Quanto segue, non vuole insegnare nulla a nessuno: quel che vi è scritto è già dentro di noi, ma spesso come un puzzle ancora incompleto. Lo scopo è quello, nel caso si volesse provare a completarlo, di cercare di delineare meglio l’immagine che dovrebbe apparire.

 

 

Nel corso della storia gli esseri umani hanno sviluppato tre sistemi cerebrali per consentire e favorire la riproduzione: il primo è legato all’attrazione sessuale ai fini dell’accoppiamento, il secondo all’amore romantico che consente una concentrazione fisico-emotiva sul partner, il terzo all’attaccamento a lungo termine che favorisce la crescita dei figli.

 

Prendendo in esame il primo sistema, quello legato all’attrazione sessuale, può essere utile entrare nel particolare per cercare di capire meglio il tipo d’attrazione fra i due sessi, al di là di qualsivoglia esperienza, struttura mentale o educazione ricevuta e cercare d’indagare su ogni singolo elemento nel dettaglio.

 

Da premettere che un effetto di mancata attrazione o addirittura repulsione è, comunque, riscontrabile fra persone cresciute insieme, specie nel periodo d’età fra i tre e i sei anni; la causa è un’eccessiva familiarità, che agisce come la barriera sessuale tra fratelli e sorelle, allo scopo di escludere l’incontro di eventuali geni difettosi che potrebbero sviluppare individui malati.

 

Nella tabella seguente sono elencate le parti del corpo umano che principalmente attraggono i due sessi: questo è imputabile al DNA al fine della perpetuazione della specie. L’ordine è quello della dislocazione nel corpo umano, con una visione all’alto verso il basso. Le statistiche dicono che entrambi i sessi osservano il viso, ma l’uomo indugia particolarmente sul seno della donna e quest’ultima sul sesso di lui.

 

 

Capelli

 

Spalle

 

Seno

 

Fianchi

 

Glutei

 

Sesso

 

 

In realtà, per un uomo, al di là di come può ricordare in tempi successivi, nell’immagazzinamento dei ricordi l’ordine è diverso. Il primo elemento sono i glutei femminili: la visione diretta indirizza già alla posizione di accoppiamento più usata in tutto il mondo animale.

 

A suggerire o indirizzare verso quella parte la ricerca del piacere, vi è il ricordo, quasi sempre latente, ma non assente, della similitudine con il seno femminile.

 

Ricordo che è ancora più attinente visto il rispetto delle proporzioni che ritroviamo: infatti, i glutei femminili, guardati da un maschio arrivato all’età dell’accoppiamento, hanno le stesse dimensioni dei seni femminili visti, quando era neonato, durante l’allattamento.

 

A proposito del seno, l’attrazione più forte non nasce per la vista di un seno grande, ma più precisamente, quando le dimensioni sono accentuate rispetto al resto del corpo. Anche questo ha motivazioni riguardanti la conservazione della specie: il gonfiore del seno femminile è collegato a quella fase dell’attività ormonale che precede l’ovulazione e un rapporto sessuale, in quel periodo, ha più probabilità d’instaurare una gravidanza. Un seno di dimensioni eccessivamente grandi, invece, non risulta in genere troppo attraente: denota un’eccessiva produzione di prolattina e questo squilibrio non è favorevole alla procreazione. Spostandoci ai capelli troviamo una motivazione simile: la chioma non solo folta, ma anche lunga, è la prova di un alto contenuto di ormoni femminili; infatti, nell’uomo, anche se un basso livello di testosterone consente una capigliatura folta, non consente la lunghezza dei capelli femminili dipendente dagli estrogeni.

 

Un bacino ampio, ha pure la sua attrattiva motivata dal proseguimento della specie, perché’ garantisce un parto con più probabilità di successo.

 

Al contrario, le spalle, devono essere non troppo larghe per attrarre il sesso maschile, altrimenti denotano una struttura fisica che è portata ad attività mascoline, quindi, con bassi livelli di ormoni femminili; la mancanza d’attrattiva per una donna troppo alta nasce sempre dalla motivazione suddetta. Sulle differenze riguardanti la morfologia propria degli organi sessuali, non è necessario dilungarsi, ma anche qui ci sono delle analogie che contano come, ad esempio, l’attrattiva per l’uomo, delle labbra femminili carnose, rosse e umide che richiamano l’eccitazione sessuale della donna e quindi la disponibilità all’accoppiamento.

 

In generale attraggono di più persone le cui fattezze sono simmetriche, perché’ questo denota uno sviluppo fisico armonioso, anche se l’attrazione maggiore si dirige verso una leggera asimmetria, forse perché’ favorisce un migliore riconoscimento.

 

La pelle più chiara nelle donne è pure una fonte d’attrazione a livello sessuale: il motivo di questa preferenza sembra sia dovuto al fatto che un colorito pallido sia legato all’idea di giovinezza e ciò, nella donna, significa anche alto potenziale riproduttivo.

 

E’ stato osservato che quando la donna si trova nel picco dell’ovulazione, il periodo fertile, la sua pelle appare più “sbiadita”, mentre nel periodo della gravidanza, quasi a segnalare questa condizione, molte donne sperimentano un’iperpigmentazione, melasma (chiazze scure) e di contro macchie e scurimento della pelle, sono pure fenomeni che si riscontrano in un’età avanzata non più atta alla riproduzione.

 

Inoltre, questa diversità di colorazione, sarebbe imputabile alle diverse necessità di assorbimento dei raggi ultravioletti da parte dei due sessi: le donne avrebbero bisogno di assorbirne di più perché questa gamma di luce permette la sintesi della vitamina D. Questa sostanza, infatti, favorisce la disponibilità di calcio, elemento essenziale per la formazione delle ossa del feto durante la gravidanza: una pelle chiara fa meno da schermo e quindi è permeata da una maggiore quantità di raggi UV.

 

Naturalmente, un colorito chiaro non significa pallore; questo, infatti, è associato a uno stato di malattia come nel caso di un’infezione o di un problema genetico (ad esempio l’anemia): è una pelle rosata che risulta la più sana e attraente.

 

Gli occhi scuri risultano attraenti per chi cerca un senso di dominio o sottomissione, quelli chiari per chi sente il bisogno di sicurezza e stabilità.

 

Un’ultima cosa ancora, si riferisce allo strato adiposo: il suo spessore è sintomo di benessere materiale e fisico e quindi altro elemento propizio alla procreazione.

 

Di contro, alcuni uomini rifuggono le donne abbondanti e formose per una predilezione verso figure femminili esili, scarne, efebiche, con fianchi stretti e seno inesistente: nella stragrande maggioranza dei casi, questi individui, hanno problemi fisici o più frequentemente psicologici che, facendoli sentire poco maschi, li orientano verso figure poco femminili, ma più tranquillizzanti per chi sente scarsa e carente la propria mascolinità. Diverso il caso di chi preferisce una femmina con il seno piatto o inesistente, perché’ ha dei problemi di omosessualità e questo può dargli la sensazione di abbracciare un ragazzo.

 

Anche per l’attrazione degli uomini verso una capigliatura femminile bionda ci sono le stesse basi biologiche riguardanti il colore della pelle: l’attrazione per i capelli fulvi sarebbe legata al fatto che gli uomini giudicano attraenti, in un volto femminile, dei tratti infantili, ma la spiegazione più logica è data dall’antropologia ed è conosciuta con il nome di “Ipotesi della Vitamina D”.

 

I primi homo sapiens avevano la chioma scura, “tinta” che consentiva loro di proteggere la pelle dai raggi ultravioletti ma muovendosi dalla Savana africana verso nord, la carnagione scura non si dimostrava però più funzionale. A quelle latitudini, questo aspetto riduce l’assorbimento della luce, il che va a detrimento dello sviluppo delle ossa e il problema era verosimilmente maggiore per le donne le cui pelvi, a causa della riduzione di assorbimento di calcio (dovuto alla scarsa sintesi della vitamina D), poteva fratturarsi con la gravidanza. Ecco allora che, in termini di selezione naturale, l’attrazione convergeva verso le donne con meno melanina (il pigmento che colora pelle, capelli e occhi).

 

I capelli scuri inducono a classificare l’individuo una persona seria, quelli rossi come passionale e quelli chiari a una dal carattere dolce.

 

Gli occhi scuri attraggono chi ha un desiderio di sottomissione, quelli chiari chi cerca sicurezza e stabilità.

 

Tatuaggi e piercing attirano chi cerca una fuga dalla repressione e cravatte e uniformi chi sente il bisogno di protezione.

 

Se negli animali l’odore svolge un ruolo centrale, per la scelta del partner nell’uomo, questa percezione non è del tutto scomparsa: ci sono zone del corpo che emettono quelli che sono definiti i “feromoni umani” e sono petto, ascelle e piante dei piedi che producono gli stessi acidi grassi che secerne la zona genitale quando c’è eccitazione sessuale. Studi recenti hanno portato a scoprire che questi “odori” non sono quasi percepiti coscientemente e, comunque, hanno un recettore specifico diverso dagli altri recettori delle essenze: l’organo vomeronasale, detto così perché posto alla base del naso.

 

Il feromone maschile, l’androstenolo, è prodotto soprattutto nella regione delle ascelle ed è presente in quantità maggiore in quest’incavo dell’uomo: si è valutato che le ascelle maschili producono, infatti, 5 volte di più androstenone di quelle femminili. A determinare il tipico “olezzo” da macho, contribuiscono anche i diversi ceppi di batteri che colonizzano l’ascella maschile e quella femminile: negli uomini predomina il Corynebacteria, nelle donne il Micrococcaeae.

 

Il profumo di questa sostanza è giudicato di solito gradevole da parte delle donne, ma succede che dopo circa 20 minuti si ossida trasformandosi in androsterone e…sembra che quest’ultimo non susciti, invece, molti entusiasmi; circa il 30% degli uomini e il 70% delle donne sono in grado di percepire l’odore dell’androstenolo, mentre quasi tutte le femmine sono in grado di sentire l’androstenone; per contro, metà dei maschi non lo avverte.

 

In ultimo, le donne nel periodo fertile lo colgono in maniera decisamente più netta e, in quel frangente, tendono a ritenerlo anche piacevole; dati venuti fuori da una ricerca, hanno appurato un particolare curioso che le donne tendono a preferire uomini che sappiano di “papà’’. Infatti, buona parte delle partecipanti ha dato mostra di prediligere odori che indicavano un MHC (microparticelle che esprimono l’unicità di un organismo) simile al proprio, e più precisamente a quella parte del corredo cromosomico ereditata dal padre.

 

Tuttavia è stato appurato che non è l’attrazione per individui che somiglino al genitore (anche se solo sotto il profilo immunitario), ma il criterio in base a cui le donne scelgono, colui che potrebbe divenire il padre dei propri figli, s’indirizza su chi risulta familiare, invece che su chi appare “sconosciuto”. Questa tattica, consentirebbe alle donne di assicurarsi che ai figli siano trasmessi dei geni sani.

 

La donna nel suo periodo fertile produce il feromone femminile, chiamato “copulina”, che è un complesso di acidi grassi presenti nella vagina; combinazioni più brevi di questi acidi sembra siano rintracciabili in altre regioni del corpo, come l’areola dei capezzoli, le ascelle, l’ombelico, il cuoio capelluto e la bocca. La secrezione di copulina, come detto, non è uniforme nel corso del tempo: è più intensa nelle giovani e inferiore in donne più in là negli anni; si supponeva avesse anche variazioni legate al ciclo e più precisamente alla produzione di estradiolo (un ormone femminile).

 

Un esperimento condotto dall’Università del Texas ha portato a una conclusione al riguardo: non solo l’ammontare di copulina varia nel corso del ciclo, ma essendo più concentrata durante l’ovulazione conferisce un odore particolarmente attraente alla donna in quella fase.

 

Attraggono negli uomini tutto quello che scaturisce dagli ormoni maschili: l’alta statura, una fronte ampia, sopracciglia marcate, mento pronunciato, mascella larga, pettorali muscolosi e rapporto vita-fianchi 0,9; di contro, nelle donne, fronte spaziosa, occhi grandi, naso piccolo, mento piccolo e non sporgente, capelli luminosi, labbra rosse e carnose, seni simmetrici e sodi, pelle liscia, rapporto vita-fianchi 0,7.

 

A volte, questioni di mode, strutture mentali, condizionamenti nell’educazione e simili portano la nostra parte conscia a rigettare questi segni, ma il DNA e il nostro inconscio, comunque, non si danno per vinti e così una persona che si era “scartata” da svegli, ci si stupisce ritrovandola in sogno.

 

Questo tipo di attrazioni sono normali in ogni persona che ha un qualsiasi rapporto: anche una persona felicemente sposata nota queste cose; le nota e basta se il suo rapporto è buono, al contrario, se non lo è, si generano attrazione e pensieri persistenti per un elemento estraneo alla coppia. Questa prima fase, legata all’attrazione sessuale, è caratterizzata negli uomini a un’elevata produzione di testosterone e a un’attività nelle zone del cervello legate agli stimoli visivi e di erezione: da uno sguardo devono capire se la donna è adatta a produrre figli sani.

 

C’è una parte scoperta che di solito attira l’attenzione e provoca una reazione di attrazione o rifiuto veloce e istintiva: le mani, che sono seconde solo alla faccia in quanto ad espressività, infatti, con le mani gesticoliamo, indichiamo, ci tocchiamo e stabiliamo un contatto. Generalmente, il primo contatto reciproco avviene proprio sfiorando la mano dell’altro, facendo aderire il nostro palmo contro il suo o intrecciando le dita con quelle del partner. Risulta perciò interessante l’aspetto delle estremità, non solo è importante che siano curate e pulite, ma sembra che la forma del metacarpo e delle dita rifletta delle caratteristiche legate alla fertilità e all’orientamento sessuale.

 

Le mani delle donne appaiono più lunghe e affusolate, mentre quelle degli uomini sono comunemente più corte e tozze, ma sembra che siano soprattutto la forma delle dita e la loro dimensione a essere legate all’attrattiva di una persona dell’altro sesso.

 

La scienza ha dimostrato, che il particolare estetico che conta sta nelle dita e precisamente nel rapporto tra lunghezza dell’indice e dell’anulare; va precisato che la simmetria è uno degli aspetti più importanti che inconsapevolmente prendiamo in esame quando valutiamo il grado di avvenenza e che la relazione tra indice e anulare, detta indice digitale, dipende dall’effetto degli ormoni.

 

Al momento dello sviluppo in utero, il testosterone, l’ormone maschile, stimola la crescita del 4° dito, mentre gli estrogeni, gli ormoni femminili, incidono sulla dimensione dell’indice, la differenza è più marcata nella mano destra. Un dito anulare più lungo dell’indice è segno dell’influenza intrauterina del testosterone; invece, se è il secondo dito a essere più allungato, si deve agli ormoni femminili e le indagini mostrano che in genere le donne hanno le due dita più simili, mentre nell’uomo il dito indice è leggermente più corto dell’anulare. In sostanza, confrontando queste due dita in rapporto al sesso del nostro interlocutore, possiamo intuire quanto è maschile o femminile, e in California hanno scoperto che alcune donne omosessuali, mostravano un rapporto fra le due dita simile a quello dei maschi eterosessuali, suggerendo così quanta parte abbia avuto l’esposizione agli ormoni maschili, nello sviluppo della loro inclinazione; altri hanno rilevato che nelle donne particolarmente fertili, il dito indice mediamente è più lungo della media.

 

Se una persona suscita in noi interesse, ci si trova a guardarla per un tempo che supera i 4 secondi; per decidere se ci piace, impieghiamo dai 90 secondi ai quattro minuti.

 

Facendo una sintesi (si vedranno in seguito altri dettagli) di quelle che sono le prime comunicazioni mediante un linguaggio verbale e gestuale, per la comunicazione del desiderio sessuale, dovremo soffermarci non su messaggi espliciti, ma su cambiamenti che accompagnano l’eccitazione, osservabili della fisiologia.

