SE
TROVASSIMO UN LIBRO…
Se
trovassimo un libro, senza copertina, senza frontespizio, con le sole pagine,
cosi’ da non poter risalire all'Autore e decidessimo di farci un'idea di
chi lo ha scritto e perche’, oggi, oltre alla semplice lettura, grazie alla
moderna tecnologia, avremo i mezzi per poterlo esaminare e analizzare
minuziosamente, "parola per parola". Se poi ci accostassimo a questa
operazione, con uno spirito che e' solo tale, senza l'aggiunta di aggettivi
come cristiano, musulmano o simili, la comprensione sarebbe piu’ corretta,
perche’ priva di devianti preconcetti.
Potrebbe
risultare interessante, fare questo esperimento con uno dei libri piu’ diffusi
nel mondo, la Bibbia, meglio se in versione originale onde evitare errori di
traduzione. Il contenuto di questo libro e' troppo esteso, per essere ricordato
facilmente e interamente dalla mente umana, ma con curiosita’, pazienza e molta
attenzione, potremo ricavarne un condensato dei suoi aspetti fondamentali.
Un Essere
ha compiuto opere grandiose, e sembra indurci a comprenderne lo scopo
disseminando qua e la’, le chiavi che aprono le porte per accedere a questo
percorso. Il libro e' la sua "Parola" e quindi anche la sua
"promessa": "Se mi cercherete con tutto il cuore, mi faro’
trovare da voi" (Gr. 29,13).
Vi sono
dei punti molto significativi nei due racconti della creazione (Gn.1,1-2,4 b);
nel primo, Dio (Elohim) sottopone a verifica ogni opera materiale da Lui stesso
creata: " e Dio vide che era cosa buona" (Gn.1,4-31), e la benedice,
diversamente dal Signore Dio (Yeve' Elhoim) del secondo.
Dio
(Elhoim), crea il cielo e la terra (Gn.1,1) e, nel secondo racconto della
creazione, fa lo stesso il Signore Dio (Yeve' Elhoim), ma in ordine inverso,
perche’ forma prima la terra e poi il cielo (Gn.2,4 b). L’essere umano da Lui creato
non e’ fatto a Sua immagine e somiglianza, ma plasmando la terra: per renderlo
vivente deve insufflargli l'alito di vita (Gn.2,7).
Anche i
tempi non sono gli stessi: Dio (Elhoim) lo pone alla fine della Sua creazione,
quando la terra ha gia’ germogliato e dato frutti; nel secondo racconto,
invece, la creatura del Signore Iddio (Yeve’ Elhoim) prende vita, mentre la
terra non ha ancora prodotto nulla (Gen.2,8).
Sempre
differentemente dal primo racconto, si riscontra che la creazione degli animali
e’ successiva e non precedente a quella dell’uomo: anche loro, come l’uomo, non
sono creati, ma plasmati dal suolo per dargli “un aiuto simile a lui”
(Gen.2,18). Non e' lasciato libero nel mondo a cui appartiene, ma riceve
l'ordine di coltivarlo e custodirlo (Gn.2,15) invece dell’unico comando:
"Crescete e moltiplicatevi" (Gn.1,28) del primo racconto. E ancora
altre diversita’: puo’ mangiare l'erba del campo oltre ai frutti degli alberi,
ma uno a lui e' vietato (Gn.2,16).
Non ha in
se’ l'equilibrio dei "figli di Dio" (Elhoim) e deve essere scisso in
due esseri opposti e complementari (Gn.2,21). Il Signore Dio (Yeve' Elhoim)
sorveglia la sua evoluzione e lo tiene vicino a se’, ma il comportamento
dell'uomo e' tale da indurlo a scacciarlo, e a imporgli un castigo, che altro
non e' che un metodo di comprensione (Gn.3,23).
