Tantissimo tempo fa...
La Piramide Simbolica
I Magi cosi’ parlarono a Ram: « O figlio, un tempo, nel corso dei secoli, alcuni uomini studiarono gli astri, altri approfondirono i misteri del suolo, altri ancora quelli del corpo umano. Quando ognuno di questi uomini era arrivato alla verita’ nel dominio dei propri studi, chiamava i suoi fratelli e diceva: "Ecco la mia pietra per il tempio!". Ora, arrivo’ il giorno in cui queste pietre furono numerose e si costrui’ un edificio, sintetizzando il disegno di ogni muratore che aveva portato la sua pietra. L'edificio prese la forma di una piramide; ecco perche’ noi ne abbiamo costruita una presso la sfinge Atlante: e’ la nostra risposta al suo enigma, il simbolo supremo di ogni iniziazione, edificato secondo il grande architetto dell'Universo che e’ la Vita. Ed e’ per questo che nel Santo Tabernacolo, riposto nel piu’ profondo mistero della nostra dimora, non vi e’ che un solo smeraldo a forma di piramide. Ogni scienza deriva da esso e ogni scienza a esso conduce; per comprenderne la luce basta scomporre la piramide, e studiarne le parti ».
Il Triangolo
« Nella piramide il triangolo unisce la sommita’ alla base ed e’ il simbolo della manifestazione divina del ternario creato. Se in principio l'unita’ fondamentale, Dio, si trova spesso espressa nel cosmo del Verbo, sintesi dei ritmi nella somiglianza del padre, sintesi delle generazioni, questa unita’ non puo’ rivelarsi ai nostri occhi se non sotto forma di una trinita’, perche’ ogni cosa sottintende l'accoppiamento di due contrari. Ecco perche’ nel punto sotto l'angolo sono il principio maschio e il principio femmina che si sviluppano nell’unita’ per diventare l'Universo e i due poli della creazione. La linea orizzontale e’ il poema delle labbra congiunte e il simbolo dell'abbraccio cosmico; l'angolo e’ l'odio, il triangolo e’ l'amore, e siccome la legge di creazione e’ una legge d’amore, il triangolo che la esprime significa Dio, grande architetto del Tempo. Dunque uno rappresenta il padre, due la madre e tre il figlio ».
Il Quadrato
«Cosi’ dal punto noi siamo scesi al triangolo e per il triangolo al quadrato, simbolo del mondo sensibile. Le linee che lo compongono sono disposte in croce e ci danno la meccanica che costituisce la molla vitale di tutte le cose quaggiu’. E' il simbolo dell'asse di gravitazione della natura, perche’ ogni braccio ha attaccata una forza che lo fa girare all'infinito per modellare tutti gli esseri umani e creati. Figlia della piramide, la croce rivela l'equilibrio delle forze che assicurano le forme vitali ».
Il Circolo e le Stelle
«Ora, Ram, prendiamo il compasso, la riga e la squadra e tracciamo i simboli che derivano dal tempio piramidale. Dal punto "Dio", come centro, descriviamo un circolo che passi per la sommita’ degli angoli del quadrato e avremo la circonferenza di tutto cio’ che e’. Oltre a essa vi e’ l'ignoto che sfugge a ogni ricerca, dentro vi e’ l'Universo e le sue produzioni infinite. Combinando il triangolo al quadrato, al tre aggiungiamo il quattro e avremo la stella dai sette raggi che esprime uno dei misteri piu’ profondi della nostra scienza. Sara’, anzitutto, il simbolo delle sette trasformazioni della luce, dopo aver superato la catena stellata dello zodiaco, poiche’ questo numero e’ quello delle zone planetarie, dove le forze iniziali si dividono in forze secondarie, dove il Colore genera i colori, il Suono i suoni, Dio gli dei. La stella dai sette raggi e’ il simbolo della lira cosmica e numerosi sono, infatti, gli uomini il cui corpo e la cui anima vibrano per la frenesia delle passioni; piu’ rari sono coloro che, iniziati, conoscono e hanno un'intelligenza superiore. Occorre pero’ che questa iniziazione sia mantenuta solamente in mano ai Sacerdoti, perche’ se essi dovessero parlare di questi riti magici, indubbiamente questi perderebbero la loro potenza. Tra gli altri simboli, la stella dai sei raggi, formata dalla congiunzione di due triangoli, sara’ il simbolo dell'evoluzione e dell'involuzione, dell'eterna stretta tra la forma e la materia che rappresenta l'imperfezione dell'uomo. Vi e’ poi la stella dai cinque raggi che rappresenta invece la perfezione dell'uomo ».
Il Serpente del desiderio
« O figlio, contempla questo serpente che noi abbiamo rappresentato mordentesi la coda: esso gira continuamente su se stesso, perche’ a desiderio succede desiderio e sempre desiderio. Gira generando il perpetuo egoismo, il quale precipita chi vuole innalzarsi e innalza chi vuole abbassarsi in una ridda infernale di follia. Attanaglia la carne tra necessita’ maledette, la rende schiava delirante d’innumerevoli chimere, fa piombare l'uomo nelle tenebre dell'incoscienza. Il serpente stringe tra le sue spire i popoli ponendoli sotto il dominio di una cieca fatalita’, di una fregola che avvelena il sangue e spezza le reni. Cosi’ sono pochi gli uomini che con uno sforzo titanico rompono il cerchio fatidico tracciato dal serpente e lo costringono ad alzare la testa. Ma se vuoi conoscere la ragione d'essere senza veli, interroga la sfinge di Giza, della quale noi rispettiamo il simbolo ».