 

Anche certi comportamenti possono lasciar trapelare il desiderio erotico, ma solo se osservati nel quadro di riferimento delle variazioni fisiche e va puntualizzato, al riguardo, che numerosi studi riportano che gli uomini tendono a fraintendere con una certa facilità i segnali inviati dal sesso debole: messaggi che sono solo amichevoli possono o vogliono, infatti, essere interpretati come inviti; premesso questo, analizziamo i principali modi in cui è comunicato il desiderio erotico.

 

Uno dei più importanti segnali sessuali è dato da un appariscente aumento della tonicità muscolare: il busto si raddrizza e tende ad assumere una posizione ad arco, le spalle si sollevano e si aprono. Nella donna, questo, provoca un innalzamento e una spinta in avanti del seno, regione del corpo femminile fra le più rivelatrici di questo stato, perché’ con l’eccitamento si gonfia, diventa più sodo, si ammanta di un rossore diffuso, il reticolo venoso sulla superficie può farsi più evidente e ampio e, infine, i capezzoli diventano eretti e turgidi tanto da potere essere visibili anche sotto una maglia.

 

Per entrambi i sessi, sempre nella regione del tronco, si può notare che i muscoli addominali prendono un aspetto più teso e al contatto si contraggono quasi immediatamente, mentre il bacino può essere spinto in avanti; questo movimento si osserva più di frequente in un maschio e, soprattutto se l’individuo è in piedi, può diventare ripetuto e simulare le spinte pelviche.

 

E’ appunto dal bacino che parte il rossore dell’eccitazione sessuale nelle donne: da lì s’irradia a petto, collo e, talvolta alla parte inferiore del volto.

 

Le gambe assumono un aspetto scattante e possono delinearsi in fasci muscolari ben riconoscibili, quando la donna accavalla le gambe: i muscoli della coscia che sta sopra sono letteralmente compressi e risultano più delineati e “scolpiti”.

 

A queste reazioni può accompagnarsi anche una postura ad arco dei piedi, che al centro appaiono sollevati rispetto alle scarpe e, in condizioni di eccitazione intensa, se il piede è nudo o sono indossati dei sandali, l’alluce può sollevarsi e irrigidirsi.

 

Collo, braccia e gambe poi, possono essere percorsi da spasmi involontari e nella regione alta del corpo, notiamo che anche i muscoli del volto subiscono un effetto lifting: diminuisce il gonfiore delle guance, la tensione agli zigomi è più sostenuta e la pelle appare come tirata.

 

Un’evidente modificazione avviene nella zona della bocca: parallelamente agli organi genitali, anche le labbra si gonfiano, si fanno più rosse e secondo gli antropologi, questa reazione avrebbe proprio la funzione di segnalare l’eccitazione, riproducendo quanto avviene nella vagina. Questa “evocazione” viene poi spesso amplificata dall’intensificazione dell’atto di bagnarsi le labbra: una reazione riflessa per risposta all’aumento della secrezione di saliva concomitante all’eccitazione.

 

Anche un altro particolare dell’anatomia del volto subisce la stessa sorte, i lobi delle orecchie: come le labbra, i lobi ingrossano e “arrossiscono”, l’aumento di sangue in questo punto provoca una sensazione di prurito che induce la donna a manipolarli, con la conseguenza che l’attenzione dell’uomo cade su questo gesto e sul suo “significato nascosto”. Titillarsi i lobi è piuttosto comune nelle donne: infatti, quest’azione è talvolta semplicemente un segno del bisogno di scaricare la tensione o della necessità di rassicurarsi con un autocontatto; diventa un indizio di eccitazione solo se i lobi sono arrossati. Se questi appaiono segnali indiretti dell’eccitazione, uno dei modi dell’uomo per comunicare questa condizione risulta ancora più “simbolico”: infatti, in quei momenti la sua voce può cambiare e assumere un timbro più nasale.

 

Questo è dovuto al rigonfiamento dei turbinati, organi che assomigliano alle turbine di un aereo e che hanno la funzione di scaldare l’aria al suo ingresso: essendo anch’essi cavi, ricevono l’afflusso di sangue, conferendo al tono una sensuale sonorità “raffreddata”.

 

Anche gli occhi subiscono dei cambiamenti: ad esempio la pupilla si dilata, la superficie appare come patinata e le palpebre si contraggono socchiudendo l’occhio, più precisamente la palpebra superiore si abbassa e appare più liscia, mentre quella inferiore, invece, perde la curvatura diventando quasi una linea dritta.

 

Altri parametri fisiologici che si modificano sono: la temperatura corporea, il ritmo di respirazione e il battito del cuore; durante l’eccitazione la persona diventa, in effetti, più calda, il respiro si fa quasi affannoso e rende la voce spezzata, mentre il cuore subisce una grande accelerazione, che si può notare facilmente osservando la “percussione” della vena giugulare del collo.

 

Insieme a queste reazioni involontarie, possiamo notare alcuni comportamenti caratteristici: le persone, innanzi tutto, tendono a farsi più vicine contrariamente a quello che accade in altre circostanze sociali e, in questo caso, la vicinanza non annulla lo sguardo diretto che appare solo appena meno frequente.

 

Un comportamento curioso è la sovrapposizione delle voci: le bocche si “allineano” e le voci creano un'unica “corsia sonora”. I tronchi dei due s’inclinano notevolmente uno verso l’altro e le gambe sono accavallate verso l’interno, così da creare una “palizzata” nei confronti degli altri e una sorta di “nicchia” per la coppia.

 

I movimenti e le posture sembrano accordarsi e prodursi all’unisono: quanto più rapida e fedele è la riproduzione, tanto più grande è il coinvolgimento.

 

Sfioramenti, contatti di ginocchia, spalle, cosce e piedi sono sempre più frequenti e, naturalmente, anche le volte in cui i due si toccano intenzionalmente, diventano la regola.

 

Prima ancora di esprimere a parole il proprio desiderio, gli argomenti di conversazione possono essere rivelatori: si fanno più battute a carattere erotico e il sesso, anche in termini scherzosi o generici, può essere tema della conversazione.

 

A questo punto è chiaro che non è il linguaggio verbale quello che esprime di più, ma quello del corpo e passiamo a riesaminarlo nei dettagli, ampliandoli e fissandoli in cinque punti fondamentali.

 

Il primo punto è un mettersi in mostra, attrarre l’attenzione: il maschio si sposta ogni tanto, soprattutto se vede che non accade niente dove si trova, tiene le gambe larghe, mette le mani sui fianchi, si aggiusta la cravatta, ecc.; questi segnali dovrebbero dare l’idea di una figura dominante. Mentre la femmina vaga senza una meta, oppure si stacca da un gruppo di amiche per appartarsi o anche dirigersi verso uno sconosciuto e dopo averlo guardato mettersi, per esempio, a ballare accanto a lui.

 

Per quel che riguarda attrarre l’attenzione è la donna che è determinante: la sua prima mossa è così sottile da passare inosservata.

 

Si guarda attorno con apparente indifferenza, ma ripetutamente, si muove con disinvoltura, ma non dimentica quel movimento particolare del bacino che richiama l’attenzione per quel saliscendi dei fianchi, si avvicina a un uomo e rimanendo a circa un metro da lui (inteso per gli europei che determinano in c.a. 40 cm lo spazio personale) gli lancia brevi occhiate, seguite dal distogliere lo sguardo.

 

L’uomo a quel punto, prende l’iniziativa, ma in realtà è stato indotto a farlo dalla controparte. Il maschio magari non guarda, ma punta verso la femmina, il suo corpo può essere girato da un altro lato, ma il bacino, le gambe o anche solo un piede, volge verso la vera fonte d’interesse. Ride a voce più alta e il tono è più profondo e sonoro, solleva il mento, se si appoggia allarga i gomiti, si tocca o si accarezza un avambraccio, si passa una mano sul torace, si strofina il retro del collo o il dorso, spinge il petto in fuori e i palmi delle mani sono rivolti verso l’alto, mette le mani sui fianchi se in piedi, e rimane fermo con le gambe divaricate.

 

La donna, per risposta, da’ il via a certi comportamenti del tipo: aggiustarsi l’abito, ravvivarsi i capelli con la mano, tenere le braccia ben discoste dal corpo e le mani aperte, mostrare il palmo della mano e il polso, s’inclina verso l’interlocutore, lo tocca per brevi istanti o lo sfiora; si mostra attenta quando ascolta, mettendo in atto quelli che nella comunicazione analogica sono chiamati “segnali di gradimento”.

Bisogna pure, in questa fase, lanciare dei segnali che risultano innocui: cioè, la donna deve apparire ingenua e arrendevole e l’uomo inoffensivo e rassicurante. Così lei può socchiudere le palpebre, reclinare lateralmente la testa, sorridere spesso, annuire anche in modo impercettibile, accarezzarsi i capelli con una mano e con l’altra altre parti del corpo, sedere con le punte dei piedi convergenti, accoccolarsi o abbracciarsi il torso. L'uomo mostra questa intenzione, scherzando amabilmente con amici e amiche, sorridendo più del solito ed evitando movimenti bruschi o comportamenti aggressivi.

Il secondo punto è quello dell’approccio: lui prende possesso del suo territorio delimitandone il perimetro con i propri oggetti personali e se lei non li sposta e gli permette anzi, di toccare i suoi sono un segno positivo.

 

Lui cercherà di passare da una posizione frontale a un angolare, segno di un desiderio di maggiore vicinanza, e di seguito cercherà di spostare qualsiasi oggetto che si frappone fra lui e la donna, guardandola direttamente negli occhi. Lei giocherella con un mazzo di chiavi o un altro oggetto, passa le dita sul bordo di un bicchiere o una tazza.

 

E in ultimo i messaggi contraddittori: sono quelli in cui si dice qualcosa a parole, che è diverso da quello che veramente si pensa e si può riconoscere dal rapporto temporale fra gesti e linguaggio.

 

Normalmente si anticipa con i gesti il pensiero che si sta per esprimere: quando avviene il contrario, il messaggio verbale non è veritiero; ad esempio, se una persona si dichiara furente e dopo averlo detto fa un gesto rabbioso, verosimilmente, sta più facendo scena che altro. Il controllo si manifesta maggiormente nelle zone più vicine al cervello e nella parte destra del corpo: così, se dal viso di una persona non traspare nulla, mentre dichiara di gradire la compagnia attorno, a volte il messaggio arriva da una gamba o un piede (specie se sinistro) che si orienta verso l’ingresso, e smentisce quello che con la bocca si sta affermando. E ancora, se qualcuno dice di andare d’accordissimo con la sua fidanzata e contemporaneamente contrae la mano sinistra come mostrando un pugno è probabilissimo che non sia vero; se una persona ci promette un favore e contemporaneamente si sfrega il naso, molto probabilmente non lo farà.

 

Il terzo punto è il dialogo: all’inizio anche delle battute insignificanti vanno bene, tutto fuorché’ ciò che può risuonare come offensivo o esagerato.

 

Questi primi dialoghi devono apparire briosi e facili, quindi si evita di parlare di argomenti personali e non si esprimono opinioni forti, per evitare polemiche e contrasti; ci si scambiano molti sorrisi per coprire silenzi o imbarazzi e pure per scaricare l’ansia, che si manifesta anche in questi momenti felici.

 

Non è, comunque, la fase più rilevante; osservando le azioni e le reazioni fra due persone, si può capire parecchio di quanto accade fra loro: il 55% dipende dal linguaggio del corpo e il 38% dal tono della voce (come lo dice), ma solo il 7% dal significato delle parole (cosa dice). Cambiano da un sesso all’altro i contenuti, il modo di gestire il dialogo, ma anche aspetti come velocità dell’articolazione, il tono e lo spessore della voce.

 

La donna, nel parlare, ha una voce mediamente più acuta, aspirata, sottile, nasale e mostra una maggiore variabilità nel ritmo e nel registro rispetto agli uomini.

 

La voce che attrae, nel sesso maschile, deve essere profonda, calda, chiara, robusta, bassa nel timbro di fondo, ma dotata di una buona varietà di toni ed è automaticamente associata a un carattere forte, potente e dominante. E’ più seducente se esibisce un tono più acuto all’inizio (in questo modo da l’idea di essere inoffensivo) e più basso dopo; in situazioni in cui è fondamentale comunicare espansività e sicurezza può mantenere un tono medio.

Di tipo completamente diverso, sono le associazioni legate a una voce femminile: devono dare l’idea di una persona calda, onesta e gentile e queste caratteristiche permangono, anche quando la persona adotta un tono più infantile oppure quando vuole apparire innocua, amichevole o fare un approccio. In quest’ultima situazione, sia l’uomo sia la donna, usano un tono più acuto del solito per dare l’impressione di essere cordiali e genuini.

 

Le osservazioni hanno dimostrato che la voce di chi interagisce con un amico o di chi vuol avere una relazione è parecchio diversa: nel caso si abbiano solo intenzioni amichevoli, quest’ultima è neutra, non particolarmente calorosa, con relativamente poche risate e pause abbastanza lunghe. Se si vuol piacere, però, il discorso cambia: la voce risulta calda, interessata, intima, a volte quasi sussurrante, si ride più spesso e i silenzi sono in genere molto brevi. Chi vuole affascinare (ed è consapevole del proprio fascino), usa una voce più modulata e l’adatta al proprio interlocutore, all’argomento di conversazione e alla situazione.

 

Se a sedurre è un uomo, tende a esibire un tono più acuto all’inizio e più basso dopo; inoltre, sa usare un tono medio, quando intende comunicare cordialità e sicurezza.

 

Chi, invece, è insicuro delle proprie attrattive, adotta un volume e un tono più basso e uniforme per tutto il corso dell’interazione.

 

E’ provato che coloro che hanno la voce più nasale, sono ritenuti di ceto sociale più basso, meno intelligenti, socievoli, gradevoli e onesti; ed anche sul piano lavorativo, è attribuito un impiego poco qualificante e scarsa ambizione.

 

Con questi presupposti, le donne possono essere giudicate ingiustificatamente meno idonee per certe occupazioni e, in generale, meno influenti, meno dotate, meno sveglie, meno competenti, se paragonate agli uomini.

 

Anche gli uomini con questo tipo di “vocalità’” non sono esenti da critiche: chi ha questo timbro appare più timoroso, meno capace di affermarsi e più accondiscendente. E’ anche vero, però, che questa caratteristica può tornare utile alle donne, nel corteggiamento: ad esempio, assumere una voce alla Marilyn Monroe, da un’idea di maggiore innocuità’ e arrendevolezza e può indurre il maschio prescelto a farsi più gagliardo e intraprendente. In generale, si è appurato che le donne fanno assumere alla propria voce un suono più “sottile” di quello che verrebbe loro naturale: un timbro del genere induce a pensare, a chi sente solo la voce (come in una conversazione telefonica) che appartenga a un corpo più snello e filiforme. L’apparire un po’ “ochetta” spinge l’uomo a sottovalutare la donna; ma questo fatto non sempre è un male: in questo modo, la donna, giudicata inerme e poco “brillante”, può giocare il partner e letteralmente tramare alle sue spalle.

 

Insomma, si parla più lentamente e con tono calmo, perché’ la qualità della voce è la prima a essere alterata dall’interesse verso un’altra persona.

 

Inoltre, tono e volume della voce sono piuttosto rivelatori della personalità: i timidi parlano spesso con voce sorda, strozzata e sottile; le persone dominanti e intraprendenti hanno, invece, una voce più tonante del comune e parlano abbastanza velocemente; negli individui pignoli, metodici e razionali il timbro è medio e pressoché’ privo di variazioni.

