parenti o addirittura figli.
Inizialmente bisogna avviare ed elaborare un
percorso, che porta il nostro Io prima al Tu, e successivamente al Noi; nel
caso di un mancato raggiungimento dell’equilibrio nel nostro Io, l’incontro con
un'altra persona ci porta a richiamare le cose che ci piacciono, e ad
affiancarle e confrontarle con quelle di cui abbiamo ancora bisogno.
Si pensa quasi piu’ a piacere che non a quanto
il partner e’ apprezzabile per noi, si tende anche a fare maggior leva su
quelli che pensiamo siano i nostri punti di forza: ad esempio, se il partner
dice di apprezzare il nostro modo di vestire, ci si puo’ ritrovare a cercare
piu’ spesso conferme di cio’ allo specchio, e arrivare a controllare i
particolari anche in modo ossessivo, prima di un incontro.
Si possono manifestare crisi d’ansia, per la
paura di perdere quel punto di forza o non sfruttarlo a pieno, e anche timori,
come quelli di deludere o addirittura non piacere piu’, che forse hanno le loro
radici in problemi affettivi risalenti all’infanzia.
Concetti come bisogno, desiderio, piacere
meritano di essere approfonditi allo scopo di non generare confusione.
Il bisogno e’ quello che si prova per cio’ che
non riusciamo a procurarci da soli, e puo’ riguardare qualunque campo fisico,
intellettuale, psichico o spirituale. E’ cosi’ forte, che ci impedisce di
concentrarci su qualsiasi altra cosa.
Il desiderio e’ la forte aspettativa di cose
spesso difficili da attuare o, a volte, addirittura fantastiche e che non ha
nemmeno una necessita’ di durata: possono bastare solo pochi secondi per
realizzarlo con la persona che ci ha coinvolto interamente.
Il piacere e’ cio’ che si avverte, quando
l’Altro fa cio’ che amiamo provare, sentire, gustare, mediante cose,
atteggiamenti o pensieri che possiamo gradire tantissimo, ma la cui mancanza
non genera malumori, tensioni e pene.
Si deve sperimentare la possibilità di aprirsi alle
emozioni e ai sentimenti, attraverso la relazione con l’Altro, scoprire e
utilizzare i cinque sensi come porte che conducono a un sentire piu’ raffinato
e sottile: attraverso il tatto con i massaggi, l’olfatto con gli odori, l’udito
con musica e voce, la vista per il corpo e tutto cio’ che ci appare bello e,
infine, il gusto con baci o assaporamenti.
Arrivati alla dimensione
romantico/sentimentale, ci s’innamora: entrambi i partner provano un
coinvolgimento emotivo e lo manifestano attraverso il bisogno di affettivita’;
si sente una spinta interiore che porta verso l’Altro, ma si deve stare attenti
a trasformare la spinta in amore e non in dipendenza, attaccamento e non
possesso.
La frase piu’ comunemente detta e’ “tu sei
mio/a”, ma bisogna, invece, capire che l’Altro e’ solo uno strumento: le sue
azioni stimolano emozioni, che servono per conoscere meglio se stessi.
Parecchi individui non hanno avuto un amore
“incondizionato” dalla propria madre: anche i piu’ piccoli di casa, magari i
piu’ coccolati, non hanno mai avuto le attenzioni materne tutte per se’; frasi
come “se non fai il bravo non ti voglio bene piu’” oppure “prendi esempio da
tuo fratello” e ancora “se non riesci adesso, come farai alla mia eta’?” spesso
producono nella mente del bambino, l’idea di non essere abbastanza capace e per
questo messo da parte, poco apprezzato e percio’ poco amato. Questo porta
spesso a cercare di essere o sentirsi superiori agli altri e a volere da una
donna un amore esclusivo (quindi anomalo) per compensare queste carenze
irrisolte.
La relazione, quindi, deve darci la possibilità
di far emergere i nostri disagi o paure allo scopo di sconfiggerli, perche’
l’emozione che provoca l’altra persona e’ quella giusta (che inconsciamente
cerchiamo) per provare questo tipo di esperienza; capire meglio se stessi
implica capire meglio anche gli altri, e questo ci rende piu’ sicuri. Per
sfruttare a pieno questa possibilita’, e’ necessario mettersi in gioco
lasciando fluire le emozioni, senza soffocarle o fingere di non sentirle,
ricordando che le emozioni e i sentimenti sono un prodotto della mente e, come
tali, vanno e vengono come i pensieri.
Queste fasi possono comparire tutte o
singolarmente, dopo si arriva a quella chiamata Tu, dove nella mente, non c’e’
spazio che per il partner in qualsivoglia senso: il suono della voce, il modo
di guardare, il suo profumo o l’odore personale e, come precedentemente detto,
con riferimento all’aspetto biochimico, si e’ completamente immersi in lui,
nella sua personalita’ e si finisce, a volte, a ritrovarsi perfino nei suoi
gusti.
Da ricordare che questa fase non e’
all’impronta della tranquillita’, ma addirittura ansiosa od ossessiva e spesso
genera l’importanza di sapere ogni cosa che riguardi l’Altro, sia fisicamente
sia mentalmente, con riferimento particolare al suo passato, specie quello
relazionale, per scoprire se qualcuno e’ ancora presente, solo nei ricordi o
nei sogni oppure anche nella realta’, ancor piu’ se manifesta, verso quelle
persone, vendette o nostalgie.
Aspetto fisico, eta’, ceto sociale, lavoro,
cultura, razza, religione sono spesso solo dei filtri, false strutture imposte
dalla societa’, dalla massa, che non si condividono veramente, ma cui si
assoggettano gli individui piu’ deboli, per non sentirsi fuori del “branco”.
Le relazioni contraddistinte da una notevole
differenza d’eta’, fra i componenti della coppia (o altre non usuali come
quelle omosessuali) portano a scontate conclusioni, come di complesso edipico
non risolto e simili. Raramente uno psicologo considera probabili altri
fattori, come ad esempio l’eventualita’ di trovare le caratteristiche
desiderate e considerate fondamentali per un partner, in una mente che risiede
in un corpo che ha un’eta’ anche parecchio dissimile dall’Altro.
Puo’ essere solo e soltanto amore, anche fra
persone che sono dissimili per razza, religione, cultura, ceto, ma nutrono
entrambi per il compagno un rispetto reciproco e duraturo nel tempo e nelle
difficolta’. Le diversita’, poi, portano il confronto, che e’ un pilastro nell’evoluzione
dell’individuo; cosi’, in base a questi fattori, non dovrebbero esistere
interferenze o condanne, fra chi desidera vivere un amore che si discosta dai
criteri piu’ comuni.