La Sfinge
Portato davanti alla sfinge, Ram ebbe la possibilita’ d’interrogarla. Le domando’ chi fosse ed ella rispose: « Io sono nata dalla sapienza per trasmettere nel futuro queste semplici parole: "L'uomo deve osare, volere, sapere e tacere". Sono la forza intelligente che emana dal Gran Tutto, il Verbo d'oro che canta la gloria dell'Essere. Ho il corpo da leone perche’ un tempo non ero che un animale, una forza cieca della natura, ma poi la luce si fece in me; ho osato e voluto e ho compreso cio’ che distingue l'uomo dall'animale, l'intelligenza radiosa che domina la mente. Non ho voluto rinnegare la mia origine, ho conservato il corpo da leone e sono divenuta la sfinge dalla testa umana. Ora che tu sai taci, prendi esempio da me e sii enigmatico, perche’ la forza risiede nel silenzio e la verita’ non puo’ generare che follia nei cervelli troppo deboli per comprenderla. Perche’, che altro sono gli uomini che ti circondano se non leoni ruggenti nell'insaziabile fame dell'egoismo? Che cosa diverrebbe la scienza magica nelle loro mani? Conservala! Sia dunque racchiusa la scienza nel tuo tabernacolo: meglio e’ per una moltitudine vivere nell'ignoranza che sapere a meta’ per il fine egoistico di opprimere il fratello. Taci anche tu Ram, l'eta’ dell'oro non e’ ancora giunta, non siamo che nell'eta’ dell'argento e soltanto lentamente gli uomini s’incammineranno verso un'eta’ piu’ gloriosa, dove tutti, padroni del loro corpo da leone, saranno moralmente abbastanza evoluti per ricevere la sapienza e servirsene senza pericolo per gli altri. Fino a quel giorno l'iniziazione e’ necessaria e un abisso deve esistere tra l'iniziato e il passante ».
Tanto tempo fa…
Gli iconoclasti
Non di meno, in Oriente, gli iniziati continuavano a tenere testa a Roma e a Sant'Agostino e sviluppavano i misteri della gnosi e del manicheismo. Furono loro che a Bisanzio, fecero nascere la famosa lotta degli iconoclasti, il cui pensiero segreto non era quello di distruggere le immagini, ma d’intellettualizzare la dottrina del Cristo e di impedire che il popolo dovesse ritornare all'adorazione degli idoli. Essi non furono, pero’, compresi dal volgo, perche’ i simboli geometrici al volgo non dicevano nulla, invece da Roma era offerta al popolo l'immagine di un Dio scintillante di mosaici e di pitture dorate.
Perseguitati dai cristiani amici di Roma, gli iniziati si videro costretti a fuggire in Siria, in Persia, in Arabia, in cerca di un luogo sicuro e di un centro intellettuale. L'Egitto, in effetti, non era piu’ un centro che poteva radunarli, Iside era morta, riempiendo di silenzio i paesi del Nilo; le piramidi non erano diventate altro che tombe tenebrose e la sfinge era solo un fantasma del passato immerso nella sabbia. Prima di morire, gli iniziati egizi ebbero pero’ un'idea. Per conservare la tradizione delle piramidi a dispetto di Roma, affidarono i geroglifici a un popolo di nomadi venuto dall'India e che vagabondava tra le paludi del Nilo. Questo popolo, detto Boemo, era vizioso e naturalista; vendeva le sue donne, si ubriacava, saccheggiava e rubava: in esso l'involuzione si era fatta carne. Ma gli iniziati pensavano con ragione che, in quell'epoca di tenebre, il vizio sarebbe stato il luogo piu’ sicuro per custodire la tradizione e confidarono a questi nomadi la tradizione. Insegnarono loro l'arte di servirsene per predire l'avvenire e spiegarono a loro il senso divinatorio delle ventun lamine sante del libro di Tot Ermete, per il cui studio occorrevano, un tempo, ventun anni di fatica. Dopo aver mostrato tutti gli espedienti, lusingando la loro cupidita’ e insieme l'attrattiva invincibile di divenire profeti, che e’ in ogni anima, dissero loro: « D'ora in avanti voi vi chiamerete popolo dei Rumi e andrete per la terra predicendo l'avvenire con l'aiuto dei tarocchi e non mirando che a questa meta. Seguite il cammino del sole per vedere dove va a coricarsi ».
I Boemi accettarono il sacro tesoro della tradizione di Tot Ermete, ne fecero la loro Bibbia e si mossero verso l'Occidente alla ricerca della luce. L'Occidente era Roma, e nel pensiero degli iniziati questo torrente di ladri e di meretrici, la cui magia avrebbe sedotto la folla e ne avrebbe lusingata la superstizione, era il modo piu’ adatto per dare l'assalto al papato trionfante. Sarebbe venuto il giorno in cui i Boemi, (e anche coloro a cui portavano quella tradizione), avrebbero imparato a leggere, a vedere dei geroglifici che erano conservati nelle mani dei gitani, a comprendere che non erano altro che foglie sparse della tradizione e che la parola Rum era semplicemente la corruzione della parola Ram.