 

Quello che ci fa capire che l’interesse non è rivolto a noi, ma a quello che diciamo, è che un atto è eseguito immediatamente dopo una parola o un argomento che abbiamo esposto (in genere, passa circa un secondo fra lo stimolo e la reazione).

 

Nel linguaggio del corpo anche il silenzio può essere un dialogo: se l’interlocutore, mentre parla interrompe le parole, ma continua a fare con i gesti la stessa azione che stava facendo prima, quello è un segnale che continua a interagire con l’altro.

 

Ad esempio, una ragazza arrotola i capelli fra le dita e a un certo punto smette di parlare con un ragazzo, ma continua l’azione: quel gesto che non si blocca è il riflesso del suo interesse alla conversazione, finche’ non si ferma l’azione, è come se stesse ancora conversando, anche se tace.

 

Sempre riferendoci all’esempio di prima, se la ragazza, invece, smette di parlare e guarda il suo interlocutore negli occhi quello è il via libera per passare dalle parole ai fatti; purché’ l’uomo non sia timido, altrimenti, in questi casi, si lascia prendere dal panico e rovina tutto con frasi banali o addirittura sciocche.

 

Il quarto punto è il contatto fisico: in questa fase i segnali della donna sono del tipo accarezzarsi una spalla o la parte alta del petto, scoprirsi il collo, portare il tronco verso di lui, sussurrare, guardare più spesso e più intensamente l’uomo, mordersi il labbro inferiore.

 

In lui si produce un’eccitazione che si manifesta con la voce che diventa più nasale, perché’ l’eccitazione porta a un gonfiamento non solo dell’organo sessuale, ma anche delle parti cave dell’organismo come i turbinati delle cavità nasali.

 

Per entrambi i sessi, i segnali positivi per dare il via a un contatto fisico, sono: i movimenti inconsapevoli, come ripetere dopo pochi secondi i movimenti dell’altro (feeling motorio), guardare negli occhi e poi soffermarsi sulla bocca, i movimenti involontari come gli occhi che appaiono patinati, il dilatarsi delle pupille, il battito di ciglia più rapido, toccarsi i capelli, mentre si guarda qualcuno (ma solo se non c’è già una conversazione in corso).

 

Il petto e l’addome possono arrossire o diventare “maculati”: questo accade, nel primo caso, quando c’è eccitazione sessuale (e in particolare nelle donne) o, nel secondo, quando un impulso o un’emozione sono inibiti. L’uomo tende a posizionarsi con l’ombelico rivolto verso la persona che lo interessa.

 

Segnali negativi, perché’ segni di difesa o disinteresse sono, invece, incrociare braccia o gambe, allontanarsi gettandosi all’indietro nella sedia, alzare le sopracciglia, abbassare gli angoli della bocca, togliere qualcosa dall’angolo interno dell’occhio, coprirsi il viso con le mani, toccarsi il naso, passarsi una mano sulla nuca guardandosi intorno, mettere un bicchiere pieno fra se’ e l’altro, rimuovere polvere o pilucchi da abiti o capelli, evitare ogni contatto fisico, anche quelli accidentali, avere il volto inespressivo, fissare spesso l’orologio.

 

Alle volte, quando l’interesse è inferiore o l’altro non intende darlo troppo a vedere, può limitarsi a sollevare un piede e a tenerlo eretto o a tenere una mano come sospesa nell’aria.

 

Ma se avviene, il primo contatto epidermico provoca sensazioni spesso intense a entrambi, da’ l'impressione di essere casuale, lo si cerca in modo apparentemente innocente come aggiustare qualcosa nell’abito dell’altro, toccarsi distrattamente, afferrargli il polso per vedere l’ora, togliere una ciocca di capelli dalla fronte.

 

La donna porta più volte lo sguardo sulle mani e si passa la lingua sulle labbra (desiderio di toccare e baciare), tiene un dito in prossimità della bocca e socchiude leggermente o per qualche istante gli occhi (segno di disponibilità e arrendevolezza).

 

A questo punto l’iniziativa spetta a lui: prende la mano di lei, l’accarezza sulla mano o sul braccio, le passa il braccio attorno alla spalla, alla vita e infine... si arriva al bacio!

 

Il quinto punto è il rapporto sessuale: segue immediatamente il bacio se la conoscenza è reputata un'avventura, o si posterga se almeno una delle due parti desidera avviare una relazione stabile. La seduzione è un gioco, ma al contempo qualcosa che include minacce, tranelli e travisamenti: le dichiarazioni sono sottintese, i gesti sono eseguiti in modo volutamente equivoco, un’azione è spesso seguita da un’altra che la contraddice.

 

Nel corteggiamento l’ambiguità regna: entrambi i sessi temono il rapporto intimo, sono sospettosi, hanno la paura della figura che potrebbero fare, di svelare troppo di se stessi e sentirsi così esposti, di essere raggirati o che si approfitti di loro, e per la donna la posta è ancora più alta per il rischio della gravidanza. E’ questo il motivo per cui si va, in genere, molto cauti, che le mosse sono quasi sempre coperte e che la partita si gioca soprattutto sul piano del linguaggio corporeo: chi non si sente uomo dalla vita in su, spesso tende a dare questa dimostrazione dalla vita in giù.

 

Ritornando all’analisi di ciò che avviene non nella coppia, ma nell’individuo, si noterà che è il cervello, nei “centri di controllo” che rispondendo a una quantità di ormoni, guida lo svolgimento dell’atto sessuale. Per prima si attiva la corteccia temporale che immagazzina immagini e visi, dopo la corteccia frontale se il giudizio estetico è positivo, segue lo striato ventrale per l’incrociarsi degli sguardi; bulbo e tratto olfattivo per la percezione dell’odore, che è importante nella scelta del partner. Poi tocca alla corteccia orbito-frontale che presiede la morale; se tutto va bene è il momento delle cellule Bnst che regolano erezione, accoppiamento, eiaculazione; interviene l’ipotalamo se il legame di coppia si stringe, mentre l’innamoramento nasce nel cingolato anteriore.

 

Da non sottovalutare, nell’analisi delle impressioni ricevute dagli individui in linguaggio non corporeo, il sorriso: segno di benevolenza, simpatia e conciliazione rende più indulgenti e compiacenti. Si è scoperto che come risposta a un sorriso, il nostro cervello reagisce attivando il cosiddetto “circuito del piacere”; dato che pressoché’ tutti trovano quest’azione accattivante; ciò coinvolge aree del cervello legate all’emotività: ”stato d’allerta” nella corteccia orbito-frontale, in quella prefrontale e nel cingolo posteriore (regioni del cervello coinvolte nella ricerca del piacere), ma non nel “nucleo accumbens” (da dove partono le sensazioni “vissute” di appagamento).

 

E ancora il bacio merita un’osservazione più profonda: è un gesto così legato all’amore, che anche le prostitute si rifiutano di concederlo se non sono innamorate, e le sue vere radici sono contese fra un’ipotesi antropologica e una biologica.

 

L’antropologica lo vuole legato alla “premasticazione”, usata dalle madri per passare il cibo nella bocca del neonato e quella biologica sostiene che sia un sistema per scambiarsi, in modo organolettico, informazioni sulla compatibilità della struttura del proprio DNA.

 

Infatti, la saliva come altri liquidi organici, contiene delle microparticelle, chiamate MHC, che esprimono l’unicità di un organismo: sono quelle che reagiscono in caso di trapianti e trasfusioni e che contribuiscono all’odore personale, il tutto in modo inconsapevole.

 

Sul piano fisico, baciare è un’attività complessa: se appassionata richiede il coordinamento di 34 muscoli facciali, aumenta la salivazione, la temperatura, la sudorazione, il ritmo cardiaco, la respirazione, le contrazioni muscolari e il flusso sanguigno che, raggiungendo le pelvi, provoca eccitazione a livello genitale.

 

Il cervello è in tempesta per la produzione di epinefrina (neurotrasmettitore della vigilanza e prontezza fisica), dopamina (responsabile delle sensazioni di piacere), noradrenalina (che causa il risveglio del desiderio e dell'eccitazione sessuale), PEA (feniletilamina) e ossitocina (promuove l’impulso ad abbracci e carezze), Vasopressina (aggressività che si manifesta, soprattutto nel maschio, con il controllo e la protezione della femmina in termini di territorialità per evitare che incontri altri maschi).

La durata di questi fenomeni va da 18 mesi fino a un massimo di 4 anni.

 

Il cervello maschile e femminile sono molto diversi. L’evoluzione dei due sessi ha comportato nei millenni delle specializzazioni molto forti, che hanno differenziato in modo marcato i due ruoli.

Struttura cerebrale:

UOMINI: parola e vista sono meno connesse, i centri dell’aggressività più attivi. Maggior attenzione nei dettagli.

DONNE: interazioni strette tra aree verbali e visive, sono in grado di parlare meglio delle emozioni che provano. Centri emotivi più attivi. Abili a cogliere una visione d’insieme.

Un uomo che dice “mi dispiace”, intende dire che è colpa sua e ne ha la responsabilità.

Una donna che dice “mi dispiace” esprime empatia e dispiacere per l’altra persona.

Gli uomini quando conversano si mettono spesso in contrapposizione, ribattendo le parole, interrompendo e contestando l’altro.

Le donne cercano più il consenso e i punti in comune, e cercano di scambiare informazioni. Sono più portate per l’ascolto.

Così facendo, le donne si dimostrano da subito molto più abili a comunicare degli uomini.

Le donne sono capaci, grazie alla migliore connessione tra i due emisferi, di poter parlare in modo molto più articolato di un uomo. In particolare, sono in grado di mettere in contatto senza alcun problema le zone emotive con quelle linguistiche, riuscendo così a parlare di ciò che provano.

Gli uomini non hanno un legame così stretto, anzi per loro è molto più difficile riuscire a parlare di quel che provano, perché quando un’emozione li attraversa, non riescono a parlare in modo complesso, e all’aumentare della stessa corrisponde un calo della capacità comunicativa. Sono invece più abili delle donne nel linguaggio astratto.

Il cervello maschile possiede più materia bianca, quindi è più portato per le abilità spaziali, come il senso dell’orientamento, la caccia, il fuggire e l’inseguire.

Il cervello femminile ha più materia grigia, che permette, come già detto, una notevole abilità espressiva e comunicativa.

Ci sono dei fattori che modificano i nostri giudizi nell’attrazione come, ad esempio, familiarità, reciprocità e compensazione.

 

Sulla familiarità, o la conoscenza, esperimenti dimostrano che alunni di scuole medie, il primo giorno di scuola, ritenevano belli solo il 27% dei loro compagni, simpatici il 23%, brutti il 26%, indifferenti il 24%. Ripetendo l’esperimento, dopo 3 mesi, i belli erano saliti al 35%, i simpatici al 48%, mentre i brutti erano scesi all’8% e gli indifferenti al 9%.

 

Importante, riuscire a capire il meccanismo che rende stabile e durevole l’amore con attrazione fisica fra due persone. Si può facilmente spiegare, paragonandolo alla corrente elettrica, che può essere continua o alternata. La corrente continua, ad esempio, corrisponde all’amore scaturito dai genitori verso i figli: è solido e non ha alti e bassi. La corrente alternata, invece, a quello passionale fra i due sessi: per rimanere costante, duraturo, ha bisogno dell’alternarsi della voglia di ricevere (polo -) con quella di dare (polo +). Se per qualche motivo, rabbia, incomprensioni o simili, la voglia di dare o di ricevere si blocca, la corrente non fluisce più fra i due poli e l’attrazione fisica fra uomo e donna si arresta.

 

La reciprocità gioca pure un ruolo importante nell’attrazione: per molte persone sapere di apparire simpatici aumenta la propria autostima, ma il contrario fa stare addirittura male.

 

Se la simpatia non è ricambiata, molto spesso ci si sente respinti e sminuiti e scatta una specie di ritorsione che può diventare anche un’antipatia viscerale: se l’Altro non ci apprezza allora è lui che non vale nulla, insomma la favola di Fedro, La volpe e l’uva!

 

Un motivo di attrazione, che però non determina una lunga durata, è anche la compensazione: l’Altro ha quello che a noi manca o reputiamo avere in quantità insufficiente: tipo il timido con una persona estroversa; da notare, comunque, che non appena ci sente allo stesso livello questo tipo d’attrazione cade.

 

Risultano simpatiche le persone gentili, socievoli, disponibili, premurose, cooperative, che ci piacciono fisicamente e questo inteso anche, o solo, come modo di vestirsi, di muoversi, di parlare, che hanno avuto esperienze, specie se negative, simili alle nostre e che condividono i nostri gusti, opinioni e hobby.

 

Risultano antipatiche tutte quelle persone che entrano in competizione con noi (ma se questo avviene in modo leale e sportivo può esserci amicizia); chi, in passato, si è comportato male, chi non rispetta le regole (bari, imbroglioni); chi si veste in modo da non dare nessuna importanza ai suoi simili (abiti sudici, maleodoranti); gli egoisti, i vanitosi, gli orgogliosi, i narcisisti e spesso, per alcuni, anche chi ci ricorda persone sgradevoli.

 

La seconda fase, quella dell’amore romantico, è importante per una donna al fine di concentrarsi sull’uomo, valutarne l’affidabilità, prima di portarne un figlio in grembo. Compare dopo circa 6 mesi dall’inizio del rapporto ed è caratterizzata da un’alta produzione di dopamina e norepinefrina, e una bassa attività di serotonina che in entrambi i sessi induce sentimenti ossessivi nei confronti dell’altro, capaci di non far dormire, non mangiare, non riuscire a smettere di pensare al partner e vi si aggiunge un notevole stress, causato da una produzione di cortisolo molto elevata.

 

Le zone interessate, nel cervello, sono il nucleo caudato e quello ventricolare segmentale; quelle responsabili del giudizio critico sono meno attive.

 

L’attività sessuale, comunque, coinvolge l’intero corpo e non mancano gli effetti positivi:

 

- il sesso è un ottimo esercizio per un cuore sano e migliora la circolazione.

 

- le endorfine rilasciate durante l’orgasmo possono alleviare mal di schiena cronico, artriti ed emicranie.

 

- migliorano gli stati depressivi, le tendenze al suicidio, le ansie, le paure e le inibizioni.

 

- il sistema immunitario risulta potenziato.

 

- studi, ancora da confermare, sembrano dimostrare che l’ossitocina e l’ormone Dhea, rilasciati nell’orgasmo, possono impedire la trasformazione di cellule cancerogene in tumori.

 

- anche la longevità pare migliorare.

 

 

 

 

Nel rapporto di coppia si sperimenta anche il radicamento e la stabilità; l’unione si attua anche puramente sul piano fisico con lo scopo di procreare: la donna cerca nell’uomo il padre ideale e l’uomo la madre dei propri figli. In questo stato il maschio è attivo e desidera fecondare la femmina: non a caso ha un’erezione, spontanea mattutina, che è solo facilitata dalla pienezza della vescica, ma non dipende dal desiderio fisico legato a quella particolare compagna.

 

Riguardo all’amore e il sesso dopo i 50 anni, bisogna considerare che la passione non invecchia, e nemmeno il desiderio; anzi, spesso dopo gli “anta”, la sessualità vive una seconda giovinezza.

Ormai anche tv e media ne parlano senza tabù, e spesso capita di ascoltare interviste a coppie non più giovanissime, che raccontano di quanto sia bello svegliarsi ancora con la persona che si ama. Sesso e amore non hanno età perché ci si può innamorare e corteggiare tutta la vita, così come prosegue la vita sessuale dopo gli “anta”. Ovviamente il segreto è accettare i cambiamenti.

Secondo studi e interviste recentissime le donne più attive sessualmente sarebbero proprio le quarantenni e le cinquantenni, tanto che sono sempre di più le donne di questa età che ricercano partner più giovani, che possano loro garantire appagamento. Una vita sessuale appagante pare sia l’ingrediente fondamentale per tenere alta l’autostima, sentirsi in forma e psicologicamente serene.