Capita pure che persone, anche adulte, non
abbiano ancora risolto il quesito riguardo se la felicita’ nella coppia si
trova piu’ facilmente con un partner simile o diverso da noi: non e’ forse vero
che gli opposti si attraggono? Sono vere tutte e due le cose, ma in momenti
diversi della vita: quando da giovani non si sa ancora, cosa veramente
desideriamo essere e avere, e’ per mezzo di chi e’ diverso da noi che possiamo
essere aiutati a confrontare e capire cosa vogliamo veramente e compensare,
mediante il modo di essere dell’altro, quelle cose che, magari necessarie, ci
mancano e non riusciamo a procurarci da soli. Ma quando arriva, per noi, il
momento della consapevolezza e dell’equilibrio, quando siamo contenti e
appagati per come siamo e ci sentiamo, allora un partner con idee, tendenze e
gusti opposti ai nostri ci puo’ addirittura irritare perche’ il suo
comportamento ci riporta a cose che ormai siamo sicuri di non amare e di non
desiderare nella nostra scelta di vita. Cosi’, senza piu’ dubbi o incertezze,
si cerca chi e’ simile a noi: d’altronde Qualcuno, sopra di ogni sospetto su
probabili carenze o incertezze, quando decise di condividere il suo Paradiso,
lo fece con creature a Sua immagine e somiglianza.
Un’altra risposta, stavolta nel mondo fisico,
ci viene anche dalla scienza con delle ricerche basate su calcoli
antropometrici (che misurano la morfologia del viso): i partner di una coppia
salda tendono ad avere, anche fisicamente, delle similitudini. Risultati
sorprendenti sono scaturiti da uno studio psicologico, in cui a un gruppo di
giudici sono state mostrate foto singole di componenti di coppie: si e’ notato
che quelle che erano assieme da meno di 10 anni, risultavano accoppiate in modo
casuale, ma quelle che erano di partner con piu’ di 20 anni di convivenza,
erano associate con precisione quasi matematica.
E un’altra ricerca, condotta su 135 individui,
ha appurato che le unioni in cui nei componenti della coppia si riscontrano
personalita’ simili hanno, rispetto alle altre, piu’ dialogo, meno conflitti,
maggiore intimita’ e solidarieta’.
E’ anche importante, trovare chi ci faccia
entrare nella sua vita intima, che ha come meta un futuro che condividiamo, che
ci regali emozioni, e che possibilmente non e’ una conquista troppo facile
(quest’ultimo fattore e’ invece apprezzato dai timidi e dai depressi).
Molte persone lamentano, nella vita di coppia a
lungo termine, la riduzione fino alla scomparsa del desiderio sessuale, e i
componenti della coppia non discutono di cio’ come un problema da risolvere, ma
preferiscono non parlarne fra loro. Discutendone con persone estranee alla
coppia, i partner attribuiscono alla routine la mancanza di passione, e molti
esperti di questo argomento sostengono la loro tesi e la confermano con le
mutate risposte ormonali scatenanti il desiderio, che con il tempo sono
modificate. Dicono gli esperti che l’amore ha bisogno d’intimita’,
familiarita’, tenerezza, sicurezza, comunicazione, sincerita’, e il desiderio,
invece, di distanza, insicurezza, novita’, sorpresa, tensione emotiva,
segretezza: insomma entrambi, nella coppia a lungo termine, sembrano
inconciliabili!
In realta’, chi ha vissuto una vita di coppia
con un’intesa sessuale almeno buona, sa che le cose non vanno cosi’; certo
l’emozione della prima volta non si ripete sempre, ma l’affiatamento sessuale
fra i partner, cresce con il tempo e rende la vita sessuale attuale piu’
soddisfacente di quella iniziale, tanto da non suscitare nessuna nostalgia.
Rimane, quindi, il desiderio del rapporto sessuale in una coppia, mentre
sparisce quello di cui si e’ parlato prima, perche’ la definizione giusta di
quel desiderio non e’ di desiderio sessuale, bensi’ desiderio di novita’ che si
manifesta non per l’abitudine, ma per insoddisfazione o finito innamoramento
con quel partner.
Rivelano innamoramento dei segnali che sono sia
interni sia esterni.
Per quelli esterni quando viene spontaneo dire
“ti amo”, la ricerca del contatto oculare, desiderio di passare tutto il tempo
disponibile con l’altro, ricerca di contatto fisico e vicinanza, desiderare il
bene dell’altro, disponibilita’ a rinunciare e sacrificarsi per lui, non
sopportare la lontananza, fare progetti insieme.
Per quelli interni, quando si diventa
fiduciosi, assertivi, ottimisti, felici, allegri, esuberanti, sicuri,
rilassati, calmi e sorridenti.
In questo stato si sperimenta l’intesa, il
feeling, la complicita’, la lunghezza d’onda, la capacita’ di cogliere con uno
sguardo il pensiero dell’altro, l’amicizia all’interno del rapporto a due, il
desiderio di condividere, la voglia di ridere, scherzare, uscire insieme: tutto
questo rende i partner piu’ forti, e consci delle proprie possibilita’.
La coppia deve rinascere continuamente,
rapportarsi costantemente, cercando sempre di rammentare che una buona amicizia
deve essere coltivata e custodita, ma soprattutto mai data per scontata.
In questa fase, ognuno deve rafforzare la
propria personalita’, facendo esperienze all’interno e all’esterno della
coppia. All’esterno, attraverso nuove amicizie e nuove esperienze: ci si deve
sentire liberi di parlarne al compagno, o di non parlarne qualora l’esperienza
non intacchi in maniera significativa l’intesa con il partner. All’interno
attraverso giochi: in quel momento particolarmente intimo, l’uomo e la donna si
scambiano nuove idee, distinti modi di venirsi incontro, si sperimenta la
possibilità di dover prendere l’iniziativa e di abbandonarsi completamente ai
desideri dell’Altro. E’ molto importante sperimentare entrambe le possibilità,
perche’ e’ un buon modo per prepararsi a entrare nel mondo dell’amore, dove
tutto e’ permesso, perche’ non si giudica piu’: solo opinioni, nate dalla
voglia di capire.
Innamorarsi, comunque, puo’ essere un problema
per chi ha dei problemi sessuali, disturbi e disordini mentali gravi, motivi di
tipo psicologico (principalmente dispersione mentale e personalita’
narcisistica) aspettative sopra delle proprie possibilita’, paura di soffrire,
troppe esperienze sentimentali, traumi infantili, rifiuto dell’amore per motivi
pratici. Un problema, per una persona orgogliosa, e’ avere un rapporto
sentimentale con qualcuno con cui non si sente alla stessa altezza, anche se
accettato dal partner. E’ come se si fondasse una societa’ in cui gli utili si
dividono al 50%, mentre un socio partecipa con il 70% del capitale da
investire: quello che ha messo solo il 30%, invece di aver gratitudine per
l’altro e impegnarsi a recuperare il capitale che gli manca, si concentra, con
disagio, solo su quella disparita’, che l’orgoglio, gli fara’ apparire come
troppo umiliante. L’orgoglioso non riesce a capire o concepire l’idea, che le
persone d’indole buona ed equilibrata provano lo stesso piacere sia a dare sia
a ricevere, e non fanno confronti con il partner su chi ha raggiunto la meta
piu’ alta o percorso piu’ strada: sono appagati nello stare con chi va nella
loro stessa direzione.