A questo
punto il nome di Signore Dio (Yeve' Elhoim) non e’ piu’ menzionato, ma si
differenzia in Dio (Elhoim) e Signore (Yeve'). L’essere umano, pero’, non si
evolve, anzi precipita fino a far dire al Signore (Yeve') di essersi pentito di
aver fatto l'uomo (Gn.6,6) a differenza di Dio (Elhoim) che invece dice di se’
che Lui: "Non e' un figlio dell'uomo da potersi pentire" (Nm.23,19).
Cosi’ sia Dio (Elhoim) sia il Signore (Yeve'), impartiscono all'unico giusto
rimasto sulla terra, Noe’, il compito di conservare il germe delle creature
viventi, prima della distruzione per mezzo del diluvio: una coppia di ogni
animale per Dio (Elhoim) (Gn.6.13) e sette coppie, invece, per il Signore
(Yeve') (Gn.7,1). Dopo la fine del diluvio scompare quasi, il nome di Dio
(Elhoim), mentre diventa quasi l'unico quello del Signore (Yeve'): egli da’ una
legge espressa piu’ volte nell'Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Per
lunghissimo tempo sorveglia e punisce per ammaestrare la sua creatura, ma
questi castighi non subiscono effetto; si manifesta anche per bocca dei
profeti, ma invano. Alla fine per riavere l’essere da lui creato, che non e'
piu’ in grado di risalire fino a Lui, c'e' un solo modo: scendere a riprenderselo;
cosi’ "non un inviato, ne' un angelo, ma egli stesso li ha salvati, con
amore e compassione egli li ha riscattati, li ha sollevati e portati su di se’
in tutti i giorni del loro passato” (Is.63,9). Sparisce, a questo punto, dal
seguito del libro il nome del Signore (Yeve') sostituito da quello di Gesu’
(cioe’ Ye-s-ve'). Egli e' il Signore che "non e' venuto per essere
servito, ma per servire" (Mt.20,28), "e dare la sua vita in riscatto
di molte" (Mt.10,45), "per riscattare coloro che erano sotto la Legge,
perche’ ricevessero l'adozione a figli" (Gl.4,5).
Gesu’
lascia all'uomo la sua "Parola", espressa in:
-
parabole
(Mt.4,3-13,3-13,24-13,31-13,44-13,47-13,51-18,22-24,45-22,3-28,12-21,28-21,33-12,1-25,1;
Mc.4,26; Lc.8,5-17,3b-10,30-11,45-12,4-15,3- 15,8-15,11-
16,1-16,19-17.7-18,1-18,9-19,11-21,36; Gv.10,1);
-
spiegazioni (Mt.10,26-7,2-13,12-9,35);
-
perfezionamenti (Mt.4,21-5,27-5,33-5,38- 5,43; Lc.16,8-7,29);
- avvisi
(Mt.7,1-7,6-13,31-6,24; Lc.6,37-10,12-16,3; Gv.13,34);
-
ammonizioni (Mt.7,13-7,15-7,21; Lc.12,34-6,43-6,46);
-
raccomandazioni (Mt.6,2-6,5-6,16).
Morente,
sulla croce, si rivolge a Dio (Elhoim): "Eloi, Eloi, lema sabactani?"
(Dio mio, Dio mio, perche’ mi hai abbandonato? Mc.15,34) che non e' una frase
di disperazione, ma l'inizio del Sal.22 che ne predice l’identita’ e la
passione. Prima di morire pronuncia la frase: “Tutto e’ compiuto!” (Gv.19.30)
Rimane il
suo esempio, piu’ la testimonianza visibile delle cose da Lui affermate e il
messaggio sui tempi futuri (Apocalisse).
E chi
volesse vedere le cose scritte ma disseminate in questo "libro",
potrebbe, visionandolo sotto CD-Rom, ricercare la singola voce e scoprire che,
estrapolandola con il versetto che la contiene, quasi sempre, mettendo assieme
i risultati della ricerca (a volte anche in stretto ordine dei libri stessi) si
puo’ assemblare un messaggio, che e’ come un nuovo salmo sull’argomento scelto.