 

In merito al fattore età, non è necessario essere stati dei grandi amatori nel passato, per vivere un rapporto sentimentale felice dopo i cinquant’anni. In questa nuova fase della vita si possono scoprire altre forme di approccio alla sessualità, completamente diverse da quelle del passato. In questo periodo si può assaporare una nuova intimità che gli impegni passati ci hanno impedito. La sessualità nella seconda metà della vita poi, aiuta a ritrovare la voglia di vivere e condividere, di amare in maniera più pura, esperta e consapevole, libera da condizionamenti sociali e familiari.

 

Bisogna accettare il corpo che cambia, per vivere un sesso appagate dopo i cinquant’anni e adattare le aspettative: è impossibile sperare di avere le stesse prestazioni di un tempo, e non si può pretendere che il nostro corpo sia come quello di quando si era giovani. Fondamentale è sapersi accettare e adattare il corpo ai nuovi stimoli sessuali senza paura. La cura di sé è fondamentale, il parrucchiere, l’estetista, il trucco e un bel vestito fanno sentire più sicuri, e servono a comunicare a se stessi e agli altri, amore per la vita.

Non bisogna buttarsi giù e vedere solo difetti, perché la sessualità e la passionalità si basa su un equilibrio tra fattori emotivi e fisici. Bisogna anche cercare di non avere paure ingiustificate che rischiano altrimenti di compromettere il rapporto.

Il fatto di vere un/a partner giusto aiuta molto: è importante che l’altra persona non abbia aspettative e pretese, ma capisca che nella vita si cambia.

 

In merito ai cambiamenti, quando una donna entra in menopausa, non vive solo cambiamenti fisici, ma soprattutto psicologici che con le loro modalità di espressione (ansia, irritabilità, depressione...) causano nella donna un disturbo d’identità. Se prima la vita sessuale e sociale era piena e gratificate potrà esserlo ancora, l’importante è accettare i cambiamenti. Se il calo degli ormoni e la secchezza vaginale provocata dalla menopausa causano perdita della libido, basta parlarne con il medico che prescriverà dei gel a base di estrogeni. Se il problema poi riguarda anche un’atrofia della mucosa vaginale, bruciore e perdita di sangue, si può, anche in questo caso, ovviare al problema con degli ormoni. Ma l’importante è non arrendersi, e parlarne sempre, sia con il partner sia con un medico.

 

Per l’uomo la situazione è diversa: dal punto di vista riproduttivo è sempre fertile, anche se con gli anni diminuisce la produzione ormonale. Tuttavia i cambiamenti sono lenti e non interferiscono con la vita sessuale. Con l’avanzare dell’età, però, gli uomini tendono a raggiungere l’orgasmo molto prima e l’eiaculazione è meno energica. In seguito la fase refrattaria si allunga molto, ma ciò non significa che ci sono dei problemi, semplicemente la sessualità cambia. Talvolta subentrano problemi di erezione, per cause fisiologiche o psicologiche; in questi casi non arrendersi, ma parlare con il proprio medico che può prescrivere una cura ormonale e assolutamente da evitare il fai da te con le famose pillole dell’amore.

 

Passiamo, quindi, ai “segnali” non fisici ma caratteriali, che giocano pure un ruolo nella riproduzione.

 

 

Donna Uomo

 

Pazienza Decisione

 

Sensibilità Iniziativa

 

Dolcezza Coraggio

 

Affettuosità Affidabilità

 

Sensualità Sessualità

 

 

Nella colonna di sinistra, dedicata alla donna, sono elencate caratteristiche complementari a quelle maschili, che attraggono gli uomini; con questi requisiti c’è un accordo di base favorevole al rapporto di coppia e alla crescita dei figli, in relazione alla donna.

 

Nella colonna di destra, dedicata all’uomo, le caratteristiche sempre contrapposte a quelle femminili, che attraggono le donne, perché’ denotano qualità che predispongono l’uomo alla difesa del nucleo familiare.

 

Questi concetti servono a capire se, quando si è attratti dall’altro sesso, è a causa del nostro DNA o perché’ subentrano altri elementi.

 

L’attrazione scaturita, ad esempio, da elementi estranei ai precedenti ha molta più attinenza con motivi personali o sentimentali.

 

Corroborante nella fase dell’amore romantico è, per entrambi i partner, fare cose nuove nella vita, perché’ l’insolito, il mistero, scatenano la produzione di dopamina.

 

Nel cervello si attivano i centri del piacere (in particolare il sistema limbico) facendo del sesso, ascoltando la musica preferita, mangiando di gusto (anche se con preferenze diverse, tipo cibi dal sapore intenso mangiati velocemente per gli uomini e cibi di bella presentazione e profumati per le donne che, invece, mangiano lentamente).

 

In ogni caso, bisogna ricordare che la biochimica si limita a spiegare gli effetti e non la causa delle passioni, che possono essere diverse da individuo a individuo.

 

La fase dell’amore romantico (definita infatuazione), è caratterizzata da euforia, esaltazione, un senso di dipendenza dall’altro e sensazioni intense, sia sul piano emotivo sia su quello erotico. In questo frangente aumenta la disponibilità di un neurotrasmettitore, la dopamina, meglio conosciuta come la molecola del piacere: è rilasciata quando proviamo un orgasmo, ma anche quando riconosciamo in qualcosa o in qualcuno ciò che può procurarci sensazioni di appagamento.

 

Chi fa uso di stupefacenti e non riesce a fare a meno della droga è perché questa provoca una presenza notevole della dopamina; lo stesso avviene, quando ci appassioniamo di qualcuno: diventa come una droga! All’inizio di un rapporto si prova spesso uno stato di esaltazione che non fa dormire di notte e rende come elettrici, ma senza avvertire la stanchezza; questo è dovuto all’effetto della PEA (feniltilamina): l’equivalente endogeno dell’anfetamina. Questo neurotrasmettitore è a “tempo determinato”: in genere, l’eccitazione mentale dopo poco si placa, dando luogo a una relazione più equilibrata; sembra, però, che determinati tipi di situazioni lo rendano più persistente, e il fatto che continui a essere prodotto nel tempo, dovuto alla separazione forzata e all’intermittenza degli incontri.

 

Bisogna anche tener conto che, nella società attuale, l’uso di certi psicofarmaci antidepressivi fa crescere la produzione di serotonina e abbassare quella di dopamina: questo induce una diminuzione delle probabilità d’innamorarsi, perché’ durante il loro effetto le emozioni si spengono, rendendo indifferenti.

 

La terza fase, quella dell’attaccamento a lungo termine, è caratterizzata da produzioni di ossitocina nelle donne e di vasopressina negli uomini, che producono sensazioni di totale appagamento: in questo caso si tratta di ormoni (molecole prodotte dalla ghiandola ipofisi). Queste sostanze procurano un sentimento di attaccamento e di affetto e rafforzano il senso di legame con l’Altro: quando una donna partorisce, l’ossitocina è presente in quantità maggiore proprio per favorire la dedizione al neonato.

 

Il rilascio di quest’ormone è prodotto anche dal massaggio, da carezze intense e dall’abbraccio: questo spiega perché questi comportamenti con la persona amata risultino così emozionanti.

 

Un altro importante neurotrasmettitore, coinvolto nell’innamoramento, è la serotina, la cosiddetta molecola del buonumore e che farmaci, come il Proxac, ne favoriscono la presenza nel sistema nervoso centrale: nelle situazioni sentimentali crea un senso di benessere, allegria e rilassamento.

 

Sempre riferite all’attaccamento a lungo termine, ecco altre particolarità da cogliere nella tabella sottostante: riguarda caratteristiche che cerchiamo di base in un’altra persona, senza distinguere se uomo o donna.

 

Educazione

 

Capacità d’amare

 

Lealtà

 

Sincerità

 

Costanza

 

 

Anche se molti riferiscono di getto altre priorità, in realtà è difficile che ignorino queste.

 

Educazione significa rispetto e nessuno reputa questo di poca importanza.

 

La capacità d’amare, che è anche intesa come voler bene, è importante in ogni tipo di rapporto: a nessuno piace relazionarsi con persone sleali di cui non potersi fidare. Aggiungiamo la sincerità, perché’ si può essere leali, in un accordo preso, senza essere sinceri, nascondendo pensieri, magari negativi, che invece sarebbe corretto manifestare.

 

Di quanto detto sopra, poi, tutto perde di valore se non è retto dalla costanza: pregi come i precedenti non possono essere momentanei o sporadici.

 

Va ricordato, però, che il fine della Natura non è quello di consentirci di essere felici, bensì di riprodurci: così queste tre fasi possono essere indipendenti l’una dall’altra con la confusione psichica ed emotiva che ne può derivare.

 

Per completare meglio il discorso legato alla riproduzione, bisogna aggiungere che in luoghi poveri di risorse alimentari o resi tali dall’eccessivo popolamento, la mancanza di una nutrizione adeguata comporta amenorrea: la cessazione del ciclo mestruale nella donna, eviterà altre nascite e, quindi, un peggioramento della situazione.

 

In luoghi anche ricchi di risorse alimentari, ma in territori in cui è impossibile l’estensione (come un’isola ad esempio), l’omosessualità potrebbe essere la soluzione genetica per evitare i problemi derivati dal sovrappopolamento.

 

Da notare, che gli ultimi studi non la fanno derivare soltanto da un problema psicologico, bensì genetico e ricercano la causa nella somministrazione alla madre, di ormoni maschili o femminili tra la metà del secondo e il quinto mese di gravidanza; il feto, indipendentemente dal sesso, da adulto sarà attratto dal sesso opposto all’ormone maschile o femminile, somministrato o preponderante.

 

I feti femmina, sviluppati nell’utero della madre fra due feti maschi, sono “contaminati” dal testosterone dei fratelli: per tutta la vita, anche se sessualmente femmine, avranno un orientamento maschile. Il testosterone rallenta la crescita dell’emisfero cerebrale destro, intuitivo ed empatico (più femminile) e accelera quello del sinistro, analitico e sistematizzante (più maschile). Maggiore è il testosterone prenatale e migliore è il vocabolario del maschietto a 18 e 24 mesi; minore, invece, la sua capacità di empatia.

 

Adesso, ricordando sempre l’esistenza delle tre fasi di cui si è parlato all’inizio, cerchiamo di rivedere i più comuni percorsi d’innamoramento, mettendo da parte l’aspetto biochimico e focalizzandoci meglio su quello psicologico e comportamentale.

 

 

Molto, di quanto detto prima, si basa su un’attrazione fisica prevalentemente visiva, che con l’amore c’entra poco. Nei miti, Cupido, dio dell’amore, è rappresentato da un giovanetto biondo con arco e frecce, che scocca con occhi bendati: non perché’ mira a caso, ma perché’ nell’esecuzione del suo compito, la vista non ha funzione.

 

Infatti, nel mito di Amore e Psiche si nota che quando Psiche accende la luce Amore fugge da lei; Orfeo, dalla valle infernale, poteva ricondurre alla luce Euridice a patto di non guardarla lungo la via, ma non resistette e lei svanì per sempre; nel racconto del Piccolo Principe, la famosa frase: ” Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripete lo stesso concetto. Le persone sempre preoccupate per il loro aspetto fisico, non mettono bene a fuoco che questa preoccupazione è giustificabile per chi desidera destare solo attrazione sessuale, ma in un rapporto in cui è presente l’amore, quest’attrazione persiste al di là dell’apparenza fisica: ad esempio, nessuno smette d’amare il partner se un incidente lascia tracce deturpanti, anche notevoli, sull’aspetto fisico.

 

Sia uomo sia donna hanno bisogno di essere sicuri del loro potere di seduzione e, quindi, specie nella prima parte della gioventù, tendono ad avere rapporti con l’altro sesso fino ad arrivare a comprendere qual è il loro potenziale seduttivo e come renderlo più efficace.

 

A volte c’è un’insicurezza su ciò che si è riusciti a vincere o conquistare, ed ecco come nasce un “casanova”, con il fine di dimostrare qualcosa a se stesso o agli altri.

 

Il caso di persone, che sono attratte da ogni singolo individuo, e per di più contemporaneamente, è determinato, solitamente, da particolari esigenze sessuali; quando ci si ritrova seriamente innamorati di più persone nello stesso tempo, in genere si è innamorati solo dell’amore.

 

Può capitare, a volte, d’incontrare una persona che ci colpisce per certe sue particolarità, e ritrovarla spesso nella mente, per periodi dai 3 ai 5 giorni: è il caso di persone che mostrano caratteristiche per noi di rilievo, ma non essendoci consentito dal caso, un miglior approfondimento della conoscenza, tutto si ferma li, al pensiero, e non sentiamo il bisogno d’attivarci noi stessi, perché’ la spinta a farlo, non è fortissima.

 

Passando all’esigenza di un rapporto di coppia, ci si accorge che, spesso, è più motivato dal momento della vita che attraversiamo che non da quello che, a priori, desidera il nostro Io.

 

Molte volte, il periodo che precede un incontro, è caratterizzato da una situazione affettiva o sentimentale poco appagante, che ci ha trovato incapaci d’attrarre l’interesse di chi destava le nostre attenzioni, fino al punto da farci pensare di essere trasparenti sotto lo sguardo altrui.

 

Questa sensazione, trova origine nella difficoltà o addirittura nell’incapacità di lasciar trasparire emozioni e disponibilità, mentre si trasmettono messaggi d’indifferenza e di cautela, riguardanti i propri bisogni affettivi o sentimentali e che, in certi momenti, possono anche sfociare nell’insofferenza. A queste sensazioni seguono spesso sentimenti di sconfitta, rinuncia, solitudine e, al fine di migliorare l’equilibrio psichico, s’inizia una vita sociale più intensa, s’intraprendono nuovi hobby, viaggi oppure, al contrario, ci si getta capo fitto nel lavoro.

 

E proprio grazie a queste iniziative, sorge uno stato d’animo che ha quel tanto di euforia da favorire gli incontri; anche in questo caso, quando dopo tanto insistere nella ricerca di qualcosa si rinuncia, ecco che questa ci viene addirittura a cercare, come inviata dal destino.

 

Sparito il messaggio di bisogno, si sostituisce quello tranquillizzante e accattivante, per chi ci osserva, di chi non chiede, ma ha addirittura qualcosa da dare e le possibilità di avere rapporti, che si trasformano in una relazione, è decisamente più concreta.

 

Se non si è concentrati sui propri bisogni, è più facile conoscere l’Altro e, quindi, innamorarsene per le sue caratteristiche e unicità.

 

Naturalmente non s’intraprende una relazione con tutte le persone conosciute, ma ci sono dei motivi che determinano un legame: il momento che stiamo vivendo, una forza d’attrazione immediata e particolare, il sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda, quella voce interna rassicurante che ci spinge a intraprendere un rapporto, proprio con quella persona.

 

Per formare una coppia, nel criterio di scelta delle donne, la prima cosa è un uomo sicuro di se’ e poi che ispiri fiducia; il fisico, per una piccola parte delle donne deve essere bello, ma la stragrande maggioranza cerca la simpatia, l’energia, degli occhi espressivi, una grande mente (ovvero intelligente), un bel sedere, che sia interessato solo a loro, che ami le donne e la vita.

 

Nel voler formare veramente una coppia, si tende a cercare un sentimento completo, esclusivo, romantico, passionale, stabile e duraturo.

 

Inoltre, si vive nel presente, si desidera il bene dell’altro, non si giudica, ma si cerca di capirne i problemi e aiutarlo a risolverli; si da’ gratuitamente solo per il piacere di dare e si entra in uno stato di grazia che si riflette anche nell’ambiente circostante.

 

Per chiarire ancora meglio i dubbi, sull’entità del sentimento che scaturisce fra due persone, si può anche ricorrere a una valutazione basata solo fra 3 elementi: passione, impegno (inteso come voler costruire un futuro insieme) e affetto (inteso anche come amicizia), che può dare luogo a 8 combinazioni o meglio ancora casi.