E’ sempre l’orgoglio che puo’ far arrivare a
dichiarare di non trovare soddisfacente o appagante un rapporto, anche se
effettivamente lo e’, e riuscire ad affermare che precedenti relazioni (finite
male), invece, lo erano molto. Queste persone, pero’, omettono una confessione
importante: quei rapporti erano detti appaganti, per errori di valutazione,
scelte sbagliate, qualita’ risultate con il tempo inesistenti, perche’
addirittura basate sull’immaginazione, che le creava per il desiderio di avere
una relazione, anche se non con la persona giusta. La persona orgogliosa non e’
disposta ad accettare e riconoscere questi sbagli, perche’, anche confessati
solo a se stessi, risultano poco tollerabili. L’amore e’ un sentimento che non
conosce eta’, ma quanto gia’ detto prima, raggiunge connotazioni di maggiore
rilievo se accade dopo i 40 anni per la donna e prima dei 50 per l’uomo. Sono
fasce d’eta’ in cui la donna si deprime per le prime rughe, e oltre a cambiare
abbigliamento tende a verificare il proprio potenziale seduttivo, mentre l’uomo
non sente piu’ il vigore dei vent’anni e si preoccupa anch’esso di vestire in
modo piu’ giovanile, ma anche di verificare, oltre l’attrazione esercitata sull’altro
sesso, anche le sue capacita’ sessuali. Spesso, vuole ritrovare le sensazioni
provate proprio nella prima giovinezza, percio’ si appassiona al mondo del
calcio come non faceva da tempo, rimane catturato da una donna che non ha altre
qualita’ tranne la disponibilita’ che tanto entusiasmava i ragazzi, con tanti
ormoni in circolo, per la facilita’ di poter avere rapporti sessuali ecc.
Tornando alle fasi, di cui diceva prima, nei
casi in cui la fase del Tu e’ superata, e’ implicito che e’ avvenuto un altro
passaggio: l’innamoramento e’ diventato amore e la passione ha come compagna la
sicurezza; questo mix rende un rapporto cosi’ soddisfacente da poter resistere
anche alla routine. Spesso, pero’, succedono degli sbagli, dovuti all’errore
d’identificare la fine dello stato di tensione e ansia precedente, con l’inizio
di un disinteresse o addirittura allontanamento dall’Altro. Alcuni non riescono
a capire le vere motivazioni del cambiamento e, specie per il timore di un
abbandono, lo attuano essi per primi e cercano un nuovo rapporto, dove quasi
sicuramente rimetteranno in gioco lo stesso errore, col rischio di rimanere
eternamente insoddisfatti e soli.
La fase del Noi, se raggiunta, vuol dire che la
fase dei sogni e terminata, ora e’ la fiducia nel partner quella che ci da’ un
senso di grande benessere; non e’ nemmeno piu’ tormentoso avere la certezza del
suo completo ed esclusivo possesso: si rimane tranquilli, anche se coltiva in
compagnia di altri dello sport o degli hobby, purche’ ci renda partecipi. E
anche noi ci concediamo le stesse cose, senza ansie o paure, ma con la
consapevolezza di condividere lo stesso una vita insieme.
Il Noi e’, quindi, la vera mentalita’ della
coppia che pensa assieme e che condivide anche le cose proprie e personali in
maniera intima, senza che un eventuale rifiuto induca pensieri di un rapporto
incrinato: in una relazione si puo’ anche cercare la perfezione, ma l’elemento
fondamentale e’ l’equilibrio.
Spesso, infatti, quando si diventa una coppia,
cio’ che era preponderante nella nostra vita cambia, a volte regredisce, in
altre si allontana; spesso investe il campo del lavoro, degli approfondimenti a
studi fatti perche’ ritenuti indispensabili, per migliorare la posizione
lavorativa: insomma si e’ meno disponibili, e anche il tempo dedicato al lavoro
tende a diminuire.
Quest’ultimo fattore e’ quello che, forse piu’
di tutti, fa coincidere un calo nel successo professionale, vivendo
contemporaneamente un rapporto di coppia molto soddisfacente, ma a volte e’
solo un momento di transizione: spesso, dopo quell’atto di estrema creativita’
che e’ la nascita di un figlio e tutto cio’ che sottintende, si e’ in grado di
dare molto piu’ di prima, a causa dei cambiamenti nella maturita’ dovuti
all’evento.
I veri nemici nella carriera, riferiti ai
rapporti di coppia, sono i rapporti instabili e le forti tensioni che derivano
a volte, solo da differenze di sensibilita’.
Ci vorrebbe un decalogo per avere delle basi
che insegnano a comportarci bene in amore, per cercare di mettere in luce
sfumature che certi cuori non percepiscono.
Se ci fosse dovrebbe suonare, all’incirca,
cosi’:
“ In amore fai riferimento a una persona:
tienila presente in ogni cosa o situazione.”
1. Non
avrai altri uomini o donne all’infuori di lui/lei: nessuno deve interferire nel
vostro amore.
2. Non
costruire un rapporto vano: chiama solo l’amore con questo nome e non l’affetto
o la tenerezza.
3.
Ricorda e festeggia le date che segnano il rapporto: qualunque
ricorrenza che lo riguarda.
4.
Rispetta i legami di sangue e affettivi dell'altro/a: rispetta tutti i
legami affettivi di chi ami.
5. Non
uccidere quelle parti di lui/lei che non gradisci: attento alle parole, perche’
in amore possono dare vita o uccidere.
6. Non
prendere quello che non ti e’ dato: non sopprimere mai uno slancio o un impulso
dell’amore.
7. Non
ingannare: non mentire a chi ami, prediligi il confronto.
8. Non
avere rapporti contro la natura dell'altro/a: non costringere mai nessuno, in
amore, a fare qualcosa che non desidera.
9. Non
desiderare un uomo o una donna, solo perche' e' di un altro: non intrometterti
mai, a nessun titolo, fra due che si amano
10. Non
desiderare un amore solo perche' lo ha un altro/a: non desiderare mai
dall'amore, quelle cose che non puo’ darti.
Altri due “comandamenti”:
1. Ama
sopra ogni cosa: dai tu per primo cio’ che vorresti ricevere.
2. Ama
come te stesso: cio’ che non gradisci tu non fare all’altro.