 

Primo: sono assenti tutte e tre. Cioè è solo un rapporto di conoscenza.

 

Secondo: solo affetto. Quindi solo amicizia e magari simpatia.

 

Terzo: solo impegno. Tipico dei matrimoni di convenienza; si vuole stare assieme, ma senza provare passione e affetto.

 

Quarto: solo passione. C’è un’infatuazione, magari non ricambiata, non si desidera una conoscenza più profonda, ci piace, ma non è la persona dei nostri sogni.

 

Quinto: affetto + passione. C’è intesa, attrazione sessuale, ma manca la voglia di un rapporto duraturo. Si tratta di un’avventura, del rapporto che abbellisce una vacanza.

 

Sesto: passione + impegno. Cioè una forte attrazione e il desiderio che duri, ma avvertire, nel contempo, un carattere troppo diverso per consentire un accordo duraturo. Può dare origine a grandi amori, ma anche a litigi, scenate, guerre e per lo più finisce con una rottura, salvo che l’affetto per i figli o la paura di restare soli contribuiscono all’unità. La coppia, a volte, con il passar del tempo può anche trovare un equilibrio.

 

Settimo: affetto + impegno. E’ il caso dei coniugi nel cui rapporto manca l’attrazione fisica o vi è solo da uno dei due. Si ritrova nei matrimoni combinati, nelle unioni fra partner ormai di una certa età o fra quelli che non credono o non vogliono attendere il grande amore.

 

Ottavo: sono presenti tutti e tre. E’ l’amore perfetto, quello ideale cui tutti aspirano.

 

C’è anche il caso, per fortuna raro, che riguarda il perché’ un amore non cresce alla luce del sole, ma segue solo vie sotterranee ed è quello di chi teme l’innamoramento, per la paura di doversi abbandonare a una situazione troppo coinvolgente, troppo pericolosa, in cui non sente di poter dominare o di poter decidere unilateralmente cosa desidera fare: può sentirsi più tranquillo se sente l’altro vigile, attento, con i piedi per terra, insomma poco innamorato. Individui, come quelli precedentemente descritti, possono lasciarsi andare solo se l’altra persona li marca stretti, se in modo soffocante dimostra il suo attaccamento, mentre loro, spesso, tentano di autoconvincersi di non essere coinvolti, perché’ questo dovrebbe escludere la sofferenza di non essere ricambiati e anche in modo duraturo.

 

Questo tipo di rapporto consente a una persona pavida, di lasciarsi andare a un amore idealizzato, interiorizzato, che arricchisce la sua vita, senza la conseguenza di doversi realmente mettere in gioco, confrontarsi con i desideri e le aspettative dell’Altro: spesso, queste persone, sono degli insicuri cronici e riflettono disturbi nella sfera sessuale.

 

Può anche accadere che temano di suscitare tenerezza, perché’ intesa come un sentimento di sublimazione della pena che, invece, pensano di poter suscitare. E, anche se può sembrare un paradosso, si cimentano invece, in comportamenti come favori, in genere poco concessi da altri, perché’ costano dei sacrifici: ad esempio, possono fare dei massaggi nel corpo all’altra persona allo scopo di suscitare sentimenti di gratitudine e affetto nei loro confronti, ma può accadere che anche a loro stessi, quest’operato suoni come l’atteggiamento di chi non si vede alla pari con l’Altro e lo vive come servile.

 

Come detto precedentemente, quando non avvertiamo più un interesse forte, profondo o addirittura ossessivo di avere un rapporto sentimentale è perché’ si è instaurato un equilibrio nel nostro Io, che rendere l’individuo idoneo alle proprie esigenze e a quelle degli altri; ciò è determinante, per la possibilità che avvenga l’incontro con l’anima gemella, o quella che possiede solo delle somiglianze, ma appare tale.

 

Molti pensano che questo tipo d’incontri sia riservato dal destino, ma sicuramente, se poi si forma una coppia, è una decisione presa con il libero arbitrio.

 

Spesso, appena presa una decisione e non prima, prendono il via una serie d’incertezze che possono diventare dei veri e propri dilemmi: è autentico, vero, il sentimento che si prova? Si è sicuramente ricambiati? Queste incertezze, a volte, arrivano addirittura a far provare, all’incerto, sentimenti di delusione, rabbia, rivalsa che non portano certo benefici al rapporto, ma che mettono in moto qualità che occorre possedere per un rapporto di coppia che sviluppa la crescita individuale. Ad esempio, capire che bisogna dare a chi si ama un sentimento puro non contaminato da reciprocità o interesse, così da rimanere tale anche dopo un rifiuto.

 

Va precisato, che si tratta di un rifiuto che non implica un’eterna deleteria attesa di essere ricambiato sempre dalla stessa persona, bensì di continuare ad amare le cose che ci piacciono, conservandole nel nostro cuore, anche se la persona che avevamo scelto non si è innamorata di noi. Nella vita gli incontri sono tanti e ci portano sogni, fantasticherie, desideri, progetti, ma solo alcuni danno il via a una relazione.

 

Spesso, mentre si cerca di capire se una persona è quella giusta, la prima domanda che ci si pone è: possiede tutto quello che cerco? Molto meno, o quasi mai, ci si chiede l’opposto: io posso dare a questa persona tutto quello che desidera? Fatte all’inizio di un legame, queste domande eviterebbero parecchi problemi perché’, a volte, il bisogno di avere una storia ci porta a voler credere reale nell’Altro, l’immagine che ci siamo fatti di “persona giusta”. Le si attribuiscono frettolosamente, tutte le qualità che desideriamo trovare nell’Altro appena se ne intravedono solo una o due, e il risultato finale di un simile rapporto è di amaro in bocca e confusione. Nonostante che, inconsciamente, abbiamo sempre saputo che solo un colpo di fortuna, poteva assicurarci la veridicità e la durevolezza di valutazioni basate su elementi non sicuramente esistenti.

 

Negli individui sufficientemente consapevoli di se’, invece, si potrà riscontrare che le qualità desiderate sono simili sia nei rapporti d’amicizia sia in quelli sentimentali: è la manifestazione della coerenza del proprio modo d’essere, perché’ è veramente sottile quella soglia che delimita una grande amicizia dall’inizio di un amore. Amicizia o amore? E’ questo, frequentemente, un problema che parecchi si pongono o ci si tormentano addirittura, spesso per la paura di “doverlo” risolvere.

 

Infatti, la risposta a delle semplici domande, risolverebbe immediatamente i dubbi: “Sto male se quella persona non riserva le sue particolari attenzioni per me, o sto bene, anche se le condivido con altri?”, ”Desidero la sua presenza continua, o mi basta solo una parte del suo tempo?”; un rapporto, comunque, può nascere e continuare solo fra partner che hanno lo stesso ideale di coppia e che perduri nel tempo.

 

Per esprimersi, i sentimenti d’amore hanno bisogno di un oggetto e a volte l’Altro può essere anche una figura fantastica, non necessariamente reale. L’amore, all’inizio, è meglio non viverlo come un sentimento unico, stabile, conclusivo, meglio considerarlo con cautela, perché’ come tutto ciò che ha vita è soggetto a morte e a rinascita. Questo dualismo, esiste anche nell’amore che lega due persone: a volte noi cerchiamo una persona da amare e poi ci ritroviamo insieme con una che ci ha fatto innamorare.

 

La differenza consiste, nel primo caso, nel trovare la persona che rispecchia le caratteristiche che prediligiamo, qualcuno che ci piace avere accanto, senza che abbia bisogno di noi per “crescere”; nel secondo, quella che riesce ad attrarci mediante qualità che, pur non avendole messe al primo posto nelle nostre preferenze, scopriamo non esserci indifferenti, anzi, alle quali riconosciamo un certo fascino.

 

Il desiderio di un rapporto molto intenso, può anche nascondere il bisogno di continua conferma in un partner insicuro.

 

A volte, in qualcuno, il falso costrutto di cosa è un rapporto sentimentale, provoca problemi enormi: ad esempio, un uomo ha in mente che con la sua donna ci deve essere un rapporto esclusivo, sotto ogni punto di vista e in ogni campo, ma avere un legame sentimentale con una persona, comporta fedeltà a livello sessuale e sentimentale, e non include l’allontanamento da amici e parenti o addirittura figli.

 

Inizialmente bisogna avviare ed elaborare un percorso, che porta il nostro Io prima al Tu, e successivamente al Noi; nel caso di un mancato raggiungimento dell’equilibrio nel nostro Io, l’incontro con un'altra persona ci porta a richiamare le cose che ci piacciono, e ad affiancarle e confrontarle con quelle di cui abbiamo ancora bisogno.

 

Si pensa quasi più a piacere che non a quanto il partner è apprezzabile per noi, si tende anche a fare maggior leva su quelli che pensiamo siano i nostri punti di forza: ad esempio, se il partner dice di apprezzare il nostro modo di vestire, ci si può ritrovare a cercare più spesso conferme di ciò allo specchio, e arrivare a controllare i particolari anche in modo ossessivo, prima di un incontro.

 

Si possono manifestare crisi d’ansia, per la paura di perdere quel punto di forza o non sfruttarlo a pieno, e anche timori, come quelli di deludere o addirittura non piacere più, che forse hanno le loro radici in problemi affettivi risalenti all’infanzia.

 

Concetti come bisogno, desiderio, piacere meritano di essere approfonditi allo scopo di non generare confusione.

 

Il bisogno è quello che si prova per ciò che non riusciamo a procurarci da soli, e può riguardare qualunque campo fisico, intellettuale, psichico o spirituale. E’ così forte, che ci impedisce di concentrarci su qualsiasi altra cosa.

 

Il desiderio è la forte aspettativa di cose spesso difficili da attuare o, a volte, addirittura fantastiche e che non ha nemmeno una necessità di durata: possono bastare solo pochi secondi per realizzarlo con la persona che ci ha coinvolto interamente.

 

Il piacere è ciò che si avverte, quando l’Altro fa ciò che amiamo provare, sentire, gustare, mediante cose, atteggiamenti o pensieri che possiamo gradire tantissimo, ma la cui mancanza non genera malumori, tensioni e pene.

 

Si deve sperimentare la possibilità di aprirsi alle emozioni e ai sentimenti, attraverso la relazione con l’Altro, scoprire e utilizzare i cinque sensi come porte che conducono a un sentire più raffinato e sottile: attraverso il tatto con i massaggi, l’olfatto con gli odori, l’udito con musica e voce, la vista per il corpo e tutto ciò che ci appare bello e, infine, il gusto con baci o assaporamenti.

 

Arrivati alla dimensione romantico/sentimentale, ci s’innamora: entrambi i partner provano un coinvolgimento emotivo e lo manifestano attraverso il bisogno di affettività; si sente una spinta interiore che porta verso l’Altro, ma si deve stare attenti a trasformare la spinta in amore e non in dipendenza, attaccamento e non possesso.

 

La frase più comunemente detta è “tu sei mio/a”, ma bisogna, invece, capire che l’Altro è solo uno strumento: le sue azioni stimolano emozioni, che servono per conoscere meglio se stessi.

 

Parecchi individui non hanno avuto un amore “incondizionato” dalla propria madre: anche i più piccoli di casa, magari i più coccolati, non hanno mai avuto le attenzioni materne tutte per se’; frasi come “se non fai il bravo non ti voglio bene più” oppure “prendi esempio da tuo fratello” e ancora “se non riesci adesso, come farai alla mia età?” spesso producono nella mente del bambino, l’idea di non essere abbastanza capace e per questo messo da parte, poco apprezzato e perciò poco amato. Questo porta spesso a cercare di essere o sentirsi superiori agli altri e a volere da una donna un amore esclusivo (quindi anomalo) per compensare queste carenze irrisolte.

 

La relazione, quindi, deve darci la possibilità di far emergere i nostri disagi o paure allo scopo di sconfiggerli, perché’ l’emozione che provoca l’altra persona è quella giusta (che inconsciamente cerchiamo) per provare questo tipo di esperienza; capire meglio se stessi implica capire meglio anche gli altri, e questo ci rende più sicuri. Per sfruttare a pieno questa possibilità, è necessario mettersi in gioco lasciando fluire le emozioni, senza soffocarle o fingere di non sentirle, ricordando che le emozioni e i sentimenti sono un prodotto della mente e, come tali, vanno e vengono come i pensieri.

 

Queste fasi possono comparire tutte o singolarmente, dopo si arriva a quella chiamata Tu, dove nella mente, non c’è spazio che per il partner in qualsivoglia senso: il suono della voce, il modo di guardare, il suo profumo o l’odore personale e, come precedentemente detto, con riferimento all’aspetto biochimico, si è completamente immersi in lui, nella sua personalità e si finisce, a volte, a ritrovarsi perfino nei suoi gusti.

 

Da ricordare che questa fase non è all’impronta della tranquillità, ma addirittura ansiosa od ossessiva e spesso genera l’importanza di sapere ogni cosa che riguardi l’Altro, sia fisicamente sia mentalmente, con riferimento particolare al suo passato, specie quello relazionale, per scoprire se qualcuno è ancora presente, solo nei ricordi o nei sogni oppure anche nella realtà, ancor più se manifesta, verso quelle persone, vendette o nostalgie.

 

Aspetto fisico, età, ceto sociale, lavoro, cultura, razza, religione sono spesso solo dei filtri, false strutture imposte dalla società, dalla massa, che non si condividono veramente, ma cui si assoggettano gli individui più deboli, per non sentirsi fuori del “branco”.

 

Le relazioni contraddistinte da una notevole differenza d’età, fra i componenti della coppia (o altre non usuali come quelle omosessuali) portano a scontate conclusioni, come di complesso edipico non risolto e simili. Raramente uno psicologo considera probabili altri fattori, come ad esempio l’eventualità di trovare le caratteristiche desiderate e considerate fondamentali per un partner, in una mente che risiede in un corpo che ha un’età anche parecchio dissimile dall’Altro.

 

Può essere solo e soltanto amore, anche fra persone che sono dissimili per razza, religione, cultura, ceto, ma nutrono entrambi per il compagno un rispetto reciproco e duraturo nel tempo e nelle difficoltà. Le diversità, poi, portano il confronto, che è un pilastro nell’evoluzione dell’individuo; così, in base a questi fattori, non dovrebbero esistere interferenze o condanne, fra chi desidera vivere un amore che si discosta dai criteri più comuni.

 

Capita pure che persone, anche adulte, non abbiano ancora risolto il quesito riguardo se la felicità nella coppia si trova più facilmente con un partner simile o diverso da noi: non è forse vero che gli opposti si attraggono? Sono vere tutte e due le cose, ma in momenti diversi della vita: quando da giovani non si sa ancora, cosa veramente desideriamo essere e avere, è per mezzo di chi è diverso da noi che possiamo essere aiutati a confrontare e capire cosa vogliamo veramente e compensare, mediante il modo di essere dell’altro, quelle cose che, magari necessarie, ci mancano e non riusciamo a procurarci da soli. Ma quando arriva, per noi, il momento della consapevolezza e dell’equilibrio, quando siamo contenti e appagati per come siamo e ci sentiamo, allora un partner con idee, tendenze e gusti opposti ai nostri ci può addirittura irritare perché’ il suo comportamento ci riporta a cose che ormai siamo sicuri di non amare e di non desiderare nella nostra scelta di vita. Così, senza più dubbi o incertezze, si cerca chi è simile a noi: d’altronde Qualcuno, sopra di ogni sospetto su probabili carenze o incertezze, quando decise di condividere il suo Paradiso, lo fece con creature a Sua immagine e somiglianza.

 

Un’altra risposta, stavolta nel mondo fisico, ci viene anche dalla scienza con delle ricerche basate su calcoli antropometrici (che misurano la morfologia del viso): i partner di una coppia salda tendono ad avere, anche fisicamente, delle similitudini. Risultati sorprendenti sono scaturiti da uno studio psicologico, in cui a un gruppo di giudici sono state mostrate foto singole di componenti di coppie: si è notato che quelle che erano assieme da meno di 10 anni, risultavano accoppiate in modo casuale, ma quelle che erano di partner con più di 20 anni di convivenza, erano associate con precisione quasi matematica.

 

E un’altra ricerca, condotta su 135 individui, ha appurato che le unioni in cui nei componenti della coppia si riscontrano personalità simili hanno, rispetto alle altre, più dialogo, meno conflitti, maggiore intimità e solidarietà.

 

E’ anche importante, trovare chi ci faccia entrare nella sua vita intima, che ha come meta un futuro che condividiamo, che ci regali emozioni, e che possibilmente non è una conquista troppo facile (quest’ultimo fattore è invece apprezzato dai timidi e dai depressi).

 

Molte persone lamentano, nella vita di coppia a lungo termine, la riduzione fino alla scomparsa del desiderio sessuale, e i componenti della coppia non discutono di ciò come un problema da risolvere, ma preferiscono non parlarne fra loro. Discutendone con persone estranee alla coppia, i partner attribuiscono alla routine la mancanza di passione, e molti esperti di questo argomento sostengono la loro tesi e la confermano con le mutate risposte ormonali scatenanti il desiderio, che con il tempo sono modificate. Dicono gli esperti che l’amore ha bisogno d’intimità, familiarità, tenerezza, sicurezza, comunicazione, sincerità, e il desiderio, invece, di distanza, insicurezza, novità, sorpresa, tensione emotiva, segretezza: insomma entrambi, nella coppia a lungo termine, sembrano inconciliabili!

 

In realtà, chi ha vissuto una vita di coppia con un’intesa sessuale almeno buona, sa che le cose non vanno così; certo l’emozione della prima volta non si ripete sempre, ma l’affiatamento sessuale fra i partner, cresce con il tempo e rende la vita sessuale attuale più soddisfacente di quella iniziale, tanto da non suscitare nessuna nostalgia. Rimane, quindi, il desiderio del rapporto sessuale in una coppia, mentre sparisce quello di cui si è parlato prima, perché’ la definizione giusta di quel desiderio non è di desiderio sessuale, bensì desiderio di novità che si manifesta non per l’abitudine, ma per insoddisfazione o finito innamoramento con quel partner.

 

Rivelano innamoramento dei segnali che sono sia interni sia esterni.

 

Per quelli esterni quando viene spontaneo dire “ti amo”, la ricerca del contatto oculare, desiderio di passare tutto il tempo disponibile con l’altro, ricerca di contatto fisico e vicinanza, desiderare il bene dell’altro, disponibilità a rinunciare e sacrificarsi per lui, non sopportare la lontananza, fare progetti insieme.

 

Per quelli interni, quando si diventa fiduciosi, assertivi, ottimisti, felici, allegri, esuberanti, sicuri, rilassati, calmi e sorridenti.

 

In questo stato si sperimenta l’intesa, il feeling, la complicità, la lunghezza d’onda, la capacità di cogliere con uno sguardo il pensiero dell’altro, l’amicizia all’interno del rapporto a due, il desiderio di condividere, la voglia di ridere, scherzare, uscire insieme: tutto questo rende i partner più forti, e consci delle proprie possibilità.

 

La coppia deve rinascere continuamente, rapportarsi costantemente, cercando sempre di rammentare che una buona amicizia deve essere coltivata e custodita, ma soprattutto mai data per scontata.

 

In questa fase, ognuno deve rafforzare la propria personalità, facendo esperienze all’interno e all’esterno della coppia. All’esterno, attraverso nuove amicizie e nuove esperienze: ci si deve sentire liberi di parlarne al compagno, o di non parlarne qualora l’esperienza non intacchi in maniera significativa l’intesa con il partner. All’interno attraverso giochi: in quel momento particolarmente intimo, l’uomo e la donna si scambiano nuove idee, distinti modi di venirsi incontro, si sperimenta la possibilità di dover prendere l’iniziativa e di abbandonarsi completamente ai desideri dell’Altro. E’ molto importante sperimentare entrambe le possibilità, perché’ sono un buon modo per prepararsi a entrare nel mondo dell’amore, dove tutto è permesso, perché’ non si giudica più: solo opinioni, nate dalla voglia di capire.

 

Innamorarsi, comunque, può essere un problema per chi ha dei problemi sessuali, disturbi e disordini mentali gravi, motivi di tipo psicologico (principalmente dispersione mentale e personalità narcisistica) aspettative sopra delle proprie possibilità, paura di soffrire, troppe esperienze sentimentali, traumi infantili, rifiuto dell’amore per motivi pratici. Un problema, per una persona orgogliosa, è avere un rapporto sentimentale con qualcuno con cui non si sente alla stessa altezza, anche se accettato dal partner. E’ come se si fondasse una società in cui gli utili si dividono al 50%, mentre un socio partecipa con il 70% del capitale da investire: quello che ha messo solo il 30%, invece di aver gratitudine per l’altro e impegnarsi a recuperare il capitale che gli manca, si concentra, con disagio, solo su quella disparità, che l’orgoglio, gli farà apparire come troppo umiliante. L’orgoglioso non riesce a capire o concepire l’idea, che le persone d’indole buona ed equilibrata provano lo stesso piacere sia a dare sia a ricevere, e non fanno confronti con il partner su chi ha raggiunto la meta più alta o percorso più strada: sono appagati nello stare con chi va nella loro stessa direzione.

 

E’ sempre l’orgoglio che può far arrivare a dichiarare di non trovare soddisfacente o appagante un rapporto, anche se effettivamente lo è, e riuscire ad affermare che precedenti relazioni (finite male), invece, lo erano molto. Queste persone, però, omettono una confessione importante: quei rapporti erano detti appaganti, per errori di valutazione, scelte sbagliate, qualità risultate con il tempo inesistenti, perché’ addirittura basate sull’immaginazione, che le creava per il desiderio di avere una relazione, anche se non con la persona giusta. La persona orgogliosa non è disposta ad accettare e riconoscere questi sbagli, perché’, anche confessati solo a se stessi, risultano poco tollerabili. L’amore è un sentimento che non conosce età, ma quanto già detto prima, raggiunge connotazioni di maggiore rilievo se accade dopo i 40 anni per la donna e prima dei 50 per l’uomo. Sono fasce d’età in cui la donna si deprime per le prime rughe, e oltre a cambiare abbigliamento tende a verificare il proprio potenziale seduttivo, mentre l’uomo non sente più il vigore dei vent’anni e si preoccupa anch’esso di vestire in modo più giovanile, ma anche di verificare, oltre l’attrazione esercitata sull’altro sesso, anche le sue capacità sessuali. Spesso, vuole ritrovare le sensazioni provate proprio nella prima giovinezza, perciò si appassiona al mondo del calcio come non faceva da tempo, rimane catturato da una donna che non ha altre qualità tranne la disponibilità che tanto entusiasmava i ragazzi, con tanti ormoni in circolo, per la facilità di poter avere rapporti sessuali ecc.

 

Tornando alle fasi, di cui diceva prima, nei casi in cui la fase del Tu è superata, è implicito che è avvenuto un altro passaggio: l’innamoramento è diventato amore e la passione ha come compagna la sicurezza; questo mix rende un rapporto così soddisfacente da poter resistere anche alla routine. Spesso, però, succedono degli sbagli, dovuti all’errore d’identificare la fine dello stato di tensione e ansia precedente, con l’inizio di un disinteresse o addirittura allontanamento dall’Altro. Alcuni non riescono a capire le vere motivazioni del cambiamento e, specie per il timore di un abbandono, lo attuano essi per primi e cercano un nuovo rapporto, dove quasi sicuramente rimetteranno in gioco lo stesso errore, col rischio di rimanere eternamente insoddisfatti e soli.

 

La fase del Noi, se raggiunta, vuol dire che la fase dei sogni e terminata, ora è la fiducia nel partner quella che ci da’ un senso di grande benessere; non è nemmeno più tormentoso avere la certezza del suo completo ed esclusivo possesso: si rimane tranquilli, anche se coltiva in compagnia di altri dello sport o degli hobby, purché’ ci renda partecipi. E anche noi ci concediamo le stesse cose, senza ansie o paure, ma con la consapevolezza di condividere lo stesso una vita insieme.

 

Il Noi è, quindi, la vera mentalità della coppia che pensa assieme e che condivide anche le cose proprie e personali in maniera intima, senza che un eventuale rifiuto induca pensieri di un rapporto incrinato: in una relazione si può anche cercare la perfezione, ma l’elemento fondamentale è l’equilibrio.

 

Spesso, infatti, quando si diventa una coppia, ciò che era preponderante nella nostra vita cambia, a volte regredisce, in altre si allontana; spesso investe il campo del lavoro, degli approfondimenti a studi fatti perché’ ritenuti indispensabili, per migliorare la posizione lavorativa: insomma si è meno disponibili, e anche il tempo dedicato al lavoro tende a diminuire.

 

Quest’ultimo fattore è quello che, forse più di tutti, fa coincidere un calo nel successo professionale, vivendo contemporaneamente un rapporto di coppia molto soddisfacente, ma a volte è solo un momento di transizione: spesso, dopo quell’atto di estrema creatività che è la nascita di un figlio e tutto ciò che sottintende, si è in grado di dare molto più di prima, a causa dei cambiamenti nella maturità dovuti all’evento.

 

I veri nemici nella carriera, riferiti ai rapporti di coppia, sono i rapporti instabili e le forti tensioni che derivano a volte, solo da differenze di sensibilità.

 

Ci vorrebbe un decalogo per avere delle basi che insegnano a comportarci bene in amore, per cercare di mettere in luce sfumature che certi cuori non percepiscono.

 

Se ci fosse dovrebbe suonare, all’incirca, così:

 

“ In amore fai riferimento a una persona: tienila presente in ogni cosa o situazione.”

 

1. Non avrai altri uomini o donne all’infuori di lui/lei: nessuno deve interferire nel vostro amore.

 

2. Non costruire un rapporto vano: chiama solo l’amore con questo nome e non l’affetto o la tenerezza.

 

3. Ricorda e festeggia le date che segnano il rapporto: qualunque ricorrenza che lo riguarda.

 

4. Rispetta i legami di sangue e affettivi dell'altro/a: rispetta tutti i legami affettivi di chi ami.

 

5. Non uccidere quelle parti di lui/lei che non gradisci: attento alle parole, perché’ in amore possono dare vita o uccidere.

 

6. Non prendere quello che non ti è dato: non sopprimere mai uno slancio o un impulso dell’amore.

 

7. Non ingannare: non mentire a chi ami, prediligi il confronto.

 

8. Non avere rapporti contro la natura dell'altro/a: non costringere mai nessuno, in amore, a fare qualcosa che non desidera.

 

9. Non desiderare un uomo o una donna, solo perché' è di un altro: non intrometterti mai, a nessun titolo, fra due che si amano

 

10. Non desiderare un amore solo perché' lo ha un altro/a: non desiderare mai dall'amore, quelle cose che non può darti.

 

Altri due “comandamenti”:

 

1. Ama sopra ogni cosa: dai tu per primo ciò che vorresti ricevere.

 

2. Ama come te stesso: ciò che non gradisci tu non fare all’altro.

 

In ogni individuo convivono una parte maschile e una femminile che si sviluppano e si armonizzano, ma a volte, quando si pensa di aver trovato la persona giusta, succede che la parte che ci ha affascinato nel partner, è la parte femminile/maschile che noi teniamo (anche nascosta) all'interno di noi stessi. Infatti, se un individuo non ha ancora compreso e armonizzato i suoi aspetti maschile/femminile, la parte che è stata accantonata, perché’ magari considerata “poco maschile o poco femminile”, si fa sentire e richiama attenzione, quanto è notata su altri. Se esiste già un rapporto, questo, normalmente, entra in crisi, anche se sono passati solo pochi mesi: pare d’iniziare a vedere l’Altro con occhi diversi, appaiono i primi difetti, si "aprono gli occhi". Si pensa che l’Altro si manifesti adesso, per quello che veramente è: spesso invece, l’Altro è solo lo specchio di quella parte dell’individuo stesso, della parte che non è mai stata accettata, armonizzata o cambiata. L’Altro permette di vedere quello che realmente si è, e comprendendo subito questo semplice e banale concetto, non si perderebbe tempo ad accusarlo di quello che non ha fatto, o di quello che avrebbe potuto fare, discorso che, invece, si sarebbe dovuto fare all’interno di se stessi: “Solo un folle è interessato alla colpa di un’altra persona, dal momento che non può modificarla. L’uomo saggio impara solo dalla propria colpa”. (C.G.Jung). In questo caso, le due persone che entrano in crisi e non hanno alcuna intenzione di lasciarsi, dovranno, se è loro desiderio scoprire il vero amore, ascoltare la loro rispettiva parte nascosta e cercare di farla emergere per equilibrare il maschile e il femminile che è in loro.

 

Molti sono i motivi per cui accade che una storia d’amore finisca: la passione ha ceduto il posto alla routine o uno dei due componenti della coppia sente forte il bisogno di proseguire in un’altra direzione, mentre l’altro è rimasto fermo agli ideali della fase iniziale. Non è facile trovare la risposta al perché’ un rapporto affettivo termina, anzi, specie all’inizio, sembra un mistero irrisolvibile. Un componente della coppia apparentemente senza motivazioni e senza preavviso, comincia a desiderare qualcosa che non trova nel legame di coppia, e lo desidera a tal punto da porre fine a ciò che ha creato, creduto, voluto. Quello che si chiamava amore eterno svanisce e si fa fatica a credere che possa capitare anche a noi, e poi così repentinamente, senza nessun avviso? In realtà, c’è stato qualcosa su cui la nostra attenzione non si è voluta soffermare, tanto che l’inconscio ci ha mandato il suo messaggio nei sogni, mostrandoci ed esempio il partner con fattezze diverse dalla realtà, oppure in una visuale che non lo fa vedere in modo completo.

 

Questi sogni comportano un risveglio con sensazioni fisiche strane, come di oppressione, tensione muscolare insomma come quelli della somatizzazione dei malesseri a livello psichico.

 

Quando uno dei partner non riflette più un’armonia perfetta, la coppia si disallinea e perde lo stato d’innamoramento: si tende a chiedere invece che a dare, ad addossare all’Altro la colpa dell’avvenuta disarmonia, criticandolo per carenze che, invece, stazionano proprio nella mente di chi accusa; si diventa possessivi, o freddi e distaccati. L’Altro, se nonostante tutto ciò rimane fermo nei suoi sentimenti, cercherà di riportare le cose in asse come prima, accetterà dei cambiamenti e possibilmente continuerà (almeno per un certo periodo), ad amare il partner anche dopo una separazione momentanea o definitiva.

 

Succede anche che si tende a mostrare passione e amore in modi diversi, cioè non contemporaneamente, per rabbia o ripicca: si tende a mostrare la disunione nel rapporto non mostrando più amore e passione insieme. A secondo dei momenti e dei periodi è come se si usasse fare una divisione, usando il proprio corpo:

a) dalla vita in su’. Solo parole romantiche, nessuna manifestazione di attrazione sessuale;

b) dalla vita in giù. Solo sesso, privo di qualsiasi sentimentalismo a livello verbale.

 

Se l’innamoramento può accadere anche a nostra insaputa, mantenere questo stadio può dipendere solo dai partner. Alcune persone, però, non riescono a vivere senza qualcuno accanto: pur non provando più sentimenti e nemmeno stima per l’Altro, continuano a portare avanti un rapporto di odio-amore, anche senza più avere rapporti sessuali; lo preferiscono alla solitudine, nell’attesa o nella speranza di un nuovo incontro, che possa portare anche l’amore. Altri, invece, sono così privi di equilibrio personale da non riuscire a stare da soli, così, se abbandonati, cercano qualcuno che li faccia sentire desiderati e importanti, chiudendo gli occhi anche davanti alle più evidenti prese in giro messe in atto da partner che hanno gli stessi loro problemi e anche le stesse motivazioni per cercare quel tipo di rapporto.