In ogni individuo convivono una parte maschile
e una femminile che si sviluppano e si armonizzano, ma a volte, quando si pensa
di aver trovato la persona giusta, succede che la parte che ci ha affascinato
nel partner, e’ la parte femminile/maschile che noi teniamo (anche nascosta)
all'interno di noi stessi. Infatti, se un individuo non ha ancora compreso e
armonizzato i suoi aspetti maschile/femminile, la parte che e’ stata accantonata,
perche’ magari considerata “poco maschile o poco femminile”, si fa sentire e
richiama attenzione, quanto e’ notata su altri. Se esiste gia’ un rapporto,
questo, normalmente, entra in crisi, anche se sono passati solo pochi mesi:
pare d’iniziare a vedere l’Altro con occhi diversi, appaiono i primi difetti,
si "aprono gli occhi". Si pensa che l’Altro si manifesti adesso, per
quello che veramente e’: spesso invece, l’Altro e’ solo lo specchio di quella
parte dell’individuo stesso, della parte che non e’ mai stata accettata,
armonizzata o cambiata. L’Altro permette di vedere quello che realmente si e’,
e comprendendo subito questo semplice e banale concetto, non si perderebbe
tempo ad accusarlo di quello che non ha fatto, o di quello che avrebbe potuto
fare, discorso che, invece, si sarebbe dovuto fare all’interno di se stessi:
“Solo un folle è interessato alla colpa di un’altra persona, dal momento che
non puo’ modificarla. L’uomo saggio impara solo dalla propria colpa”.
(C.G.Jung). In questo caso, le due persone che entrano in crisi e non hanno
alcuna intenzione di lasciarsi, dovranno, se e’ loro desiderio scoprire il vero
amore, ascoltare la loro rispettiva parte nascosta e cercare di farla emergere
per equilibrare il maschile e il femminile che e’ in loro.
Molti sono i motivi per cui accade che una
storia d’amore finisca: la passione ha ceduto il posto alla routine o uno dei
due componenti della coppia sente forte il bisogno di proseguire in un’altra
direzione, mentre l’altro e’ rimasto fermo agli ideali della fase iniziale. Non
e’ facile trovare la risposta al perche’ un rapporto affettivo termina, anzi,
specie all’inizio, sembra un mistero irrisolvibile. Un componente della coppia
apparentemente senza motivazioni e senza preavviso, comincia a desiderare
qualcosa che non trova nel legame di coppia, e lo desidera a tal punto da porre
fine a cio’ che ha creato, creduto, voluto. Quello che si chiamava amore eterno
svanisce e si fa fatica a credere che possa capitare anche a noi, e poi cosi’
repentinamente, senza nessun avviso? In realta’, c’e’ stato qualcosa su cui la
nostra attenzione non si e’ voluta soffermare, tanto che l’inconscio ci ha
mandato il suo messaggio nei sogni, mostrandoci ed esempio il partner con
fattezze diverse dalla realta’, oppure in una visuale che non lo fa vedere in
modo completo.
Questi sogni comportano un risveglio con
sensazioni fisiche strane, come di oppressione, tensione muscolare insomma come
quelli della somatizzazione dei malesseri a livello psichico.
Quando uno dei partner non riflette piu’
un’armonia perfetta, la coppia si disallinea e perde lo stato d’innamoramento:
si tende a chiedere invece che a dare, ad addossare all’Altro la colpa
dell’avvenuta disarmonia, criticandolo per carenze che, invece, stazionano
proprio nella mente di chi accusa; si diventa possessivi, o freddi e
distaccati. L’Altro, se nonostante tutto cio’ rimane fermo nei suoi sentimenti,
cerchera’ di riportare le cose in asse come prima, accettera’ dei cambiamenti e
possibilmente continuera’ (almeno per un certo periodo), ad amare il partner
anche dopo una separazione momentanea o definitiva.
Succede anche che si tende a mostrare passione
e amore in modi diversi, cioe’ non contemporaneamente, per rabbia o ripicca: si
tende a mostrare la disunione nel rapporto non mostrando piu’ amore e passione
insieme. A secondo dei momenti e dei periodi e’ come se si usasse fare una
divisione, usando il proprio corpo:
a) dalla vita in su’. Solo parole romantiche,
nessuna manifestazione di attrazione sessuale;
b) dalla vita in giu’. Solo sesso, privo di
qualsiasi sentimentalismo a livello verbale.
Se l’innamoramento puo’ accadere anche a nostra
insaputa, mantenere questo stadio puo’ dipendere solo dai partner. Alcune
persone, pero’, non riescono a vivere senza qualcuno accanto: pur non provando
piu’ sentimenti e nemmeno stima per l’Altro, continuano a portare avanti un
rapporto di odio-amore, anche senza piu’ avere rapporti sessuali; lo
preferiscono alla solitudine, nell’attesa o nella speranza di un nuovo incontro,
che possa portare anche l’amore. Altri, invece, sono cosi’ privi di equilibrio
personale da non riuscire a stare da soli, cosi’, se abbandonati, cercano
qualcuno che li faccia sentire desiderati e importanti, chiudendo gli occhi
anche davanti alle piu’ evidenti prese in giro messe in atto da partner che
hanno gli stessi loro problemi e anche le stesse motivazioni per cercare quel
tipo di rapporto.
I motivi che portano alla rottura di una
relazione, oltre alla fondamentale mancanza di equilibrio nei componenti della
coppia, possono essere svariati.
Fra i piu’ importanti, che scaturiscono da
problemi personali non risolti, si possono individuare:
- insicurezze di svariata origine, ma
principalmente sulla condivisione del sentimento amoroso a livello personale,
universale o umanitario.
- gelosia e/o possessivita’.
- ignorare che amore e ragione non sono opposti
ma complementari.
- ignorare o rifiutare l’idea che, a volte,
porgere scuse o esprimere dispiacere per gli errori commessi in un rapporto non
e’ sufficiente: in certi casi occorrono fatti o azioni.
- il partner non risponde a un desiderio di
comunicazione verbale, specie sui rapporti piu’ intimi della coppia.
- esasperata conflittualita’.
- non saper litigare in modo produttivo.
- non trovare nel partner (anche se e’ un
errore), chi ci fa sentire quello che non siamo o vorremo essere.
- il tradimento nelle sue diverse varianti.
- desiderare un rapporto con una persona che si
stima o e’ stimata molto dagli altri, perche’ essere scelti da un partner del
genere afferma, implicitamente, il nostro valore personale (vero o presunto che
sia), che gli altri non riescono a ravvisare in noi e di cui, magari noi
stessi, dubitiamo.
- orgoglio e competizione: se questi due
elementi sono presenti in una coppia in crisi, possono imbrigliare la capacita’
d’amare che permette il compromesso (inteso quello che e’ permesso dall’etica
dell’individuo), che e’ indispensabile per evitare la rottura.
- voler eliminare un rapporto, perche’ il partner
e’ strettamente legato e ci ricorderebbe per sempre un periodo in cui il nostro
operato e’ stato pessimo, o cosi’ vergognoso da desiderare fortemente
cancellarlo, o almeno dimenticarlo per sempre.