 

I motivi che portano alla rottura di una relazione, oltre alla fondamentale mancanza di equilibrio nei componenti della coppia, possono essere svariati.

 

Fra i più importanti, che scaturiscono da problemi personali non risolti, si possono individuare:

 

- insicurezze di svariata origine, ma principalmente sulla condivisione del sentimento amoroso a livello personale, universale o umanitario.

 

- gelosia e/o possessività.

 

- ignorare che amore e ragione non sono opposti ma complementari.

 

- ignorare o rifiutare l’idea che, a volte, porgere scuse o esprimere dispiacere per gli errori commessi in un rapporto non è sufficiente: in certi casi occorrono fatti o azioni.

 

- il partner non risponde a un desiderio di comunicazione verbale, specie sui rapporti più intimi della coppia.

 

- esasperata conflittualità.

 

- non saper litigare in modo produttivo.

 

- non trovare nel partner (anche se è un errore), chi ci fa sentire quello che non siamo o vorremo essere.

 

- il tradimento nelle sue diverse varianti.

 

- desiderare un rapporto con una persona che si stima o è stimata molto dagli altri, perché’ essere scelti da un partner del genere afferma, implicitamente, il nostro valore personale (vero o presunto che sia), che gli altri non riescono a ravvisare in noi e di cui, magari noi stessi, dubitiamo.

 

- orgoglio e competizione: se questi due elementi sono presenti in una coppia in crisi, possono imbrigliare la capacità d’amare che permette il compromesso (inteso quello che è permesso dall’etica dell’individuo), che è indispensabile per evitare la rottura.

 

- voler eliminare un rapporto, perché’ il partner è strettamente legato e ci ricorderebbe per sempre un periodo in cui il nostro operato è stato pessimo, o così vergognoso da desiderare fortemente cancellarlo, o almeno dimenticarlo per sempre.

 

All’inizio del rapporto, spesso, uno è più cauto o insicuro dell’altro: la persona più equilibrata e/o sicura del proprio sentimento, allora, dovrebbe pazientare continuando a mostrare ugualmente il suo coinvolgimento a livello verbale e fisico, fin quando il partner non prende una decisione definitiva.

 

Ma, spesso, questo non succede, e al contrario le indecisioni dell’Altro innescano sentimenti di rabbia e di rivalsa, che prendono molto presto il sopravvento sul sentimento amoroso.  

Attenzione però, che la rabbia sia preceduta dal dispiacere per quanto che è successo prima: altrimenti bisogna riconsiderare ciò che si è chiamato Amore.

La rabbia blocca i sentimenti e gli slanci e, a volte, da’ il via a fatti o anche soltanto sogni, in cui un terzo elemento, estraneo alla coppia, ha il compito di lenire le sofferenze causate, nei partner, da un modo d’intendersi errato o anche da orgoglio ferito.

 

Sotto l’effetto della rabbia, si può pensare addirittura di non sentire più nessun legame con l’Altro, mentre, quando svanisce, il legame è anche più forte di prima.

 

Spesso, la rabbia, mette molto tempo a svanire, perché’ non è subito riconosciuta come “anestetizzante” nel rapporto e inoltre, se vi sono ragionamenti adeguati che portano chi la prova, a revisionare gli eventi e assumersi le colpe che in un primo momento si erano attribuite all’Altro, non risulta nemmeno facile ammettere e accettare di averla provata, per colpe da addebitare solo a se stessi: quest’ultima eventualità, richiede, a volte, un tempo più lungo di risoluzione.

 

Modi di amare negativi, si rivolgono a chi ci ha fatto penare prima di ricambiare il nostro amore: in questi casi s’innesca, a volte, un desiderio di vendetta e di rabbia, che porta a non manifestare il sentimento nella sua interezza, cioè verbalmente e fisicamente, ma alternando le due fasi in momenti diversi, e unificandole quasi mai. Accade anche che per ripicca o vendetta, si ripete tanto a lungo al partner che non ci attrae più sessualmente, così che, pur ritrovando un accordo sentimentale, diventa difficile comportarsi diversamente sul piano sessuale, per la figura poco seria, inaffidabile, mendace che così si mostra non solo all’Altro, ma anche a se stessi.

 

La rabbia può far troncare un rapporto anche per parecchi anni, e poi svanire facendo ritrovare chi l’ha tenuta dentro, ancora possibilista sulla ripresa di un rapporto; quella dovuta a un orgoglio ferito, può non riuscire a spezzare un sentimento d’amore forte, ma bloccare lo stimolo sessuale in uno o entrambi i partner.

 

Succede anche, a chi è schiavo dell’orgoglio, di riuscire a vedere la verità nel proprio Io, ma non riuscire a ingoiare e digerire una sconfitta: dice che ha bisogno di tempo per accettare quanto anch’egli ritiene vero ma quel tempo gli serve per altre motivazioni. Ad esempio, fornire l’occasione al destino, di un fortunoso capovolgimento della situazione, che gli permetta di scoprire errori della stessa entità nel partner, o godere egli stesso di vittorie casuali e immeritate, ma che servirebbero a equiparare le sconfitte subite. In ogni caso, anche volendo digerire le sconfitte, un lungo tempo diventa necessario per operare i cambiamenti in modo impercettibile, quasi inosservabili all’individuo stesso, altrimenti, cambiamenti troppo radicali, innescherebbero altri disturbi (come avvilimento, abbattimento, frustrazione, depressione) al proprio Io. E’ ovvio che estirpare i vizi o le cause di un problema, porterebbe a una soluzione più immediata, ma è facile trovare chi non è disposto a soluzioni radicali: è come dire che c’è chi preferisce curarsi tutta la vita con analgesici, ma non accettare l’uso di farmaci a effetto più incisivo e radicale, come ad esempio gli antibiotici (anche se, magari, poi sarà costretto lo stesso ad assumerli in seguito).

 

Spesso, nel tempo, un altro sentimento si sostituisce alla rabbia: è l’esasperazione, che di diverso ha la caratteristica di potersi risolvere semplicemente con il passar del tempo, senza la necessità di grandi immediate spiegazioni. Il sentimento che più di ogni altro, dovrebbe indurci a ritenere finita una storia è, però, il raggiungimento di una duratura indifferenza.

 

Nel rapporto di coppia succede quasi certamente che avvengono dei contrasti e a volte possono esserci parole, reazioni, o fatti spropositati.

 

Quando uno dei partner se ne accorge e decide di ammettere il suo errore, spesso non lo fa nel modo adeguato: quella legge che dice “a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” sembra riguardare il mondo della scienza e non quello dei sentimenti. In realtà, quando succedono contrasti che non sono riparati o appianati, questi lasciano un’incrinatura e se le incrinature dovessero diventare troppe, allora la struttura cede.

 

Chiedere soltanto scusa o manifestare il proprio dispiacere senza una riparazione adeguata, specie se gli sbagli si ripetono spesso, può addirittura ottenere l’effetto contrario a quello desiderato. L’effetto, nella coppia, è come quello che c’è fra una banca e il suo cliente: quando il conto va in rosso deve rimanerci il meno possibile, se la situazione si trascina le scuse possono essere accettate solo da clienti fidati, ma in ogni caso, la somma prelevata in eccesso deve essere restituita, sia che il rapporto procede sia che si conclude. Succede, se non si tengono in considerazione queste leggi, di trovarsi in un rapporto che è alla fine, se non distrutto, e non riuscire a spiegarsi cosa sia successo o cosa è mancato per ridurlo in modo tale; in ogni modo un costrutto sentimentale può essere distrutto solo riconoscendo che era fondato su basi inesistenti, altrimenti persiste.

 

Spesso, sappiamo cosa veramente c’è nel nostro io che non ci piace, ma siccome non vogliamo assolutamente vederlo, si creano e si spacciano come vera causa, problemi inesistenti o attribuibili ad altre motivazioni.

 

In un rapporto è facile che si presentino dei problemi di svariata natura, perciò ci si deve confrontare, discutere ecc. Perché’ questo avvenga in modo costruttivo, i partner dovrebbero avere un equilibrio tale da non sentirsi urtati e prendere come una critica inutile quello che dice l’Altro (purché’ sia vero): una persona che ha voglia di migliorare, accetta come un regalo chi gli mostra i suoi errori o sviste.

 

Anche il modo di litigare è importante: i litigi continui creano astio e rancore uccisivi per l’amore, che per esistere ha bisogno di affetto, attenzioni.

 

Si parla, si discute, si litiga, ma persiste la sensazione di non arrivare mai a trovare la risoluzione, di concludere o risolvere un argomento; nelle conversazioni compaiono termini volgari, insulti, battute sarcastiche che fanno sentire incompresi e preoccupati, sia per ciò che si è detto e sia di quello che non si è riusciti a dire. Nonostante qualcosa riveste per noi una certa importanza, non si trova il coraggio di chiederlo al partner, per timore d’infrangere un equilibrio.

 

E’ importante non commettere errori di comunicazione del tipo: non lasciar parlare l’altro, parlare per allusioni, chiudersi in un mutismo assoluto, tirare in ballo altre persone, sconfinare nel passato, non indicare soluzioni, non sapersi fermare se l’altro è fuori di se’. Meglio provare con le buone maniere, cercare di capire il punto di vista dell’altro e non litigare mai alla presenza di altre persone. Le coppie destinate a sciogliersi, si è notato, hanno un particolare modo di “discutere”: ad esempio inizia la donna con accuse e lamentele verso il compagno, che non parla e si trincera dietro mutismo, ostilità, gesti di stizza, collera e non mostra nessuna emozione positiva. Inoltre, questo partner, non guarda mai l’Altro e non cerca di riconciliarsi, evita ogni contatto fisico, addirittura s’irrigidisce e si sposta se questo avviene, e il suo tono di voce può essere impersonale, asettico, spigoloso o duro.

 

In ogni caso un rapporto in cui sono scomparse stima e tenerezza, e si sono invece radicati critiche, disprezzo, mutismo, ha pochissime ragioni per continuare.

 

Ancora una cosa che merita riflessione: si dice spesso che la ragione, fra due persone in disaccordo, non è mai da una sola parte, ma sarebbe più giusto dire che questa eventualità è come la colpa negli incidenti automobilistici, spesso c’è il concorso di colpa, ma a volte no!

 

E’ così, si ritorna ancora sull’importanza del problema della comunicazione verbale: molti, specialmente uomini, possono dimostrare sentimenti ed emozioni solo a livello fisico e, se sollecitati dal partner a parlare di cosa pensano, delle sensazioni che provano, si ritrovano bloccati. Questo evento provoca molto disagio nella coppia, perché’ questa difficoltà non permette la sensazione di completa fusione: è come se uno dei due non permettesse all’altro di conoscere le idee e le emozioni che sicuramente vivono in lui, e di conseguenza l’altra parte si sente esclusa, tagliata fuori, senza poter condividere quello che reputa, a volte, importante tanto quanto il sesso o anche più.

 

Per molti la spiegazione ha una ragione ancestrale: compito del maschio è la difesa del territorio e questa non può avvenire se distolti da “chiacchiere” femminili, così l’uomo è portato a tacere e restar vigile. Ma la più attinente sembra essere un’altra, quella in cui il maschio è sì in uno stato di difesa, ma dalla propria donna, che conoscendo i suoi pensieri più intimi e personali può usarli anche per motivi non sentimentali o affettivi, mettendo così in pericolo, nel rapporto, la sicurezza e la stabilità del partner che si è confidato.

 

Un altro motivo di crisi nel rapporto è la gelosia: secondario nell’elencazione dell’attuale discorso non lo è, di certo, in ordine d’importanza.

 

Primo distinguo che deve essere fatto è quello fra gelosia e possessività: il geloso non desidera, per sue paure, che altri interagiscano nel rapporto con il partner; per il possessivo questo non deve accadere, perché’ il partner è come una sua proprietà senza diritto di accesso a qualsiasi estraneo, e spesso anche in qualunque situazione.

 

In entrambi i casi si desidera un rapporto a due che deve rimanere solo tale, perché’ così il geloso metterà da parte le sue svariate paure: avvertire distolta l’attenzione che si desidera fissa su di se’, che un altro possa dare al partner qualcosa che egli pensa di non avere o non riuscire a esprimere nel proprio rapporto a due, o qualsivoglia motivazione per cui un altro possa prendere il suo posto, ecc.

 

Il geloso, inoltre, difficilmente esprime pensieri del tipo: ”Ho bisogno di sentirmi rassicurato sul mio rapporto con te”, ma, spesso, aggredisce con frasi che attaccano l’altra persona sulla serietà del suo comportamento, pur non avendo motivi per cui dubitare.

 

Non solo gli sconosciuti o le conoscenze casuali possono scatenare il fenomeno della gelosia o della possessività, ma anche gli amici. Questi ultimi possono essere oggetto di disturbo principalmente nelle prime fasi del rapporto di coppia, specie se sono amici di vecchia data; quando, invece, l’unione è già abbastanza consolidata, possono diventare degli elementi di sostegno. Anche la nascita di un figlio può danneggiare il rapporto in cui uno dei partner è geloso: specialmente la donna, e spesso, è accusata dal marito di essere diventata solo madre e non più moglie, senza una giusta motivazione.

 

Molta influenza ha, comunque, l’idea dell’amore a livello personale e universale dei componenti della coppia; ad esempio, una donna decide di troncare il rapporto matrimoniale, perché’ si sente poco amata trovandosi da sola, ad allevare due figli, mentre il marito si trova a lavorare nei paesi del terzo mondo. Di contro, il marito, per la sua idea di amore, non solo a livello personale, ma anche universale, non se la sente di venir via perché’ abbandonerebbe tanti bambini, senza nemmeno un genitore, a un’esistenza tristissima. Decide di aspettare, prima di tornare a casa, che si attui la promessa di trovargli al più presto un sostituto e vorrebbe nel frattempo, continuare il rapporto coniugale tornando a casa ogni due mesi. La salvezza di un simile rapporto sta, oltre che nell’idea di ciascun componente della coppia dell’amore a livello personale e universale insieme, anche nel riuscire a trovare un compromesso. Voler riuscire a trovare un compromesso, nella coppia in crisi, è importante; anzi, a volte, solo così la situazione è risanabile. E’ sintomo di un amore ancora presente, che ci fa accettare di modificare qualcosa nei nostri atteggiamenti, eliminare quei difetti che non piacciono nemmeno a noi stessi, pur di non perdere la persona cui desideriamo essere legati per la vita.

 

Molti pensano che la voce del cuore e quella della ragione, non possano essere che distinte e separate, impossibile congiungerle; anche Pascal dice che: “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce ”, ma subito si potrebbe obiettare che sempre di “ragioni” si tratta, e che chi non le vede, spesso, è solo colui che non vuole vedere.

 

In realtà nessuno è felice con un partner che lo ricolma di amore, soffre addirittura per lui, ma che nello stesso tempo non è capace di rivolgere, oltre al cuore, anche la mente verso di lui: che non lo sa capire, trovare le parole giuste per sostenerlo nei suoi momenti di crisi, aiutarlo a trovare soluzioni che lo possano fare uscire da situazioni difficili e dolorose. Amore e ragione sono tranquillamente visti sempre distanti, come rette parallele, ma senza pensare o accettare qualcosa che è anche dimostrabile geometricamente: le rette parallele, all’infinito, si congiungono!

 

Quando una coppia decide di separarsi, non avviene mai in modo casuale e piuttosto raramente a causa di un solo partner: a volte i ruoli di vittima e di carnefice possono risultare interscambiabili.