All’inizio del rapporto, spesso, uno e’ piu’
cauto o insicuro dell’altro: la persona piu’ equilibrata e/o sicura del proprio
sentimento, allora, dovrebbe pazientare continuando a mostrare ugualmente il
suo coinvolgimento a livello verbale e fisico, fin quando il partner non prende
una decisione definitiva.
Ma, spesso, questo non succede, e al contrario
le indecisioni dell’Altro innescano sentimenti di rabbia e di rivalsa, che
prendono molto presto il sopravvento sul sentimento amoroso.
La rabbia blocca i sentimenti e gli slanci e, a
volte, da’ il via a fatti o anche soltanto sogni, in cui un terzo elemento,
estraneo alla coppia, ha il compito di lenire le sofferenze causate, nei
partner, da un modo d’intendersi errato o anche da orgoglio ferito.
Sotto l’effetto della rabbia, si puo’ pensare
addirittura di non sentire piu’ nessun legame con l’Altro, mentre, quando
svanisce, il legame e’ anche piu’ forte di prima.
Spesso, la rabbia, mette molto tempo a svanire,
perche’ non e’ subito riconosciuta come “anestetizzante” nel rapporto e
inoltre, se vi sono ragionamenti adeguati che portano chi la prova, a
revisionare gli eventi e assumersi le colpe che in un primo momento si erano
attribuite all’Altro, non risulta nemmeno facile ammettere e accettare di
averla provata, per colpe da addebitare solo a se stessi: quest’ultima
eventualita’, richiede, a volte, un tempo piu’ lungo di risoluzione.
Modi di amare negativi, si rivolgono a chi ci
ha fatto penare prima di ricambiare il nostro amore: in questi casi s’innesca,
a volte, un desiderio di vendetta e di rabbia, che porta a non manifestare il
sentimento nella sua interezza, cioe’ verbalmente e fisicamente, ma alternando
le due fasi in momenti diversi, e unificandole quasi mai. Accade anche che per
ripicca o vendetta, si ripete tanto a lungo al partner che non ci attrae piu’
sessualmente, cosi’ che, pur ritrovando un accordo sentimentale, diventa
difficile comportarsi diversamente sul piano sessuale, per la figura poco
seria, inaffidabile, mendace che cosi’ si mostra non solo all’Altro, ma anche a
se stessi.
La rabbia puo’ far troncare un rapporto anche
per parecchi anni, e poi svanire facendo ritrovare chi l’ha tenuta dentro,
ancora possibilista sulla ripresa di un rapporto; quella dovuta a un orgoglio
ferito, puo’ non riuscire a spezzare un sentimento d’amore forte, ma bloccare
lo stimolo sessuale in uno o entrambi i partner.
Succede anche, a chi e' schiavo dell’orgoglio,
di riuscire a vedere la verita’ nel proprio Io, ma non riuscire a ingoiare e
digerire una sconfitta: dice che ha bisogno di tempo per accettare quanto
anch’egli ritiene vero, ma quel tempo gli serve per altre motivazioni. Ad
esempio, fornire l’occasione al destino, di un fortunoso capovolgimento della
situazione, che gli permetta di scoprire errori della stessa entita’ nel
partner, o godere egli stesso di vittorie casuali e immeritate, ma che
servirebbero a equiparare le sconfitte subite. In ogni caso, anche volendo
digerire le sconfitte, un lungo tempo diventa necessario per operare i
cambiamenti in modo impercettibile, quasi inosservabili all’individuo stesso,
altrimenti, cambiamenti troppo radicali, innescherebbero altri disturbi (come
avvilimento, abbattimento, frustrazione, depressione) al proprio Io. E’ ovvio
che estirpare i vizi o le cause di un problema, porterebbe a una soluzione piu’
immediata, ma e’ facile trovare chi non e’ disposto a soluzioni radicali: e’
come dire che c’e’ chi preferisce curarsi tutta la vita con analgesici, ma non
accettare l’uso di farmaci a effetto piu’ incisivo e radicale, come ad esempio
gli antibiotici (anche se, magari, poi sara’ costretto lo stesso ad assumerli
in seguito).
Spesso, nel tempo, un altro sentimento si
sostituisce alla rabbia: e’ l’esasperazione, che di diverso ha la
caratteristica di potersi risolvere semplicemente con il passar del tempo, senza
la necessita’ di grandi immediate spiegazioni. Il sentimento che piu’ di ogni
altro, dovrebbe indurci a ritenere finita una storia e’, pero’, il
raggiungimento di una duratura indifferenza.
Nel rapporto di coppia succede quasi certamente
che avvengono dei contrasti e a volte possono esserci parole, reazioni, o fatti
spropositati.
Quando uno dei partner se ne accorge e decide
di ammettere il suo errore, spesso non lo fa nel modo adeguato: quella legge
che dice “a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” sembra
riguardare il mondo della scienza e non quello dei sentimenti. In realta’,
quando succedono contrasti che non sono riparati o appianati, questi lasciano
un’incrinatura e se le incrinature dovessero diventare troppe, allora la struttura
cede.
Chiedere soltanto scusa o manifestare il
proprio dispiacere senza una riparazione adeguata, specie se gli sbagli si
ripetono spesso, puo’ addirittura ottenere l’effetto contrario a quello
desiderato. L’effetto, nella coppia, e’ come quello che c’e’ fra una banca e il
suo cliente: quando il conto va in rosso deve rimanerci il meno possibile, se
la situazione si trascina le scuse possono essere accettate solo da clienti
fidati, ma in ogni caso, la somma prelevata in eccesso deve essere restituita,
sia che il rapporto procede sia che si conclude. Succede, se non si tengono in
considerazione queste leggi, di trovarsi in un rapporto che e’ alla fine, se
non distrutto, e non riuscire a spiegarsi cosa sia successo o cosa e’ mancato
per ridurlo in modo tale; in ogni modo un costrutto sentimentale puo’ essere
distrutto solo riconoscendo che era fondato su basi inesistenti, altrimenti
persiste.
Spesso, sappiamo cosa veramente c’e’ nel nostro
io che non ci piace, ma siccome non vogliamo assolutamente vederlo, si creano e
si spacciano come vera causa, problemi inesistenti o attribuibili ad altre
motivazioni.
In un rapporto e’ facile che si presentino dei
problemi di svariata natura, percio’ ci si deve confrontare, discutere ecc.
perche’ questo avvenga in modo costruttivo, i partner dovrebbero avere un
equilibrio tale da non sentirsi urtati e prendere come una critica inutile
quello che dice l’Altro (purche’ sia vero): una persona che ha voglia di
migliorare, accetta come un regalo chi gli mostra i suoi errori o sviste.
Anche il modo di litigare e’ importante: i
litigi continui creano astio e rancore uccisivi per l’amore, che per esistere
ha bisogno di affetto, attenzioni.
Si parla, si discute, si litiga, ma persiste la
sensazione di non arrivare mai a trovare la risoluzione, di concludere o
risolvere un argomento; nelle conversazioni compaiono termini volgari, insulti,
battute sarcastiche che fanno sentire incompresi e preoccupati, sia per cio’
che si e’ detto e sia di quello che non si e’ riusciti a dire. Nonostante
qualcosa riveste per noi una certa importanza, non si trova il coraggio di
chiederlo al partner, per timore d’infrangere un equilibrio.
E’ importante non commettere errori di
comunicazione del tipo: non lasciar parlare l’altro, parlare per allusioni,
chiudersi in un mutismo assoluto, tirare in ballo altre persone, sconfinare nel
passato, non indicare soluzioni, non sapersi fermare se l’altro e’ fuori di
se’. Meglio provare con le buone maniere, cercare di capire il punto di vista
dell’altro e non litigare mai alla presenza di altre persone. Le coppie
destinate a sciogliersi, si e’ notato, hanno un particolare modo di
“discutere”: ad esempio inizia la donna con accuse e lamentele verso il
compagno, che non parla e si trincera dietro mutismo, ostilita’, gesti di
stizza, collera e non mostra nessuna emozione positiva. Inoltre, questo
partner, non guarda mai l’Altro e non cerca di riconciliarsi, evita ogni
contatto fisico, addirittura s’irrigidisce e si sposta se questo avviene, e il
suo tono di voce puo’ essere impersonale, asettico, spigoloso o duro.
In ogni caso un rapporto in cui sono scomparse
stima e tenerezza, e si sono invece radicati critiche, disprezzo, mutismo, ha
pochissime ragioni per continuare.
Ancora una cosa che merita riflessione: si dice
spesso che la ragione, fra due persone in disaccordo, non e’ mai da una sola
parte, ma sarebbe piu’ giusto dire che questa eventualita’ e’ come la colpa
negli incidenti automobilistici, spesso c’e’ il concorso di colpa, ma a volte
no!
E’ cosi’, si ritorna ancora sull’importanza del
problema della comunicazione verbale: molti, specialmente uomini, possono
dimostrare sentimenti ed emozioni solo a livello fisico e, se sollecitati dal
partner a parlare di cosa pensano, delle sensazioni che provano, si ritrovano
bloccati. Questo evento provoca molto disagio nella coppia, perche’ questa
difficolta’ non permette la sensazione di completa fusione: e’ come se uno dei
due non permettesse all’altro di conoscere le idee e le emozioni che
sicuramente vivono in lui, e di conseguenza l’altra parte si sente esclusa,
tagliata fuori, senza poter condividere quello che reputa, a volte, importante
tanto quanto il sesso o anche piu’.
Per molti la spiegazione ha una ragione
ancestrale: compito del maschio e’ la difesa del territorio e questa non puo’
avvenire se distolti da “chiacchiere” femminili, cosi’ l’uomo e’ portato a
tacere e restar vigile. Ma la piu’ attinente sembra essere un’altra, quella in
cui il maschio e’ si’ in uno stato di difesa, ma dalla propria donna, che
conoscendo i suoi pensieri piu’ intimi e personali puo’ usarli anche per motivi
non sentimentali o affettivi, mettendo cosi’ in pericolo, nel rapporto, la
sicurezza e la stabilita’ del partner che si e’ confidato.
Un altro motivo di crisi nel rapporto e’ la
gelosia: secondario nell’elencazione dell’attuale discorso non lo e’, di certo,
in ordine d’importanza.
Primo distinguo che deve essere fatto e’ quello
fra gelosia e possessivita’: il geloso non desidera, per sue paure, che altri
interagiscano nel rapporto con il partner; per il possessivo questo non deve
accadere, perche’ il partner e’ come una sua proprieta’ senza diritto di
accesso a qualsiasi estraneo, e spesso anche in qualunque situazione.
In entrambi i casi si desidera un rapporto a
due che deve rimanere solo tale, perche’ cosi’ il geloso mettera’ da parte le
sue svariate paure: avvertire distolta l’attenzione che si desidera fissa su di
se’, che un altro possa dare al partner qualcosa che egli pensa di non avere o
non riuscire a esprimere nel proprio rapporto a due, o qualsivoglia motivazione
per cui un altro possa prendere il suo posto, ecc.
Il geloso, inoltre, difficilmente esprime
pensieri del tipo: ”Ho bisogno di sentirmi rassicurato sul mio rapporto con
te”, ma, spesso, aggredisce con frasi che attaccano l’altra persona sulla
serieta’ del suo comportamento, pur non avendo motivi per cui dubitare.
Non solo gli sconosciuti o le conoscenze
casuali possono scatenare il fenomeno della gelosia o della possessivita’, ma
anche gli amici. Questi ultimi possono essere oggetto di disturbo
principalmente nelle prime fasi del rapporto di coppia, specie se sono amici di
vecchia data; quando, invece, l’unione e’ gia’ abbastanza consolidata, possono
diventare degli elementi di sostegno. Anche la nascita di un figlio puo’
danneggiare il rapporto in cui uno dei partner e’ geloso: specialmente la
donna, e spesso, e’ accusata dal marito di essere diventata solo madre e non
piu’ moglie, senza una giusta motivazione.
Molta influenza ha, comunque, l’idea dell’amore
a livello personale e universale dei componenti della coppia; ad esempio, una
donna decide di troncare il rapporto matrimoniale, perche’ si sente poco amata
trovandosi da sola, ad allevare due figli, mentre il marito si trova a lavorare
nei paesi del terzo mondo. Di contro, il marito, per la sua idea di amore, non
solo a livello personale, ma anche universale, non se la sente di venir via
perche’ abbandonerebbe tanti bambini, senza nemmeno un genitore, a un’esistenza
tristissima. Decide di aspettare, prima di tornare a casa, che si attui la
promessa di trovargli al piu’ presto un sostituto e vorrebbe nel frattempo,
continuare il rapporto coniugale tornando a casa ogni due mesi. La salvezza di
un simile rapporto sta, oltre che nell’idea di ciascun componente della coppia
dell’amore a livello personale e universale insieme, anche nel riuscire a
trovare un compromesso. Voler riuscire a trovare un compromesso, nella coppia
in crisi, e’ importante; anzi, a volte, solo cosi’ la situazione e’ risanabile.
E’ sintomo di un amore ancora presente, che ci fa accettare di modificare
qualcosa nei nostri atteggiamenti, eliminare quei difetti che non piacciono
nemmeno a noi stessi, pur di non perdere la persona cui desideriamo essere
legati per la vita.
Molti pensano che la voce del cuore e quella
della ragione, non possano essere che distinte e separate, impossibile congiungerle;
anche Pascal dice che: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce ”,
ma subito si potrebbe obbiettare che sempre di “ragioni” si tratta, e che chi
non le vede, spesso, e’ solo colui che non vuole vedere.