 

E’ difficile che un rapporto si esaurisca contemporaneamente per entrambi i partner, ed è questo il vero problema: il tempo impiegato a comprendere, a sentire che la relazione è ormai esaurita.

 

Non sempre è facile capire i sintomi del tradimento. E soprattutto, non funziona allo stesso modo per uomini e donne. Solitamente, i primi tradiscono con più leggerezza, per spirito di conquista e per dimostrare a se stessi che possono ancora piacere. Le donne, invece, spesso tradiscono perché si sentono trascurate, a volte per vendetta, a volte per noia o anche soltanto per mettere alla prova il loro uomo.

 

L'approccio al tradimento dei due sessi, comunque, pur con qualche tratto in comune, presenta in realtà molte differenze. Per l'uomo, per esempio, è fonte di stress mentre la donna riesce a gestire due vite con grande freddezza e distacco, uscendone addirittura rinata e ringiovanita. Il nuovo rapporto, infatti, le dà una nuova ragione di vita, fonte di un rinato slancio.

 

Ecco alcuni comportamenti che potrebbero rappresentare un campanello d'allarme per capire se è in atto un tradimento.

 

 

COMPORTAMENTI COMUNI

- Maggiore cura per la propria persona

- Repentino cambiamento di abitudini nella vita di tutti i giorni

- Lui/lei passa molto più tempo al pc, chattando con fantomatici "amici" o navigando su Internet

- Quando arrivano sms o chiamate al cellulare (aumentati in maniera esponenziale), lui/lei per rispondere si allontana o va in un'altra stanza

 

LEI

- Cambia pettinatura

- Si trucca di più

- Sceglie vestiti più provocanti

- Sta attenta alla linea

- Diventa più allegra e spiritosa, di umore migliore, paradossalmente anche con il partner

- Improvvisamente è piena di energia e voglia di fare

- Non lo coinvolge più nelle sue iniziative: diventa indipendente ed esce sempre più da sola

- Il senso del proibito le fa ritrovare interesse per il sesso, anche con il partner ufficiale (probabilmente però sta pensando all'altro)

- Si mostra improvvisamente interessata agli hobby di lui e lo spinge a dedicarvisi (soprattutto se prevedono che passi molto tempo fuori casa)

- Diventa più affettuosa e premurosa

 

LUI

- Passa più tempo al lavoro, fa pause pranzo molto più lunghe, va presto ed esce tardi, ha improvvisi impegni lavorativi anche nel weekend, comincia a fare lunghi e frequenti viaggi di lavoro

- Improvvisamente diventa pieno di cure e attenzioni verso di lei e comincia a farle più regali (ma solo all'inizio del tradimento, per mettere a tacere il senso di colpa, col passare del tempo la situazione torna alla normalità)

- Da inguaribile pantofolaio qual è sempre stato, inizia improvvisamente un nuovo sport o a passare tempo in palestra o si trova un nuovo hobby che lo faccia rimanere molto tempo fuori di casa

- Dimostra un calo del desiderio nei confronti della partner ufficiale

- Se la prende quando lei s’interessa alle sue abitudini e si sente sotto accusa

- Cerca ogni pretesto per litigare e minacciare di andarsene di casa (così potrà incontrare l'altra)

- Parla spesso della fine della relazione

- Non si mostra più interessato a tutto ciò che la riguarda, dai discorsi alla vita insieme e cerca di creare un distacco sia fisico sia mentale con lei

 

 

Alcuni preferiscono, oppure hanno l’intelligenza, la scaltrezza o la pietà, di non lasciare il partner, ma di aspettare di essere lasciati da lui, perché’ esasperato dalla persona che si ritrova vicino. In molti casi è la soluzione migliore per non aggiungere nell’Altro, la sofferenza di essere abbandonato, oltre a quella della fine di un amore.

Questo tipo di preoccupazione è anche quello che spinge a non confessare un tradimento, di cui si è assolutamente sicuri essere stato uno sbaglio, specie verso un partner che non ha mai avuto alcun sospetto: servirebbe, più che altro, per scaricare la coscienza di chi ha tradito. In caso il cui il proprio senso di onestà esige la risoluzione del dubbio, sull’esatto comportamento da adottare per una singola persona, questo si può risolvere chiedendo, o facendo chiedere da una terza persona al partner tradito, cosa egli stesso farebbe in situazioni analoghe riferite ad altri e anche, perché’ no, a se stesso. A secondo delle sue risposte ci si comporta di conseguenza, certi di aver fatto il meglio per l’Altro, addirittura secondo il suo modo di pensare e di comportamento.

 

E’ da ricordare, comunque, che finche’ si ama si perdona, specie se il componente della coppia che ha tradito è capace di dare ampie rassicurazioni che il tradimento non ha deteriorato il rapporto: è chiaro che questo argomento può essere meglio sostenuto nei casi di un tradimento fuggevole, e non in quelle relazioni che durano anche anni.

 

Altro motivo che predispone al perdono è riconoscere, da parte del partner tradito, che una certa colpa è da imputare a se stesso per motivi tipo: mancata comprensione, specie in momenti particolari, calo delle attenzioni ecc.

 

A volte si riscontra che il partner che tradisce è quello che apre gli occhi al tradito: il tradimento allora è stato attuato come un atto di ribellione e di rottura, ma da cui emerge la richiesta o il desiderio di essere presi in considerazione e riconquistati.

 

Parecchie volte però, vi sono fattori che possono far vivere spiacevoli esperienze ricche poi di rammarico: il partner abbandonato fa di tutto per riconquistare l’altra persona, finché ci riesce. Non è però motivato dal dolore del distacco, ma il suo scopo è riconquistare l’altro per poi essere lui quello che abbandona. Il suo Ego non gli consente di vivere la separazione normalmente ed è incurante di quello che provocherà al partner.

 

Un rapporto può finire anche perché’ nasceva da un bisogno di esperienze o qualità a noi mancanti, che si sono acquisite tramite l’altro o perché’ il partner ci attraeva, anche inconsapevolmente, per il confronto e le discussioni che nascevano con lui e mediante le quali abbiamo raggiunto una maggiore evoluzione, anche se allo stato attuale, egli non ha più nulla da offrirci e noi stessi da dargli. La continuità di quei rapporti che non sono stabili ma caratterizzati da periodi felici e altri troppo turbolenti, richiede una valutazione che solo un attento esame può dare. La risposta giusta si trova esaminando e valutando se ciò che ci piace nel partner e che egli possiede ed estrinseca nel rapporto di coppia, ha un’adeguata proporzione raffrontata anche a quei suoi difetti per noi poco tollerabili. In questi casi solo l’indicatore dell’ago della bilancia può stabilire se il rapporto può o deve continuare.

 

L’amore che ogni singolo partner prova, non muore fin quando non è distrutto o modificato il costrutto mentale che l’ha fatto nascere.

 

Può cadere anche in una lunga fase letargica, essere sostituito con diversi successivi rapporti, ma la fine vera, autentica, è solo quella in cui sinceramente e veramente si ritiene, ormai, quell’amore un qualcosa di errato, che non rispecchia più le cose che adesso ci piacciono, e che non ci appaga più in ciò che ora riteniamo veramente importante.

 

Non sempre la separazione si attua dopo aver raggiunto questo stadio, anzi spesso ci sono dei periodi tormentati pieni di ripensamenti, specie per legami da lungo tempo, ma se lo stadio di consapevolezza è uguale, in entrambi i componenti della coppia, allora ci sono delle separazioni che non saranno mai vissute allegramente, ma stupiscono per la civiltà e l’affetto che rimane fra gli ex partner.

 

Quest’ultima eventualità, però, e poco attuabile quando una forte attrazione ha legato subito i componenti della coppia, ovvero, non sono mai stati amici prima che amanti.

 

A volte la decisione di separarsi è o appare inevitabile, e da luogo a un cammino identico a quello seguito per giungere all’unione, ma adesso a ritroso.

 

Infatti, il Noi può tornare al Tu e il Tu all’Io, anche se con sofferenza e senso d’estraneità del mondo circostante. All’inizio non si è ancora tornati a pensare come singoli individui, e questo pensiero rende insicuri, sconfortati e nostalgici, specie se il rapporto era stato avviato senza un equilibrio personale dei partner.

 

E le esperienze sentimentali traumatizzanti, rendono più difficile l’inizio di una nuova relazione: il ritrarsi in se stessi le rende più grandi e dure di quello che effettivamente sono, e il loro abbattimento un’impresa ardita e debilitante.

 

Ritornano i dubbi: ma era veramente amore se si è esaurito, ed è possibile, dopo tanto tempo, non avvertire questa certezza? Spesso la risposta è che l’amore era vero, ma non è riuscito a sopravvivere alle difficoltà, come una pianta rara e bellissima ma morta soffocata da erbacce invasive.

 

Queste ultime rappresentano sovente i nostri difetti, e la consapevolezza che l’altro non è la persona sbagliata per noi, ma l’errore consiste nella nostra incapacità a liberarci di atteggiamenti o visioni errate, che non consentono la continuazione del rapporto.

 

Conseguenza di tutto ciò è che non riusciamo a rompere come vorremmo quel legame.

 

Piano piano ed eccoci tornati alla fase del Tu, in cui si evidenzia la parte conflittuale dei partner: trova sfogo la rabbia, riusciamo a dirgli cosa pensiamo di lui, anche se nell’esprimere il rifiuto sentiamo che quella persona non solo non ci è indifferente, ma è ancora nella nostra mente.

 

Tanto che, a volte, abbiamo la sensazione di vederla nei posti più svariati, un particolare richiama un gruppo di emozioni o sensazioni, e lo stesso fanno un profumo o un tono di voce, senza togliere nulla al fatto che se l’incontriamo veramente, non ci sentiamo per niente bene; anzi uno strano malessere ci coglie e ci spinge, senza volerlo, a comportamenti ridicoli che proprio detestiamo, e per di più in un modo che non riusciamo a nascondere.

 

Queste situazioni si vivono spesso, e forse sono fondamentali per guarire da quel brutto stato d’animo, ma se questo non recede nel tempo è un problema patologico incatenante: infatti, fa sì che le storie continuino, almeno a livello simbolico, con l’inconsapevole rifiuto di arrivare alla separazione.

 

Questa sorta d’incatenamento amoroso, si manifesta alla fine di ogni storia d’amore, e dura il tempo che occorre alla ricostruzione della persona come individuo, e cioè all’Io distaccato dal Se’ di coppia.

 

Oltre che d’incatenamento, ha pure un’altra funzione protettiva che si manifesta in entrambi i componenti della coppia (chi abbandona e chi è abbandonato), anche se con diverse motivazioni di base: si dice a se stessi e agli altri che non si ricadrà più in una storia sentimentale, che se quella storia che sembrava unica e irripetibile è finita allora è inutile provarci ancora, insomma si creano dei blocchi per formare un muro difensivo dalle sofferenze amorose.

 

E’ un momento in cui le capacità emozionali sono bloccate e congelate verso l’esterno, e questo fa sì che si prenda attentamente contatto con quello che noi stessi veramente desideriamo, in modo che facendo chiarezza sull’argomento ci si senta più forti, maturi, e quindi più capaci, d’intraprendere un nuovo rapporto affettivo.

 

Superato lo shock dell’abbandono è possibile iniziare il ritrovamento di se stessi e dell’autostima: questi sono ingredienti necessari per far sì che possano trasformarsi in sentimenti di pace e tranquillità, quelle sensazioni di rancore, possesso, impotenza, disperazione, amore, desiderio irrealizzato di tornare insieme, nonché’ quelli di frustrazione di chi è abbandonato, e di desiderio di libertà di chi abbandona.

 

Questi sentimenti sono di una certa rilevanza, se proprio in quella storia è stata investita gran parte della nostra vita e, tra l’altro, non permettono di chiudere un rapporto, ma anzi lo trascinano nel tempo, con la conseguenza della perdita della gioia di vivere.

 

La vera grande medicina per questi mali è il Tempo: quando una storia si avvia al termine, è utile pensare ai legami passati al fine di ricordarci come, dopo anni, i sentimenti di odio e di vendetta si sono trasformati in auto stima personale, e affetto per l’ex partner ormai fuori del nostro mondo.

 

Prima della chiusura di un legame bisogna porre molta attenzione e verificare se vi sono stati nostri errori, e chiarire le cose che più ci hanno fatto male, così da poter eliminare i sentimenti negativi di odio o vendetta che, se protratti negli anni, formano una barriera che rende impossibili nuovi legami, e genera l’idea di essere incapaci di avere nuovi rapporti, mentre la nostra vita l’avvertiamo come impregnata di distruttività.

 

La routine è spesso citata come sintomo di stanchezza o instabilità nel rapporto, ma è veramente un segnale di pericolo, quando una coppia rinuncia a momenti d’intimità per poter fare qualcosa di diverso dal solito.

 

Le storie sentimentali non finiscono per ragioni banali tipo noia o routine (che tra l’altro si ripresentano quasi in ogni legame), ma per il voler avere qualcosa di diverso in un rapporto: anche chi ha subito un abbandono, in seguito, riconosce che era una cosa necessaria per ritrovare il gusto della vita.

 

A volte il vero motivo è che uno o entrambi avevano trovato nell’Altro qualcosa che non possedevano e sentivano necessario: il rapporto di coppia ha colmato questa lacuna e il legame perde la sua importanza.

 

Quando l’amore è quello vero all’interno di una coppia, può diminuire la passionalità, ma l’impegno reciproco e l’affetto fra gli ex partner rimangono anche all’esterno della coppia: si può identificare nella differenza fra Eros, amore interessato, e Agape, amore altruistico. Entrambi i partner dovrebbero riuscire a creare un nuovo rapporto in cui si riconoscono in ruoli diversi della storia avuta insieme, ma, in certi casi, i rimedi devono essere drastici, perché’ bisogna evitare strascichi penosi e puntate supplementari a storie disastrose; per dimenticare, allora, è meglio non restare amici se l’amicizia altro non è che una piccola luce di speranza lasciata accesa. Ma non bisogna nemmeno chiudersi in se stessi e non mostrarci amore: occorre prendersi cura di noi stessi fisicamente e psicologicamente; il periodo dell’abbandono diventa patologico se il peggio non è passato nell’arco di 6 mesi.

 

La fine di certi rapporti, basati su un grande amore, porta a non riuscire ad allontanarsi fin quando non si vede o s’intuisce nell’Altro, il passaggio dal dolore alla rassegnazione e spesso si usano dei metodi al fine di ottenere il disamoramento.

 

Si continua una convivenza nella quale, il partner disamorato, nei confronti dell’Altro comincia a non telefonare più, non chiedere cosa ha fatto nel tempo libero, non mostrare interesse, quando parla, essere sempre assenti o distratti, non fare più un regalo, non ricordare compleanni o ricorrenze, arrivare in ritardo o mancare agli appuntamenti, guardare per strada le persone di sesso opposto e così via. Questi sono degli atteggiamenti che, certamente, ci fanno lasciare anche da persone abbastanza innamorate.

 

La fase del Tu dura più delle altre, deve essere compresa e non evitata perché il suo obiettivo è farci giungere alla fase del Se’, ovvero l’Io ritrovato.

 

Quest’ultimo è colui che ha capito se stesso nel suo passato, e sa cosa desidera nel suo futuro: un individuo che la mattina, al risveglio, è sereno e gioioso, in stato di benessere con il suo stesso Io; le recenti riflessioni gli hanno procurato un senso d’esaltazione, dato dalla scoperta del suo Io più vero ritrovato. Una presenza che sarà stabile, visto che non dipende più dalla coppia, ma solo da come lui stesso è veramente; e tutto ciò senza togliere nulla, al fatto di tornare a innamorarsi di nuovo di un’altra persona!

 

 

Titolo: DnaeAmore

 

 

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