In realta’ nessuno e’ felice con un partner che
lo ricolma di amore, soffre addirittura per lui, ma che nello stesso tempo non
e’ capace di rivolgere, oltre al cuore, anche la mente verso di lui: che non lo
sa capire, trovare le parole giuste per sostenerlo nei suoi momenti di crisi,
aiutarlo a trovare soluzioni che lo possano fare uscire da situazioni difficili
e dolorose. Amore e ragione sono tranquillamente visti sempre distanti, come
rette parallele, ma senza pensare o accettare qualcosa che e’ anche
dimostrabile geometricamente: le rette parallele, all’infinito, si congiungono!
Quando una coppia decide di separarsi, non
avviene mai in modo casuale e piuttosto raramente a causa di un solo partner: a
volte i ruoli di vittima e di carnefice possono risultare interscambiabili.
E’ difficile che un rapporto si esaurisca
contemporaneamente per entrambi i partner, ed e’ questo il vero problema: il
tempo impiegato a comprendere, a sentire che la relazione e’ ormai esaurita.
Alcuni preferiscono, oppure hanno
l’intelligenza o la scaltrezza o la pieta’, di non lasciare il partner, ma di
aspettare di essere lasciati da lui, perche’ esasperato dalla persona che si
ritrova vicino. In molti casi e’ la soluzione migliore per non aggiungere
nell’Altro, la sofferenza di essere abbandonato, oltre a quella della fine di
un amore.
Questo tipo di preoccupazione e’ anche quello
che spinge a non confessare un tradimento, di cui si e’ assolutamente sicuri
essere stato uno sbaglio, specie verso un partner che non ha mai avuto alcun
sospetto: servirebbe, piu’ che altro, per scaricare la coscienza di chi ha
tradito. In caso il cui il proprio senso di onesta’ esige la risoluzione del
dubbio, sull’esatto comportamento da adottare per una singola persona, questo
si puo’ risolvere chiedendo, o facendo chiedere da una terza persona al partner
tradito, cosa egli stesso farebbe in situazioni analoghe riferite ad altri e
anche, perche’ no, a se stesso. A secondo delle sue risposte ci si comporta di
conseguenza, certi di aver fatto il meglio per l’Altro, addirittura secondo il
suo modo di pensare e di comportamento.
E’ da ricordare, comunque, che finche’ si ama
si perdona, specie se il componente della coppia che ha tradito e’ capace di
dare ampie rassicurazioni che il tradimento non ha deteriorato il rapporto: e’
chiaro che questo argomento puo’ essere meglio sostenuto nei casi di un
tradimento fuggevole, e non in quelle relazioni che durano anche anni.
Altro motivo che predispone al perdono e’
riconoscere, da parte del partner tradito, che una certa colpa e’ da imputare a
se stesso per motivi tipo: mancata comprensione, specie in momenti particolari,
calo delle attenzioni ecc.
A volte si riscontra che il partner che
tradisce e’ quello che apre gli occhi al tradito: il tradimento allora e’ stato
attuato come un atto di ribellione e di rottura, ma da cui emerge la richiesta
o il desiderio di essere presi in considerazione e riconquistati.
Un rapporto puo’ finire anche perche’ nasceva
da un bisogno di esperienze o qualita’ a noi mancanti, che si sono acquisite
tramite l’altro o perche’ il partner ci attraeva, anche inconsapevolmente, per
il confronto e le discussioni che nascevano con lui e mediante le quali abbiamo
raggiunto una maggiore evoluzione, anche se allo stato attuale, egli non ha
piu’ nulla da offrirci e noi stessi da dargli. La continuita’ di quei rapporti
che non sono stabili ma caratterizzati da periodi felici e altri troppo
turbolenti, richiede una valutazione che solo un attento esame puo’ dare. La
risposta giusta si trova esaminando e valutando se cio’ che ci piace nel
partner e che egli possiede ed estrinseca nel rapporto di coppia, ha
un’adeguata proporzione raffrontata anche a quei suoi difetti per noi poco
tollerabili. In questi casi solo l’indicatore dell’ago della bilancia puo’
stabilire se il rapporto puo’ o deve continuare.
L’amore che ogni singolo partner prova, non
muore fin quando non e’ distrutto o modificato il costrutto mentale che l’ha
fatto nascere.
Puo’ cadere anche in una lunga fase letargica,
essere sostituito con diversi successivi rapporti, ma la fine vera, autentica,
e’ solo quella in cui sinceramente e veramente si ritiene, ormai, quell’amore
un qualcosa di errato, che non rispecchia piu’ le cose che adesso ci piacciono,
e che non ci appaga piu’ in cio’ che ora riteniamo veramente importante.
Non sempre la separazione si attua dopo aver
raggiunto questo stadio, anzi spesso ci sono dei periodi tormentati pieni di
ripensamenti, specie per legami da lungo tempo, ma se lo stadio di
consapevolezza e’ uguale, in entrambi i componenti della coppia, allora ci sono
delle separazioni che non saranno mai vissute allegramente, ma stupiscono per
la civilta’ e l’affetto che rimane fra gli ex partner.
Quest’ultima eventualita’, pero’, e poco
attuabile quando una forte attrazione ha legato subito i componenti della
coppia, ovvero, non sono mai stati amici prima che amanti.
A volte la decisione di separarsi e’ o appare
inevitabile, e da luogo a un cammino identico a quello seguito per giungere
all’unione, ma adesso a ritroso.
Infatti, il Noi puo’ tornare al Tu e il Tu
all’Io, anche se con sofferenza e senso d’estraneita’ del mondo circostante.
All’inizio non si e’ ancora tornati a pensare come singoli individui, e questo
pensiero rende insicuri, sconfortati e nostalgici, specie se il rapporto era
stato avviato senza un equilibrio personale dei partner.
E le esperienze sentimentali traumatizzanti,
rendono piu’ difficile l’inizio di una nuova relazione: il ritrarsi in se
stessi le rende piu’ grandi e dure di quello che effettivamente sono, e il loro
abbattimento un’impresa ardita e debilitante.
Ritornano i dubbi: ma era veramente amore se si
e’ esaurito, ed e’ possibile, dopo tanto tempo, non avvertire questa certezza?
Spesso la risposta e’ che l’amore era vero, ma non e’ riuscito a sopravvivere
alle difficolta’, come una pianta rara e bellissima ma morta soffocata da
erbacce invasive.
Queste ultime rappresentano sovente i nostri
difetti, e la consapevolezza che l’altro non e’ la persona sbagliata per noi,
ma l’errore consiste nella nostra incapacita’ a liberarci di atteggiamenti o
visioni errate, che non consentono la continuazione del rapporto.
Conseguenza di tutto cio’ e’ che non riusciamo
a rompere come vorremmo quel legame.
Piano piano ed eccoci tornati alla fase del Tu,
in cui si evidenzia la parte conflittuale dei partner: trova sfogo la rabbia,
riusciamo a dirgli cosa pensiamo di lui, anche se nell’esprimere il rifiuto
sentiamo che quella persona non solo non ci e’ indifferente, ma e’ ancora nella
nostra mente.
Tanto che, a volte, abbiamo la sensazione di
vederla nei posti piu’ svariati, un particolare richiama un gruppo di emozioni
o sensazioni, e lo stesso fanno un profumo o un tono di voce, senza togliere
nulla al fatto che se l’incontriamo veramente, non ci sentiamo per niente bene;
anzi uno strano malessere ci coglie e ci spinge, senza volerlo, a comportamenti
ridicoli che proprio detestiamo, e per di piu’ in un modo che non riusciamo a
nascondere.
Queste situazioni si vivono spesso, e forse
sono fondamentali per guarire da quel brutto stato d’animo, ma se questo non
recede nel tempo e’ un problema patologico incatenante: infatti, fa si’ che le
storie continuino, almeno a livello simbolico, con l’inconsapevole rifiuto di
arrivare alla separazione.
Questa sorta d’incatenamento amoroso, si
manifesta alla fine di ogni storia d’amore, e dura il tempo che occorre alla
ricostruzione della persona come individuo, e cioe’ all’Io distaccato dal Se’
di coppia.
Oltre che d’incatenamento, ha pure un’altra
funzione protettiva che si manifesta in entrambi i componenti della coppia (chi
abbandona e chi e’ abbandonato), anche se con diverse motivazioni di base: si
dice a se stessi e agli altri che non si ricadra’ piu’ in una storia
sentimentale, che se quella storia che sembrava unica e irripetibile e’ finita
allora e’ inutile provarci ancora, insomma si creano dei blocchi per formare un
muro difensivo dalle sofferenze amorose.
E’ un momento in cui le capacita’ emozionali
sono bloccate e congelate verso l’esterno, e questo fa si’ che si prenda
attentamente contatto con quello che noi stessi veramente desideriamo, in modo
che facendo chiarezza sull’argomento ci si senta piu’ forti, maturi, e quindi
piu’ capaci, d’intraprendere un nuovo rapporto affettivo.
Superato lo shock dell’abbandono e’ possibile
iniziare il ritrovamento di se stessi e dell’autostima: questi sono ingredienti
necessari per far si’ che possano trasformarsi in sentimenti di pace e tranquillita’,
quelle sensazioni di rancore, possesso, impotenza, disperazione, amore,
desiderio irrealizzato di tornare insieme, nonche’ quelli di frustrazione di
chi e’ abbandonato, e di desiderio di liberta’ di chi abbandona.
Questi sentimenti sono di una certa rilevanza,
se proprio in quella storia e’ stata investita gran parte della nostra vita e,
tra l’altro, non permettono di chiudere un rapporto, ma anzi lo trascinano nel
tempo, con la conseguenza della perdita della gioia di vivere.
La vera grande medicina per questi mali e’ il
Tempo: quando una storia si avvia al termine, e’ utile pensare ai legami
passati al fine di ricordarci come, dopo anni, i sentimenti di odio e di
vendetta si sono trasformati in auto stima personale, e affetto per l’ex
partner ormai fuori del nostro mondo.
Prima della chiusura di un legame bisogna porre
molta attenzione e verificare se vi sono stati nostri errori, e chiarire le
cose che piu’ ci hanno fatto male, cosi’ da poter eliminare i sentimenti
negativi di odio o vendetta che, se protratti negli anni, formano una barriera
che rende impossibili nuovi legami, e genera l’idea di essere incapaci di avere
nuovi rapporti, mentre la nostra vita l’avvertiamo come impregnata di
distruttivita’.
La routine e’ spesso citata come sintomo di
stanchezza o instabilita’ nel rapporto, ma e’ veramente un segnale di pericolo,
quando una coppia rinuncia a momenti d’intimita’ per poter fare qualcosa di
diverso dal solito.
Le storie sentimentali non finiscono per
ragioni banali tipo noia o routine (che tra l’altro si ripresentano quasi in
ogni legame), ma per il voler avere qualcosa di diverso in un rapporto: anche
chi ha subito un abbandono, in seguito, riconosce che era una cosa necessaria
per ritrovare il gusto della vita.
A volte il vero motivo e’ che uno o entrambi
avevano trovato nell’Altro qualcosa che non possedevano e sentivano necessario:
il rapporto di coppia ha colmato questa lacuna e il legame perde la sua
importanza.
Quando l’amore e’ quello vero all’interno di
una coppia, puo’ diminuire la passionalita’, ma l’impegno reciproco e l’affetto
fra gli ex partner rimangono anche all’esterno della coppia: si puo’
identificare nella differenza fra Eros, amore interessato, e Agape, amore
altruistico. Entrambi i partner dovrebbero riuscire a creare un nuovo rapporto
in cui si riconoscono in ruoli diversi della storia avuta insieme, ma, in certi
casi, i rimedi devono essere drastici, perche’ bisogna evitare strascichi
penosi e puntate supplementari a storie disastrose; per dimenticare, allora, e’
meglio non restare amici se l’amicizia altro non e’ che una piccola luce di
speranza lasciata accesa. Ma non bisogna nemmeno chiudersi in se stessi e non
mostrarci amore: occorre prendersi cura di noi stessi fisicamente e
psicologicamente; il periodo dell’abbandono diventa patologico se il peggio non
e’ passato nell’arco di 6 mesi.
La fine di certi rapporti, basati su un grande
amore, porta a non riuscire ad allontanarsi fin quando non si vede o s’intuisce
nell’Altro, il passaggio dal dolore alla rassegnazione e spesso si usano dei
metodi al fine di ottenere il disamoramento.
Si continua una convivenza nella quale, il
partner disamorato, nei confronti dell’Altro comincia a non telefonare piu’,
non chiedere cosa ha fatto nel tempo libero, non mostrare interesse, quando
parla, essere sempre assenti o distratti, non fare piu’ un regalo, non
ricordare compleanni o ricorrenze, arrivare in ritardo o mancare agli
appuntamenti, guardare per strada le persone di sesso opposto e cosi’ via.
Questi sono degli atteggiamenti che, certamente, ci fanno lasciare anche da
persone abbastanza innamorate.
La fase del Tu dura piu’ delle altre, deve
essere compresa e non evitata perche’ il suo obbiettivo e’ farci giungere alla
fase del Se’, ovvero l’Io ritrovato.
Quest’ultimo e’ colui che ha capito se stesso
nel suo passato, e sa cosa desidera nel suo futuro: un individuo che la
mattina, al risveglio, e’ sereno e gioioso, in stato di benessere con il suo
stesso Io; le recenti riflessioni gli hanno procurato un senso d’esaltazione,
dato dalla scoperta del suo Io piu’ vero ritrovato. Una presenza che sara’
stabile, visto che non dipende piu’ dalla coppia, ma solo da come lui stesso e’
veramente; e tutto cio’ senza togliere nulla, al fatto di tornare a innamorarsi
di nuovo di un’altra persona!